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06/04/2021

Bertolaso e Borrelli assolti Il difensore: tutelarono lo Stato

Gazzetta di Mantova - Francesco Romani

Il mantovano Paolo Colombo legale di entrambi davanti alla Corte dei Conti La sentenza sul G8 del 2009: nessun danno erariale, agirono in modo legittimo il caso
Francesco RomaniGuido Bertolaso, oggi consulente per il piano vaccini della Lombardia ed Angelo Borrelli, ex capo della Protezione Civile nazionale, sono stati assolti dall'accusa di danno erariale dalla Corte Dei Conti in merito all'appalto dopo il mancato G8 alla Maddalena nel 2009. Una sentenza, la 291 del 2021, che arriva a 8 anni dall'avvio del procedimento e che cancella in modo netto gli addebiti contestati. Addirittura riconoscendo ai due il rimborso delle spese di difesa. Artefice della sentenza di assoluzione un avvocato mantovano, il professor Paolo Colombo, assieme al collega Arturo Cancrini di Roma. «Ci fu una volontà in qualche modo persecutoria- dice Colombo - Questo processo non doveva mai iniziare».La vicenda prende le mosse nel 2009 quando nell'area demaniale dismessa dalla Nato dell'Isola Maddalena si decide di organizzare il G8, il summit dei grandi della terra. È una operazione, voluta dal governo Berlusconi, che mira a dare visibilità turistica al compendio, in vista di una sua valorizzazione mondiale. Le scosse di terremoto dell'Abruzzo, fanno però decidere al presidente del Consiglio di spostare all'Aquila il G8 per attirare l'attenzione sul dramma in Centro Italia. L'area dell'ex base Nato della Maddalena, non ospitando più il G8, da un lato non ha la visibilità promessa, dall'altro non riceve i lavori di bonifica che lo Stato aveva garantito. Per questo il successivo appalto di valorizzazione turistica contiene dei ribassi per equilibrare i mancati impegni dello Stato. La gara viene vinta dalla Mita Resort di Emma Marcegaglia, che però contesta i mancati lavori. Ne nasce un arbitrato che alla fine dà torto allo Stato: la convenzione che era stata stipulata con il gruppo immobiliare della Marcegaglia viene risolta consensualmente.Nonostante questo, la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio, nel 2012 avvia una istruttoria, affidandola a tre inquirenti che l'anno seguente citano a giudizio Bertolaso e Angelo Borrelli, al quale era stata data delega di firmare il contratto con la Mita. Il risarcimento chiesto dall'accusa somma a 26 milioni, ritenendo che lo Stato non abbia fatto un buon affare. «Questo giudizio non doveva nemmeno iniziare - spiega il professor Colombo - La Corte dei Conti si occupa dei danni causati all'erario dagli amministratori pubblici. Ma in questo caso, il danno non poteva esserci, se non virtuale, perché la convenzione con la Mita che aveva pur vinto l'appalto, non era stata posta in esecuzione». Un fatto che la stessa Corte rileva nel 2014 quando, per un vizio di forma (una citazione tardiva) il procedimento viene a cadere, ma la Procura della Corte dei Conti lo riattiva. Colombo presenta una richiesta di improcedibilità «visto, che non formalizzandosi la convenzione, che nel frattempo è stata risolta consensualmente, non ci può essere alcun danno all'erario». La Corte va avanti lo stesso e si arriva allo scorso gennaio. «Nell'udienza la Procura ha cercato di modificare, in pratica l'imputazione, pur di addebitare qualche responsabilità. Che invece abbiamo dimostrato ampiamente non sussistono. Tutto è stato legittimo e conforme agli interessi dello Stato, come chiarisce la sentenza. Resta l'amaro in bocca per una inutile gogna durata 8 anni e per spese dello Stato che si potevano evitare». --© RIPRODUZIONE RISERVATA