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17/04/2020

«Bond locali per la ripresa. E meno comuni e partecipate»

La Provincia Pavese - franco osculati

Si facciano o no gli eurobond, pochi o tanti che siano, è chiaro che molto dipenderà da quanto sapremo rimboccarci le maniche. Dovremo fare da noi anche nel settore pubblico locale. Tocco due punti.Primo. Da decenni sentiamo dire del problema della burocrazia e della pubblica amministrazione. Controlli sulla presenza al lavoro, incentivi di produttività, scritture e riscritture del codice degli appalti, codici etici, norme e istituzioni anticorruzione e tanto altro (soprattutto nel campo dell'applicazione delle imposte). Tutto sembra inutile. In realtà, aiuterebbe la consapevolezza che un tanto di burocrazia è ineliminabile e che una parte della normativa è alimentata dall'indole nazionale a fare i furbi, a non rispettare le regole, a evadere. E specificamente, a tirare in ballo argomenti come la privacy per ostacolare i controlli fiscali.Tanto lavoro è stato fatto e molto resta da fare. In sede locale c'è una questione precisa e concreta che va finalmente affrontata nel quadro della lotta alla burocrazia inutile o dannosa. In provincia, con una popolazione di 540.000 abitanti, abbiamo 188 Comuni. Tanti non arrivano a 100 abitanti. Non ce lo possiamo più permettere.A livello nazionale, se ci va bene, il Pil diminuirà di 10 punti (sono 180 miliardi). A Pavia, che già aveva un valore aggiunto pro capite inferiore alla media nazionale, potrà andare proporzionalmente anche peggio. A tacer d'altro, il vantaggio offerto da Comuni di una certa dimensione è quello di poter contare su personale, quadri e dirigenti, specializzati, chi negli acquisti e nella gare, chi nei servizi sociali e via esemplificando. Dunque, accorpare, accorpare, accorpare.Secondo punto. C'è l'aspetto delle società partecipate dei nostri Enti locali. In parte il discorso è il medesimo: piccolo non è più bello. Non ci possiamo più permettere 5 o 6 Asm, e tutto il resto, non solo da un punto di vista operativo ma anche sotto il profilo finanziario.Anche in questo settore la parola d'ordine è accorpare. Per riagguantare lo sviluppo serviranno molti investimenti e connesso indebitamento di livello europeo e nazionale. Ci vorrà anche indebitamento locale. Lasciando da parte l'ipotesi dei Buoni provinciali e comunali, auspicabili ma con il difetto di rientrare nel conteggio ufficiale del debito pubblico, non sarebbe inutile esplorare l'idea di far emettere dalle partecipate locali, come Asm e Pavia Acque, obbligazioni, che non rientrerebbero nel debito pubblico ufficiale. Aiuterebbero a riassorbire la forte liquidità esistente, mentre i risparmiatori locali potrebbero trovarli interessanti anche perché la contropartita sarebbe di più facile percezione: migliori servizi e nuove opere pubbliche alla porta di casa.Docente di Scienza delle finanze, Università di Pavia