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17/10/2018

Brescia Musei, stop all’esternalizzazione

Brescia Oggi

CULTURA. Deserto anche il secondo mega-bando da 30 milioni su tutti i servizi museali
Bazoli e Dicorato: «Troppi vincoli, per gli operatori non era abbastanza conveniente». Ora singoli appalti Via al concorso per il direttore. Tavolo sul Castello
Brescia Musei archivia definitivamente il bando da 30 milioni sui servizi museali. Il bando che era stato lanciato un anno e mezzo fa senza successo, non ne ha riscosso neppure nella seconda versione riveduta e corretta. Si trattava di esternalizzare gran parte dei servizi di rilevanza economica: dal bookshop all'accoglienza, comprese l'organizzazione delle mostre e la biglietteria. Doveva esser una proposta di business per società o raggruppamenti di impresa del settore, ma evidentemente un business non sufficiente ad innescare l'interesse del mercato. Non che non vi siano stati interessamenti: l'abboccamento di un paio di gruppi, arrivati a chiedere una proroga per prendere tempo e fare approfondimenti, c'è stato. Ma alla fine non hanno presentato alcuna offerta. Così al momento di aprire le buste, lunedì scorso, ...non c'era nessuna busta da aprire. Era il secondo bando del genere, ma - ha assicurato la neo presidente della Fondazione, Francesca Bazoli - non ce ne sarà un terzo. L'esperienza è chiusa. La gestione futura di questi servizi sarà dunque uguale al passato e al presente: l'autogestione dove consentito, o la gara attraverso singoli appalti. Uno spezzatino che - ha ricordato il direttore uscente Luigi Dicorato - è praticato ad esempio dalle grandi città d'arte che così massimizzano i profitti: «Noi invece abbiamo tentato la strada del global service, provando ad applicare un modello che è delle piccole città d'arte ad una piazza come la nostra, che ha un ranking intermedio». Non ha funzionato. Ma perchè? Perchè non c'è stato feeling tra il mega-appalto e il mercato? Secondo Dicorato il problema sono stati i tanti vincoli messi dalla Fondazione, che voleva esternalizzare, ma senza lasciare le briglie sciolte agli operatori. «Volevamo garanzie sul mantenimento dei livelli occupazionali e l'ultima parola sulle mostre, per salvaguardarne la qualità scientifica». E questi vincoli, secondo Fbm, avrebbero scoraggiato gli operatori, che si sarebbero resi conto che i margini per loro erano risicati. In estrema sintesi, una scommessa sbagliata.PER UN BANDO archiviato, un altro in elaborazione. L'altro ieri il cda di Fbm ha avviato la procedura per la selezione del nuovo direttore della Fondazione. Un atto necessario dopo che Dicorato ha optato per Lugano. «A breve il bando sarà pubblicato», assicura Bazoli, ieri affiancata dai consiglieri Umberta Gnutti, Bruno Barzellotti e Silvano Franzoni. Un concorso di idee è stato anche annunciato per il nuovo percorso espositivo di Santa Giulia, un passo immediatamente successivo al rientro della Vittoria Alata in Capitolium. A questo proposito è stato ricordato l'acceso dibattito in comitato scientifico (che ha acquisito la collaborazione dell'archeologa Filli Rossi) tra chi suggeriva di collocare il bronzo in Capitolium con i reperti che emersero all'epoca degli scavi e chi invece ha sostenuto di lasciarla da sola, per evidenziarne al massimo la valenza simbolica. A prevalere è stata questa seconda tesi. La presidente ha sommariamente esposto anche le linee guida per il prossimo anno. A partire dalla costituzione di un tavolo col Comune di Brescia, ed eventualmente la Sovrintendenza e altri soggetti interessati, che dovrà coordinare le attività di valorizzazione del Castello. Oltre alla riqualificazione del Museo delle armi, il via libera delle autorità francesi permette di avviare il parco con le opere di Bruno Romeda e Robert Courtright. Quanto al resto dell'eredità lasciata dall'artista iseano a Brescia Musei, il curatore testamentario dovrebbe terminare il suo lavoro a marzo e sbloccare circa cinque milioni di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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