scarica l'app Telemat
MENU
Chiudi
23/03/2021

Berlino, scandalo mascherine: il ministro della Salute Spahn affida l’appalto a suo marito

Il Messaggero - Flaminia Bussotti

IL CASO
NE FURONO ACQUISTATE 570MILA. PER LA DITTA FORNITRICE «NESSUNA IRREGOLARITÀ». MA IL CAOS PANDEMIA FA CROLLARE LA CDU
BERLINO Nuova tegola per il ministro della salute Jens Spahn, del partito cristiano democratico della cancelliera Angela Merkel, che da star del governo a guida Cdu, è diventato il bersaglio numero uno per la fallimentare gestione della pandemia. Una anticipazione dello Spiegel parla di una transazione di mascherine FFP2 che per ora non sembra avere rilevanza penale ma che getta una pessima luce sul ministro e solleva il sospetto di un conflitto di interessi. Nell'aprile scorso, quando c'era la caccia alle mascherine, il ministero della salute ne acquistò 570.000 per 909.451,86 euro tramite la società editoriale Burda, con sede a Monaco ma la cui rappresentanza di Berlino è presieduta dal marito del ministro, Daniel Funke. Il ministro Spahn, considerato per la sua popolarità fino a poco fa anche un possibile candidato alla cancelleria, è omosessuale dichiarato ed è sposato con Funke dal dicembre 2017. In un comunicato, la Hubert Burda Media GmbH sottolinea la trasparenza dell'operazione: «Il signor Daniel Funke non è mai stato informato né coinvolto nella transazione», la società ha rivenduto allo stesso prezzo di acquisto i dispositivi (1,736 dollari l'uno), si è trattato unicamente di un'offerta di aiuto e mai di un affare. L'offerta è partita dal vertice dell'azienda e non sono state pagate provvisioni a nessun collaboratore. La fornitura è stata possibile grazie a una partecipazione di minoranza di Burda a una piattaforma di imprese di Singapore. La consegna al ministero è avvenuta il 17 aprile 2020 a Shanghai e di lì è arrivata in Germania con un trasporto aereo. Un portavoce del ministero ha precisato che «il contratto con la Burda GmbH è stato preparato e portato a termine secondo il procedimento standard ai prezzi di mercato». L'IMBARAZZO Formalmente quindi, a meno di altre sorprese, nulla da eccepire ma il retrogusto è devastante. Non solo Spahn è additato come il principale responsabile del disastro nella pandemia - dal caos mascherine, al fiasco dei test gratis, al flop dei vaccini malgrado uno sia made in Germany, per non parlare della Babele degli uffici sanitari e dei lockdown - ma il suo partito Cdu, e quello gemello bavarese Csu, sono nel mezzo di uno scandalo di traffici con le mascherine e lobbismo a vario titolo. Scandalo che si allarga a macchia d'olio e che ha portato già alle dimissioni di diversi parlamentari e rischia di penalizzare la Cdu-Cdu alle elezioni politiche fra sei mesi. In meno di un anno, l'Unione è precipitata dal 40% dei consensi nel maggio scorso al 27% secondo un sondaggio di ieri. Oramai si parla realisticamente di coalizioni di governo alternative, senza la Cdu-Csu, dopo le legislative il 26 settembre. Esistono infatti ora maggioranze senza l'Unione: la più gettonata è quella semaforo rosso-verde-giallo fra Spd, Verdi e Liberali, ma ci sarebbero i numeri anche per una rosso-rosso-verde, impensabile fino a poco fa, tra Spd, Linke e Verdi. Finora si dava pressoché per certa una prossima coalizione Cdu-Csu/Verdi ma adesso l'ipotesi di un futuro cancelliere dei Grünen, secondo partito dopo la Cdu-Csu, non è affatto surreale. L'Unione cerca di correre ai ripari, oltre all'espulsione delle pecore nere, tutti i deputati hanno dovuto firmare una dichiarazione in cui assicurano di non essere coinvolti in traffici con le mascherine e ieri il leader Csu Söder ha annunciato misure ancora più restrittive. Senza contare poi che il nuovo leader Cdu Armin Laschet non convince (Söder lo batte come possibile candidato cancelliere).

Foto: NELLA BUFERA Il ministro Spahn, a destra, con il marito Daniel Funke