scarica l'app
MENU
Chiudi
16/11/2019

Biodigestore, l’inchiesta inguaia tecnici e imprenditori

Il Messaggero

Acquisizioni del Noe in Vus, Comune e anche nelle sedi dell'Ati e dell'Auri Un'operazione da oltre 13 milioni Con un investimento pubblico di tre
Tecnici, imprenditori, responsabili operativi di Ati 3 all'epoca dei fatti, il dirigente dell'Urbanistica del Comune di Foligno, l'imprenditore alla guida di Asja Italia, il tecnico dell'azienda che ha realizzato il biodigestore di Casone nell'operazione Foligno Biometano. Ecco chi sono, tra gli altri, gli indagati nell'inchiesta della Procura della Repubblica di Spoleto che, dopo le risultanze dell'indagine del Noe (acquisizioni in Vus, Auri, Comune e altri enti) ha aperto un fascicolo che ipotizza la turbativa d'asta, la truffa aggravata, la frode in pubbliche forniture, la falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e la violazione del codice degli appalti per la parte che riguarda il divieto di sub appalto. Tutte accuse da dimostrare per cui il sostituto procuratore Michela Petrini ha indagato, a vario titolo, nove persone. Si tratta di Fausto Galilei, direttore dell'Ati 3 all'epoca dei fatti e ora dirigente Auri, Moreno Marionni responsabile Igiene ambientale della Valle Umbra Servizi, Matteo Millevolte ingegnere di Asja, Stefano Nodessi dirigente tecnico di Auri, Vincent Ottaviani dirigente del settore Urbanistica del Comune di Foligno, Michela Pellegrini, dipendente dell'ex Ati 3, Agostino Rebaudengo presidente di Asja ` Il biodigestore di Casone. Nel tondo il pm Michela Petrini Italia la società che ha gestito la finanza di progetto, ha costruito e ora gestisce l'impianto alle porte della città, Walter Rossi direttore della Vus e Mirko Tosti, ingegnere. Naturalmente ipotesi di reato ed eventuali responsabilità individuate dalla Procura sono diverse a seconda dei ruoli avuti nella realizzazione, ma soprattutto nelle autorizzazioni. L'impianto nasce in project financing e il costo si aggira intorno ai tredici milioni di euro. Una parte dell'investimento è legato a un finanziamento pubblico legato a fondi europei che con la delibera numero 1642 del 29 dicembre 2015 riequilibra i fondi che erano stati indirizzati al miglioramento dell'impiantistica regionale in diversi ambiti legati ai rifiuti. Doveva esserci anche l'impianto di compostaggio di Pietramelina rimasto fuori dalla spinta pubblica per i rallentamenti del progetto legati alle vicende giudiziarie che in quegli anni avevano visto protagonista Gesenu. Prima del taglio dell'intervento sull'ambito del Perugino i finanziamenti pubblici previsti per Casone si aggiravano sui due milioni di euro. La ripartizione dopo che Pietramelina si è fermata ha alzato la quota pubblica di finanziamento per Casone. Che ora finisce in un fascicolo della procura spoletina che ha chiesto la proroga delle indagini. Luca Benedetti