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14/12/2019

Broni con l’incubo cancro

Avvenire - MARCELLO PALMIERI

POLVERI SOTTILI
Un nuovo studio scientifico analizza i temibili effetti della dispersione di amianto: sono 218 le persone con mesotelioma pleurico. «Numero destinato a salire in futuro» Nella cittadina del Pavese, fino al 2000, è esistita la seconda fabbrica italiana di fibrocemento, la Fibronit, per il cui operato ci sono procedimenti giudiziari aperti (e condanne giunte in secondo grado)
Pavia Numeri che sono persone. Morte, uccise da una malattia che hanno contratto sul lavoro (ma non solo). E in ogni caso silenziosamente, senza nemmeno accorgersene. È stato pubblicato in questi giorni su Environmental Research - pubblicazione scientifica su ecologia e salute pubblica - l'aggiornamento del dramma di Broni, la cittadina di poco meno di 10.000 abitanti in provincia di Pavia dove, fino al 2000, è esistita la seconda fabbrica italiana di fibrocemento. La Fibronit lavorava l'amianto, prima del bando intervenuto con la legge 257 del 1992. E anche quando ormai si sapeva il pericolo che generava la dissipazione delle sue fibre nell'atmosfera, l'azienda, alla luce di due sentenze giudiziarie ma anche delle nuove accuse contenute in ulteriori procedimenti avviati dai pm della procura di Pavia, nulla di decisivo avrebbe fatto per evitare la contaminazione. Il nuovo studio scientifico, che monitora i nuovi decessi, porta la firma di Carolina Mensi e Dario Consonni, in forza al Policlinico universitario di Milano e la seconda pure responsabile del Registro mesoteliomi Lombardia. È questa la malattia che causa l'amianto: una patologia subdola, che può restare silente anche per quarant'anni, salvo poi manifestarsi quasi improvvisamente e, in una percentuale elevatissima di casi, condurre alla morte in poco tempo, non essendoci, al momento, terapie di contrasto efficaci. Sulla pubblicazione scientifica, Consonni e Mensi hanno analizzato i nuovi casi di mesotelioma registrati a Broni e dintorni dal 2012 al 2016, che, sommati a quelli delle precedenti osservazioni - i cui risultati partono dal 2000 -, disegnano una situazione inquietante: «Dai giorni scorsi, sappiamo che sono complessivamente 218 le persone colpite da mesotelioma pleurico in quell'area dell'Oltrepò Pavese, ma non solo». «In base a recenti proiezioni - si legge nello studio - nei prossimi anni ci si aspetta sul territorio lombardo un gran numero di ulteriori casi di mesotelioma maligno, tra gli ex lavoratori, le loro famiglie e i residenti a Broni e a Stradella». D'altronde, mettendo in relazione il periodo d'incubazione della malattia con l'anno di chiusura della fabbrica, non è poi così difficile crederlo. E il dramma, come evidenziato da Consonni e Mensi, non riguarda solo i dipendenti della Fibronit. Le fibre d'amianto si sono dissolte anche fuori dallo stabilimento, nell'aria, e hanno contaminato un'estensione di ben diciassette comuni (anche non direttamente confinanti con quello di Broni). E attenzione: non si contano morti solo tra i dipendenti, ma anche tra i loro familiari e tra i semplici residenti nell'area. "Scoperto" qualche anno fa, per esempio, è il caso di diverse mogli, che hanno contratto il "contagio" potenzialmente letale lavando le tute da lavoro dei loro mariti. Su tutto ciò sta facendo luce un processo, già arrivato in Corte di Cassazio ne, al terzo grado di giudizio. Finora, le condanne sono cadute solo su due manager dell'azienda ora ultrasettantenni, che in primavera sono usciti dal procedimento d'appello con una condanna rispettivamente a 3 anni, e a 3 anni e 8 mesi. Ma la procura della Repubblica del tribunale di Pavia sta lavorando a una nuova indagine, che di questa strage silenziosa potrebb e identificare nuovi responsabili. Il procedimento giudiziario era iniziato nel 2004, a seguito delle prime denunce. Allora c'erano dieci imputati: alcuni sono morti, altri hanno potuto far valere in giudizio la prescrizione. Intanto, nell'Oltrepò si continua a morire.

Agricoltura, no ai fanghi in 168 centri della regione

La Regione ha vietato, per la campagna 2019-20, l'impiego per uso agronomico dei fanghi da depurazione in 168 comuni. «Dove c'è concime animale a sufficienza, anche l'anno prossimo non sarà possibile spandere fanghi», ha spiegato l'assessore regionale all'Agricoltura, Fabio Rolfi, promotore dell'iniziativa. «Il letame delle nostre stalle - ha aggiunto Rolfi - è già più che sufficiente per concimare e arricchire i nostri terreni. I fanghi eventualmente devono essere considerati come integrativi e non sostitutivi della materia organica». Il decreto della Regione prevede che l'uso agronomico dei fanghi sia autorizzato solo sui terreni «che non siano localizzati in comuni in cui la produzione di effluenti da allevamento dovuta al carico zootecnico supera il limite fissato dalla Direttiva nitrati e dalla norma regionale di settore». In altri termini, «laddove si verifica una sovrabbondanza di liquami animali rispetto alla superficie coltivata, si giustifica la priorità verso gli effluenti zootecnici rispetto ai fanghi da depurazione». Per ogni comune è stata definita l'idoneità o la non idoneità alla distribuzione dei fanghi attraverso uno studio tecnico effettuato dall'Ente regionale per i servizi all'agricoltura e alle foreste.

Fumo: al via campagna "Natale senza pacchetti"

"Vogliamo un Natale senza pacchetti". È uno degli slogan della campagna social contro il fumo "Spegni la sigaretta e accendi la salute", promossa da Federfarma Lombardia con il patrocinio della Regione, che coinvolgerà le farmacie con l'obiettivo di sensi- bilizzare soprattutto i giovani. «Si inizia a fumare a 11 anni, i dati sono allarmanti: in Lombardia preoccupa che un terzo dei 15enni fuma e molti lo fanno quotidianamente - ha detto Emanuele Monti, presidente della commissione Salute della Re- gione -. Solo il 7% di chi cerca di smettere di fumare ce la fa: il tema di fondo è prevenire». La campagna punta a fornire consigli rapidi, corretti e veloci, nelle farmacie, sul sito accendilasalute.it, e sui suoi profili Instagram e Facebook.