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13/07/2021

Bonomi: «Lavoro, riforma globale L’impresa non è un bancomat»

Il Sole 24 Ore - Nicoletta Picchio

Bonomi: «Lavoro, riforma globale L'impresa non è un bancomat»

«Dire la verità è un atto rivoluzionario, bisogna essere capaci di dire verità scomode. Voi le avete dette e vi ringrazio di cuore». Carlo Bonomi conclude il convegno dei Giovani imprenditori, dopo che sono saliti sul palco leader di partiti politici e ministri. La domanda è cosa fare oggi. «con un confronto costruttivo che guarda al futuro». Con un metodo alla Mancini, il ct della Nazionale. Che «ha deciso di coinvolgere tutti i convocati, con uno spirito di coesione, che gli italiani hanno imparato ad amare a prescindere da come andrà la finale». È il momento «di fare un bagno di umiltà, lavorare insieme per un fine comune: un'Italia migliore che stupisca il mondo».

Un Patto per l'Italia, ha rilanciato il presidente di Confindustria, abbandonando le contrapposizioni e i veti reciproci; una partnership pubblico-privato, perché la crescita prodotta dal Pnrr non è sufficiente per una crescita sostenuta, che ripaghi il debito emergenziale. Sono 48 le riforme da fare, lavoro, fisco, giustizia, codice degli appalti. «Il risultato collettivo deve venire prima dell'individualità». Sulle politiche attive e ammortizzatori sociali si attende un testo da parte del ministro. Bonomi ha messo paletti precisi: «le due riforme vanno fatte insieme e devono avere la stessa finalità della formazione e rioccupabilità delle persone. Non si può pensare che se si vuole fare un'assicurazione universale siano sempre gli stessi a pagare, le imprese non sono un bancomat».

Che la riforma vada fatta insieme, su «principi condivisi» è scritto nell'avviso comune firmato dal governo, imprese e sindacati. Un risultato reso possibile dall'arrivo di Draghi: «ciò che doveva essere fatto 15 mesi fa, e non è stato possibile, si è realizzato con Draghi. Finalmente è arrivato il suo governo e tutto è cambiato, lo si è visto sui licenziamenti, in poche settimane è stato possibile trovare un compromesso», ha detto Bonomi, che ieri ha toccato questi temi sia al convegno dei Giovani, sia alle assemblee di Confindustria Bari-Bat e di Confindustria Valle d'Aosta. «C'era chi agitava per fare pressione il numero di 2 milioni di licenziamenti, che non ha mai avuto un fondamento credibile. Chi vuole strumentalizzare questi argomenti vuole fare solo polemiche», ha continuato Bonomi commentando la vicenda dei licenziamenti della multinazionale Gkn: «le aziende che chiudono potevano licenziare anche prima, in presenza del blocco».

Coesione e competenza: «due parole magiche, è una rivoluzione accettare di essere giudicati sui risultati». Ed è un «giudizio storico» che le mancate riforme nel paese «portino le impronte digitali di tutti i partiti». Il giudizio su di loro, guardando al passato «sarebbe negativo per le mille occasioni sprecate. Su tutti, di ogni orientamento, tradizionali o sulle forze nate come antisistema e diventate via via ministeriali». Ora c'è Mario Draghi: «un'individualità eccezionale che ha innalzato l'autorevolezza e la credibilità italiana a livello europeo e internazionale». Ma che «da sola non risolve i problemi di arretratezza che il sistema dei partiti e il sistema istituzionale ci riserva per il futuro».

Quindi occorre lavorare insieme e «misureremo nei fatti le parole che hanno pronunciato i leader politici intervenuti». Va nella direzione giusta la riforma della giustizia: «è un tema delicato, credo sia una buona riforma».

Ma «anche noi», ha detto Bonomi, «dobbiamo avere le idee chiare sul futuro che vogliamo scrivere».

Ci sono cinque punti imprescindibili: la libertà «in regimi illiberali l'impresa muore», il mercato, l'Europa «abbiamo bisogno di governi incardinati su forze fortemente europeiste», il mercato dei capitali, i giovani e le donne «la curva demografica è curva suicidaria, servono interventi coraggiosi e strutturali, non bonus a tempo elettoralistici».

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Nicoletta Picchio

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Confindustria. --> Il presidente Carlo Bonomi


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IMAGOECONOMICA

Presidente.

Carlo Bonomi, numero uno di Confindustria, durante il suo intervento al 50esimo Convegno dei giovani imprenditori dell'associazione