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14/10/2018

Blitz al Fiora: «Il servizio torni pubblico»

Il Tirreno - STEFANO ADAMI

Il Pd presenta una mozione in consiglio comunale, la Cgil chiede che si abbassino i toni ed esprime fiducia nei dipendenti
GROSSETOTornare alla gestione pubblica del servizio, trovando un Ente che liquidi il socio privato, nel nostro caso Acea. La discussione cominciata in Regione arriva ora anche a Grosseto dove il passaggio potrebbe avvenire nel 2026. A chiederlo sono il segretario provinciale del Pd Leonardo Culicchi e il capogruppo in consiglio comunale Lorenzo Mascagni. «In vista dell'appuntamento del 2021 - dicono - occorre domandarsi se non occorra aprire una nuova fase, sulla scorta anche dell'input lanciato dal consiglio regionale alcune settimane fa. L'idea è quella che il servizio possa tornare ad essere gestito completamente dalla mano pubblica, senza che ciò comporti un aumento delle tariffe e senza che si abbandoni la gestione industriale che in questi anni ha portato indubitabili vantaggi».Grazie al fatto che il servizio verrà gestito su base regionale, occorrerà individuare un ente pubblico in grado di liquidare il socio privato: ente che potrebbe essere la Cassa depositi e prestiti. In questo modo, con la gestione su base regionale, sarà possibile quindi non far pagare più ai Comuni il canone di concessione e dividere gli utili. «I comuni toscani, a partire dai capoluogo, devono mettersi subito al lavoro in questa direzione - aggiungono Mascagni e Culicchi - nel 2021 l'Autorità Idrica Toscana dovrà disporre un nuova affidamento del servizio per l'intera regione».Il Pd si sofferma anche sulla correttezza delle procedure di affidamento dei lavori, che sembra all'origine della vicenda giudiziaria e del malessere di tante imprese artigiane locali, che si considerano tagliate fuori dal sistema degli appalti. «Lamentela - dicono - non nuova che il sistema delle imprese ha rivolto in questi ultimi anni anche al Comune di Grosseto, i cui principali bandi sono stati aggiudicati da imprese estranee al tessuto locale. Acquedotto del Fiora già utilizza l'albo dei fornitori, ma per garantire un'equa rotazione nel rispetto dei codici normativi dei contratti, si pone anche l'esigenza di individuare "tagli" più adeguati che consentano anche alle imprese locali di partecipare e rendano più difficoltosa la formazione di cartelli».I poliziotti della stradale, la municipale e i finanzieri hanno intanto terminato l'acquisizione della documentazione sulle gare d'appalto dell'Acquedotto del Fiora, compresa quella da oltre quattro milioni euro vinta dalla Newlisi per la gestione e la realizzazione del depuratore di Ponte a Tressa. «Finché non sarà celebrato il processo - dice il segretario provinciale della Cgil Claudio Renzetti - mi piacerebbe che si mettessero da parte le forche che sono già state montate in piazza. La rsu di Acquedotto del Fiora è stata rinnovata da poco e nessuno dei dipendenti ha mai fatto cenno a un sistema di questo tipo». Renzetti è garantista. «Nei limiti del possibile bisognerebbe anche stare sotto soglia per affidare piccoli appalti ad aziende del territorio attraverso una procedura semplificata - aggiunge - C'è la legge sugli appalti e nessuno la deve violare ma il confine è sulle sfumature, non sul bianco o nero. I lavori per l'acquedotto si svolgono spesso in ambienti confinati sottoterra e sono ad altissimo rischio per la sicurezza dei lavoratori. Serve personale specificatamente formato ed altamente specializzato. Pensare di estenderli a chiunque ha una partita Iva sicuramente farebbe finire qualche soldo in tasca a qualche imprenditore in più e far fare la fine del topo a qualche loro operaio». --

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