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10/10/2018

Bayahibe, c’è la prescrizione L’immobile resta in sospeso

Il Tirreno - Manolo Morandini

Chiuso il processo penale a carico di tre imputati per il cantiere sulla spiaggia A gennaio l'udienza del Consiglio di Stato a cui si lega la demolizione dell'edificio san vincenzo
Manolo Morandinisan vincenzoSentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione per l'allora dirigente dell'area Servizi per il territorio del Comune di San Vincenzo Andrea Filippi, la titolare della società Acquachiara Greta Gerli e il progettista e direttore ai lavori Gherardo Zanette a processo per il caso Bayahibe. Quel cantiere risale al 2008 e il tempo trascorso rispetto ai fatti contestati impone di voltare pagina. Il pronunciamento del Tribunale penale di Livorno è del 23 luglio. Un passaggio atteso, non solo da chi figurava come imputato, ma anche dal Condominio Belmare che da tempo rivendica l'applicazione della sentenza del Consiglio di Stato che nel 2015 di fatto ha creato i presupposti giuridici per la demolizione di quel manufatto. Il pronunciamento del Tribunale penale di Livorno compare tra le righe dell'ordinanza del Consiglio di Stato del 4 ottobre con cui si rinvia al 10 gennaio 2019 l'udienza di merito sul ricorso presentato dal Condominio Belmare contro Comune di San Vincenzo, Acquachiara Snc di Gerli Greta, Soprintendenza per i beni culturali e architettonici di Pisa, Ministero per i beni e le attività culturali. Insomma, siamo ancora alle carte bollate. Tema del contendere la non ottemperanza della sentenza del Consiglio di Stato del 2015, ovvero la mancata demolizione della struttura. Solo il Comune ha scelto di costituirsi in giudizio.La decisione è stata rinviata in attesa di acquisire la documentazione attestante l'avvenuto passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale penale di Livorno, la numero 1324 del 23 luglio. Ai tre imputati, in concorso tra loro, si contestava in sede penale la realizzazione illegittima dello stabilimento balneare perché di altezza superiore (4,20 metri a fronte del massimo consentito di 3,50 metri) a quanto previsto dal Piano particolareggiato della spiaggia, in vigore dal 2006. A determinare lo scarto il calcolo secondo le indicazioni dell'articolo 65 del Regolamento edilizio in vigore. Le indagini della Procura della Repubblica avevano preso avvio a giugno del 2014 con gli avvisi di garanzia nei confronti dei Filippi, Gerli e Zanette, a cui si aggiunsero i sigilli apposti dai carabinieri di San Vincenzo, su mandato della Procura, per il sequestro preventivo di buona parte del manufatto di 300 metri quadri di superficie, parzialmente costruito sulla spiaggia, adiacente il fosso delle Prigioni. Greta Gerli è l'amministratore della società Acquachiara, che è proprietaria del manufatto e committente dell'opera, che aveva vinto un regolare bando comunale risalente al 2002, Andrea Filippi è il firmatario dei permessi a costruire e il geometra Gherardo Zanette è il progettista dello stabilimento e il direttore dei lavori. Il 12 luglio del 2017 dal Comune è stata emessa l'ordinanza per abbattere la struttura dichiarata abusiva. Ma è rimasta sulla carta. Il cantiere risultava sotto sequestro giudiziario. E a nulla era valsa la richiesta dell'ente spedita il 4 agosto alla Procura della Repubblica per il dissequestro. Anche la proprietà si trovava impossibilitata ad adempiere. La sezione penale del Tribunale di Livorno, tra l'altro, nell'udienza del 10 novembre 2017 aveva disposto ulteriori accertamenti e condizionato la decisione ai risultati dell'indagine. Il sequestro dell'immobile abusivo è venuto meno a seguito della sentenza del 23 luglio. --

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