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26/05/2020

«Bene Conte, clima cambiato» Renzi sigla la pace, ma il Pd: sui cantieri piano da rivedere

Il Gazzettino

`Il leader Iv apprezza i segnali: «Gli alleati si arrabbieranno? Ma dovranno adeguarsi»
IL RETROSCENA
ROMA Parlare di pace, conoscendo l'idiosincrasia reciproca dei protagonisti, sarebbe troppo. Ma dopo che Giuseppe Conte, superato lo scoglio della sfiducia al Guardasigilli Alfonso Bonafede, ha scandito parole di miele nei confronti di Matteo Renzi di sicuro è scattata una tregua. A sentire il leader di Italia Viva potrebbe essere duratura.
«Sì, devo ammettere che il clima è cambiato. Conte ha finalmente capito che deve tenere conto della nostra posizione e noi siamo pronti a dargli una mano. Vediamo però se alla parole seguiranno i fatti», ha confidato l'ex premier ai suoi dopo aver letto le dichiarazioni di Conte e ascoltato il suo discorso in Senato in cui ha sposato il piano choc per il rilancio della infrastrutture, la semplificazione e il family act targati Italia Viva e ha accettato la verifica della riforma delle prescrizione.
Per Renzi, prudenza a parte, «si tratta di una cosa seria»: «L'altro giorno, dopo aver incontrato il premier, Maria Elena mi ha detto: stai tranquillo, tutto bene E così appare davvero. Poi vediamo, non si sa mai. Però il patto appare chiaro. A Conte avevo mandato a dire: O dai attenzione e pari dignità alle nostre proposte, o c'è la crisi. Si cambia. E il presidente del Consiglio ha risposto bene alla mia sollecitazione, nel modo giusto. Direi che ha fatto una bellissima cosa rilanciando i nostri temi. Una cosa positiva. Se il Pd e M5S si arrabbieranno? Forse un po', ma si adegueranno: hanno bisogno per governare dei nostri numeri in Senato, come ha dimostrato la bocciatura della sfiducia a Bonafede. Italia viva è indispensabile».
Ma non sono solo rose. Anzi. I 5Stelle, che già accusavano il premier di essere «troppo allineato al Pd», ora guardano con sospetto al flirt con l'odiato Renzi. Così hanno preso male, malissimo, l'apertura di un canale di dialogo con l'ex rottamatore. L'altra sera, in una riunione tra ministri pentastellati, si è parlato di «Movimento sotto assedio, accerchiato». Perché molte delle proposte di Italia viva non vanno giù ai grillini, a cominciare dai temi della giustizia, per finire con quelli del lavoro dove l'assistenzialismo caro ai 5Stelle cozza con il liberismo renziano, passando per l'adesione al Fondo salva Stati (Mes). E perché temono di diventare sempre «più marginali», nonostante la forza dei numeri in Parlamento.
L'UMORE DEM
Anche il Pd storce il naso. Non va giù al Nazareno il piano choc per riaprire i cantieri lanciato da Italia viva e fatto proprio dal premier. La reazione è un misto di ironia e di prova muscolare. «Sulla questione della sfiducia a Bonafede, a Renzi abbiamo chiesto di cambiare registro. Lui è un ragazzo molto duttile...», dice il vicesegretario Andrea Orlando. E aggiunge: «Alla fine sul codice degli appalti, sulle opere pubbliche, prevarrà la nostra linea, anche perché un pezzo del M5S la pensa come noi e come noi ha un approccio conservativo sulle regole». Come dire: troppe deroghe giudiziarie seguendo il modello Genova caldeggiato da Conte e da Renzi, troppi rischi per l'ambiente e nessun freno al pericolo di infiltrazioni mafiose.
Al Nazareno di certo però non si strappano le vesti. Nicola Zingaretti e i suoi sono convinti che alla fine la «posizione del Pd resterà forte su tutte le questioni, il Pd ora è al centro del sistema politico», per dirla con il segretario dem. Traduzione di un esponente di peso del Nazareno: «Se i 5Stelle tirano la coperta da una parte e Italia Viva d'altra, è inevitabile che alla fine questa verrà centrata sulla nostra posizione mediana. E ci va bene. Benissimo. Piuttosto sarà un problema in più per Conte, c'è da domandarsi se riuscirà a tenersi tutti i grillini...». Il solito allert del rischio scissione del Movimento, con l'ala destra e sovranista tentata di strappare, «anche se il richiamo delle poltrone è fortissimo...», chiosano al Nazareno. Segue stilettata a Renzi: «Tutta la pantomima ha una sola spiegazione, vuole più poltrone. Ma la presidenza delle Commissioni parlamentari non rientrano tra le disponibilità del premier».
IL NODO POLTRONE
Già, nonostante che Renzi continui a dire di non volere posti nel governo, sono le Commissioni il suo obiettivo. Oltre all'Agcom e, quando sarà, all'Anas. Alla Camera si parla di Luigi Marattin al Bilancio, di Raffaella Paita alle Infrastrutture, di Lucia Annibali alla Giustizia e di Maria Elena Boschi agli Affari costituzionali. «Ma tutte non potremmo averle», ammette un renziano di rango. Tanto più che per la Boschi, Renzi pensa a un posto da ministro per averla come capodelegazione. Oppure della delega ai Servizi al coordinatore Ettore Rosato. Ma questo incarico Conte intende tenerselo per sé e non ha alcuna voglia di cederlo.
Alberto Gentili
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