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19/05/2020

Bisanzio addio

La Stampa - MATTIA FELTRI

BUONGIORNO
Gira un bel fotomontaggio diffuso da Beppe Grillo nel quale Grillo medesimo tira sera guardando un cantiere. L'idea era di illustrare una predisposizione da pensionato di fronte alle prodezze dei suoi ragazzi, gli asserragliati nella scatoletta di tonno (la lontananza è l'unica vendetta, è l'unico perdono, cantava Giorgio Gaber). Promette di riuscire il manifesto della fase due dei cinque stelle, detto senza ironia e con sincero compiacimento. Il governo, infatti, si è posto il problema di dare una spinta al Paese semplificando le norme della ricostruzione. Ognuno naturalmente ha la sua terapia, e quelle altrui sono pressoché da ciarlatani, ma non è un gran problema: in una maggioranza in cui, se uno dice di andar di qui, l'altro va di là, il terzo si sdraia e il quarto sale su un albero, già la prospettiva di una direzione comune è un mezzo miracolo. Gli ex grillini, in particolare, sono dell'idea di sospendere per tre anni il codice degli appalti, cioè quel ciclopico formulario di norme per cui, per riasfaltare un vicolo, servono documenti e verifiche bollate per un peso netto pari a quello della betoniera. Ci sono volute una pandemia e un collasso economico, ma diamo il benvenuto agli stellati nel mondo di chi sgobba. Ci si scherza, ma è una rivoluzione culturale non da poco per chi, nell'ispirazione poliziesca della rivoluzione dell'onestà, credeva fosse meglio fare poco e farlo piano, piuttosto che fare molto e farlo presto. Si sono accorti - speriamo - che c'è qualcosa di più importante del sospetto, ed è la fiducia, senza la quale il benessere sfiorisce e la democrazia muore. Sarà uno spettacolo quel cantiere, Beppe.