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22/07/2020

Basta un accertamento per essere esclusi dalle gare

Libero - STEFANO LOCONTE

Guida fiscale
■ Tempesta perfetta con profumo di beffa. Così possiamo definire il contesto che si apprestano a vivere i contribuenti che stanno affrontando la più grande crisi economica dal dopoguerra. Da un lato il decreto Rilancio giorni fa è stato convertito in legge, ma mancano 155 decreti attuativi per poter effettivamente applicare le (a volte discutibili) norme previste dal provvedimento. Per avere un'idea concreta della situazione, basti pensare che nel periodo successivo all'emanazione del decreto legge (ormai più di 60 giorni) sono stati promulgati solo 16 decreti attuativi definitivi. Difficile comprendere, quindi, quando sarà effettivamente possibile giungere a uno scenario di piena operatività delle norme. Dall'altro lato, il Governo ha ritenuto di non far slittare le scadenze fiscali in scadenza il 20 luglio. Nonostante la levata di scudi di tutte le categorie professionali e, in particolare, dei commercialisti che hanno giustamente messo in evidenza l'estrema difficoltà, se non proprio l'impossibilità, per i contribuenti di poter adempiere ai propri obblighi. Il Ministero dell'Economia ha laconicamente comunicato che: «L'ulteriore proroga richiesta inciderebbe sulla previsione delle imposte autoliquidate della nota d'aggiornamento al Def che deve essere presentata al Parlamento entro fine settembre». Insomma, anche al Ministero i soldi son finiti e le entrate servono a far star in piedi la complessa posizione finanziaria dello Stato. TEMPESTA PERFETTA Fin qui la tempesta perfetta, ma ora, tenetevi forte, arriva la beffa: lo scorso 7 luglio è stato approvato il c.d. decreto Semplificazioni (a onor del vero, prima approvato con l'ormai consueta formula "salvo intese" e pubblicato in Gazzetta Ufficiale 10 giorni dopo l'approvazione) all'interno del quale si nasconde una vera chicca. È stata, infatti, prevista una modifica dell'art. 80 del Codice Appalti in virtù della quale, le amministrazioni pubbliche potranno escludere un partecipante a una gara quando siano a conoscenza del fatto che «non ha ottemperato agli obblighi di pagamento delle imposte». Il tema è, tuttavia, che viene espressamente previsto come tale previsione si realizzi anche nel caso in cui vi sia una violazione »non ancora definitivamente accertata» di importo superiore a 5mila euro. ULTIMA BEFFA Quindi un'impresa che oggi si trova nell'impossibilità di far fronte ai propri obblighi tributari a causa della crisi di liquidità dovuta alla crisi economica, si troverà a poter essere esclusa dal partecipare a una gara d'appalto pubblica per una semplice contestazione da parte del fisco, per un importo decisamente non rilevante, anche se poi la stessa contestazione venisse dichiarata non corretta da parte di un giudice. Ma la beffa nella beffa è che una norma del medesimo tenore era già stata inserita lo scorso anno all'interno del decreto "Sblocca cantieri" ma il Parlamento aveva provveduto a eliminarla. Il Governo, quindi, non ha tenuto conto delle indicazioni del Parlamento, reintroducendo una norma ritenuta non corretta. A onor del vero tale previsione normativa è frutto di una direttiva comunitaria e la stessa Ue ha aperto nei confronti dell'Italia una procedura di infrazione conseguente alla sua mancata attuazione. Ma ci sono modi e modi di attuare una norma e, soprattutto, è necessaria la contestualizzazione della norma al periodo economico che si sta attraversando. Un corto circuito perfetto che rischia di mettere ulteriormente in ginocchio le imprese. Ma la cosa che lascia sconcertati è che questo corto circuito lo abbiamo creato noi stessi. Un cane che si morde la coda. Finché la crisi avanza. © RIPRODUZIONE RISERVATA