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08/09/2020

Bocciato il Piano Mancini era a un passo dall’appalto

La Nuova Sardegna - di Serena Lullia

Lo Svi ha comunicato il preavviso di diniego al progetto di messa in sicurezza No per motivi tecnici tra cui lo smaltimento dei materiali di cava e dei sedimenti DISSESTO IDROGEOLOGICO»IL COLPO DI SCENA
di Serena LulliawOLBIAUn po' come inciampare a pochi metri dal traguardo. Lo Svi, il Servizio valutazioni impatti ambientali boccia il Piano anti-alluvione Mancini arrivato a un passo dalla gara d'appalto. È tutto nero su bianco nel "preavviso di diniego" inviato dal settore dell'assessorato regionale all'Ambiente alla struttura del commissario di governo per il rischio idrogeologico, che invece fa capo all'assessorato ai Lavori pubblici. Insomma, la Regione boccia la Regione. Una specie di doppio cartellino giallo che anticipa l'espulsione dal campo. Lo Svi indica una decina di motivi per cui non intende concedere il via libera al progetto di messa in sicurezza della città alluvionata. Nessuno contempla però i cavalli di battaglia degli hater del Piano. In cima alla lista il sindaco Settimo Nizzi. Non un cenno sulla presunta pericolosità delle vasche di laminazione a ridosso della città, sull'inefficacia delle misure di contenimento dell'acqua, sullo sconvolgimento del paesaggio. I motivi dello Svi riguardano autorizzazioni, smaltimento di scavi di cava, gestione di sedimenti, impatto acustico. Preavviso di diniego. Lo Svi, chiamato a dire se il Piano Mancini sia compatibile o meno con l'ambiente in cui inserisce gli interventi di mitigazione del rischio idraulico, ha già fatto sapere che lo casserà. I tecnici della struttura del commissario di Governo dell'assessorato ai Lavori Pubblici hanno dieci giorni di tempo per presentare le controdeduzioni. Dopo averle esaminate lo Svi presenterà il suo parere, negativo, alla giunta Solinas che con delibera esprimerà il no definitivo al Piano. Le motivazioni. Bisogna sfogliare 26 pagine prima di arrivare alle ultime 4, in cui sono contenute le motivazioni del diniego. Terre e rocce di scavo. Lo Svi contesta la mancanza di un Piano di utilizzo unico del materiale prodotto dagli scavi per realizzare le vasche di laminazione. In effetti i tecnici ne hanno presentato non uno ma quattro distinti. Requisito di certezza. Il materiale di scavo, come da progetto, in parte verrebbe utilizzato per realizzare gli argini di fiumi e vasche e come base per il raddoppio di corsia della circonvallazione. Ci sono 700mila metri cubi in eccedenza che il Piano prevede di dirottare su alcune cave tra Olbia e Oschiri. Lo Svi sostiene che non abbiano il requisito di certezza, non siano autorizzate a ricevere i materiali. Discarica. Tra i motivi della bocciatura la mancata previsione dello smaltimento in discarica del materiale generato dagli escavi delle foci dei fiumi. Impatti sul tessuto agronomico. Per lo Svi le vasche di laminazione avrebbero un impatto negativo sulle aziende agricole che in quella zona operano. Stop prima del traguardo. Con il parere dello Svi positivo, il piano sarebbe passato alle gare d'appalto, non prima di aver acquisito le autorizzazioni paesaggistiche di Ufficio tutela e Soprintendenza che già hanno dato l'ok. La mozione. È pronta una mozione sul tema che ha come primi firmatari il consigliere regionale del Pd, Giuseppe Meloni e quello del M5s, Roberto Li Gioi. Impegna il presidente Solinas, gli assessori all'Ambiente e ai Lavori pubblici «a porre in essere le iniziative necessarie per giungere al rilascio del parere di compatibilità ambientale così da non perdere i 150 milioni di euro di finanziamento del ministero. Aggiunge Meloni: «La Regione non può smentire sé stessa. La Regione non può cassare il Piano, che lei stessa ha realizzato, con motivazioni pretestuose e oggettivamente superabili dal punto di vista tecnico».