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07/02/2020

Buoni pasto, negozianti contro Conte: «Basta tasse»

Il Giornale

PROBLEMI
Il governo da una parte predica la conversione dei pagamenti verso forme tracciabili. Un percorso complicato, visto che tra gli emendamenti del Milleproroghe ieri ne è stato ipotizzato uno con lo slittamento al primo aprile 2020 dell'entrata in vigore della norma della legge di Bilancio 2020 che impone l'obbligo dei pagamenti elettronici. Poi, però, rende difficile la vita ai commercianti che ne adottano uno più che rodato: i buoni pasto. Le associazioni di categoria hanno denunciato che gli esercenti perdono 3mila euro ogni 10mila euro incassati con i buoni pasto. Un sistema al collasso e se non ci sarà un'inversione di rotta immediata, quasi tre milioni di dipendenti pubblici e privati potrebbero vedersi negata la possibilità di pagare il pranzo o la spesa con i ticket. Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, Ancc Coop, Ancd Conad, Fida e Confesercenti - per la prima volta riunite in un tavolo di lavoro congiunto hanno chiesto la revisione del codice degli appalti nella Pubblica amministrazione, come unica soluzione. Le gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla Pubblica amministrazione hanno spinto le commissioni al di sopra del 20%. «È evidente - sottolineano le associazioni - che lo Stato non può far pagare la propria spending review alle nostre imprese. Così facendo si mette a rischio un sistema che dà un servizio importante a tre milioni di lavoratori ogni giorno e si mettono in ginocchio decine di migliaia di imprese, tra pubblici esercizi, piccola e grande distribuzione commerciale». All'origine dei problemi, secondo i ristoratori, ci sono le gare al ribasso della Consip, che costringono le società emettitrici a ricaricare i costi sui commercianti. Le associazioni hanno anche deciso di avviare un'azione di responsabilità nei confronti di Consip per aver ignorato i campanelli d'allarme sulla vicenda Qui!Group, azienda leader dei buoni pasto alla Pubblica amministrazione che, dopo essere stata dichiarata fallita a settembre 2018, ha lasciato 325 milioni di euro di debiti, di cui circa 200 milioni nei confronti degli esercizi convenzionati. Un caso che rischia di non essere isolato, visto che il sistema delle gare al ribasso penalizza anche le società fornitrici di buoni pasto.