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19/08/2020

Boss esentasse e appalti ai soli noti così Partinico è stata commissariata

La Repubblica - Francesco Cortese

L'ispezione della prefettura rivela che i primi a non pagare le imposte comunali erano amministratori e dipendenti La gara per il servizio di raccolta dei rifiuti aggiudicata sempre a una ditta già bersaglio di un'interdittiva antimafia La fornitura dei pasti affidata a un'azienda il cui titolare è un parente dei nipoti di Riina e Provenzano
Dalle gare d'appalto per l'assegnazione del servizio di raccolta dei rifiuti, a quelle per la gestione della casa di riposo comunale "Canonico Cataldo". L'ispezione della prefettura di Palermo ha consentito di far luce sulle irregolarità che da anni sarebbero state perpetrate nella gestione pubblica del comune di Partinico,senza che nessun amministratore vigilasse.
È un quadro allarmante quello descritto dell'ex prefetto di Palermo, Antonella De Miro, nella relazione inviata al ministero dell'Interno che ha determinato lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale partinicese, commissariato per i prossimi 18 mesi.
Una situazione politico-amministrativa drammatica che aveva intuito anche l'ex sindaco Maurizio De Luca, costretto alle dimissioni ad appena undici mesi dall'elezione, dopo essere stato osteggiato continuamente dalla sua stessa maggioranza nel tentativo di portare avanti provvedimenti per il ripristino della legalità e il risanamento finanziario dell'Ente, in dissesto economico. Ma i primi a non pagare le tasse comunali erano proprio alcuni amministratori e dipendenti comunali. A scoprirlo è stata la guardia di finanza che ha analizzato gli ultimi bilanci. Niente tasse anche per i boss locali a cui nessuno aveva sollecitato il pagamento delle imposte. Ed è proprio ascoltando le intercettazioni di alcuni esponenti della criminalità organizzata locale che i carabinieri hanno iniziato ad indagare anche sulla gestione degli appalti pubblici del comune di Partinico. E le irregolarità riscontrate sono state molteplici.
A vincere le gare d'appalto per il servizio di raccolta dei rifiuti erano sempre le stesse ditte, già destinatarie di interdittive antimafia. Un sistema consolidato che, secondo le forze dell'ordine, "ha prodotto non solo inefficienza della gestione e aumento dei costi a carico dei cittadini, ma anche benefici alle ditte con accertate contiguità con l'organizzazione mafiosa, approfittando delle gravissime inefficienze amministrative e sfruttando la rete di rapporti e complicità all'interno del comune di Partinico". Sotto indagine è finita una gara d'appalto da 630 mila euro. Un bando del 2017 che gli investigatori definiscono "irragionevole e sproporzionato in contrasto con i principi comunitari di tutela della massima concorrenza" per via di alcune clausole specifiche "ingiustificatamente discriminatorie" che avrebbero escluso a priori la partecipazione di altre ditte concorrenti. Tra le contestazioni anche la mancata applicazione delle sanzioni nei confronti delle ditte non in regola con i requisiti richiesti.
Affidamenti diretti camuffati da proroghe tecniche sempre e solo a ditte "vicine ad esponenti di Cosa nostra" anche per la gestione dei servizi sociali. Nessuna certificazione antimafia richiesta e migliaia di euro di fondi pubblici elargiti per anni sempre alle stesse cooperative. L'affidamento per la fornitura dei pasti, ad esempio, era stata affidata ad una ditta il cui titolare è parente dei nipoti dei boss corleonesi Bernardo Provenzano e Totò Riina.
Ma al comune mai nessuno si era accorto di nulla. Solo l'arrivo degli ispettori ha fatto registrare un'impennata di certificazioni antimafia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

Foto: jMunicipio Il Comune di Partinico è stato commissariato per infiltrazioni mafiose