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05/01/2019

Bufo risarcisce gli invalidi beffati L’iniziativa per evitare il processo

QN - La Nazione

- LA SPEZIA - LA CASSA della sezione spezzina dell'Associazione nazionale vittime civili di guerra sarà prossimamente rimpinguata dall'ex presidente Roberto Bufo, all'epoca dei fatti giudice a Pisa, accusato dell'appropriazione indebita di complessivi 73 mila euro in concorso con i due complici del reato, Massimiliano Noan Notarangelo e Livio Orlando Grazzini, compagni di avventure politiche e, in parallelo, imputati di truffa ai danni dell' Autorità portuale per l'intrigo delle onlus per aggirare le norme sulle gare di appalto. La notizia del ravvedimento operoso di Bufo è emersa ieri nelle more dell'udienza preliminare apertasi a fronte della richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pm Luca Monteverde che ha diretto le indagini sulle beffe inferte all'associazione spezzina nell'estate 2016 e all'Ap nel 2014. L'avvocato Alessandro Civitillo, difensore di Bufo, cogliendo anche l'opportunità di un vizio di notifica, ha chiesto un rinvio a breve dell'udienza in pendenza della trattativa con i legali romani dell'associazione per centrare l'obiettivo del ritiro della querela che aveva originato l'inchiesta. Se ciò accadrà, il processo non si farà più, con l'effetto indotto di cancellare l'imputazione anche a favore dei complici (che non verseranno un euro). Da capire se - al di là del recupero delle risorse sottratte dagli imputati per finanziare un Centro di studi giuridici e le attività personali connesse alla politica - l'associazione delle vittime civili di guerra intenda perseguire altri ristori a fronte delle complicazioni organizzative originatisi con le appropriazioni indebite e il successivo commissariamento della sede spezzina. Se ne potrà sapere di più il 25 gennaio, data di fissazione della nuova udienza davanti al giudice Marta Perazzo. IN QUELLA sede, di sicuro, la discussione tra le parti verterà anche sulla vicenda giudiziaria parallela, quella che vede Notarangelo e Grazzini, assistiti dagli avvocati Carlo Rampi e Giampaolo Carabelli, chiamati a difendersi dell'accusa di truffa ai danni dell'Autorità portuale per aver utilizzato la veste giuridica delle Onlus Gadit, Lida e Avi per aggirare la normativa sul codice degli appalti al fine di ottenere l'affidamento diretto (dribblando le gare) dei servizi ai crocieristi in largo Fiorillo, con un ingiusto profitto di 347mila euro. Notarangelo deve anche rispondere di istigazione alla corruzione perché, secondo l'accusa, avrebbe tentato di offrire denaro al dirigente Maurizio Pozella affinchè prorogasse le convenzioni illegittime. Offerta che venne respinta. Gli imputati respingono gli addebiti. Corrado Ricci