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04/10/2018

«Basta parlare di infiltrazione La mafia ha colonizzato Reggio»

QN - Il Resto del Carlino

LUIGI Gaetti, sottosegretario agli interni con delega all'antimafia: perché ha scelto di donare 40mila euro del suo assegno di fine mandato per finanziare una ricerca sulla mafia a Reggio, Mantova, Modena, Cremona e Parma? «Dopo i lavori precedenti su Mantova e Brescello, vogliamo chiudere il cerchio sul territorio di Grande Aracri». La presenza della 'ndrangheta resta un'emergenza? «Ormai la mafia ha colonizzato il nostro territorio, sono entrati nei gangli economici. Molto più di un'infiltrazione, è una colonizzazione, hanno messo radici». Qui com'è la 'ndrangheta? «Ha cambiato pelle, è più 'economica'. Acquista società, capitale sociale, si lega a professionisti». La ricerca punterà sulle dinamiche economiche? «Seguiremo il modello usato con il lavoro apripista fatto a Mantova per ottenere elementi economici e statistici da mettere a disposizione di associazioni di categoria, commercialisti, professionisti». Ma dove si può annidare la mafia di casa nostra? «Nel passato era soprattutto edilizia e movimento terra. Ora si sta spostando sui servizi alla persona, l'assistenza agli anziani, la sanità privata, i centri benessere. Hanno grandi capitali e vanno dove c'è un ritorno economico, quindi puntano sulla sanità». Dove è nata la presenza della 'ndrangheta nelle nostre province? «Con una logica a macchia di leopardo. Certo possiamo partire dall'arrivo di Dragone nel reggiano, ma possiamo parlare anche di Viadana, Curtatone ... Dove arrivava una famiglia mafiosa piano piano si integrava e da lì si allargava la presenza della 'ndrangheta. Ora la situazione è diventata uniforme, i punti si sono riuniti, per questo è colonizzazione». A Reggio eravamo convinti di avere gli anticorpi. Perché siamo stati così vulnerabili? «Perché sono cambiati i valori, l'etica, la solidarietà rispetto al territorio. C'è molto più individualismo e questo lo vediamo nei cosiddetti colletti bianchi. Ora si inizia a vedere qualche segnale di cambiamento, ma in passato dai professionisti non sono arrivate grandi denunce, eppure quando vedevano arrivare capitali di provenienza dubbia avrebbero dovuto dirlo». Dall'inchiesta Aemilia erano in pratica assenti i politici. «Perché si rispettano le regole, il codice degli appalti, tutto in maniera paralegale, la dazione di denaro non è più richiesta come prima. Adesso si paga in servizi, voti, cene...». Situazioni a rischio che abbiamo visto anche a Reggio. «Diciamo che non c'è più il bianco e il nero, ma una serie di grigi». Resta forte il rischio nel settore dei lavori pubblici? «Certo, ma si gioca sul do ut des, sull'assunzione dei figli, sull'acquisto di case a prezzo ridotto, non c'è più bisogno di mazzette». Acquisto di case? «Sì, sappiamo cosa è successo a Reggio. Ma qui sto parlando di una situazione standard che abbiamo visto ripetersi in vari comuni, come i mafiosi che comprano la casa al tecnico comunale. È il loro modus operandi, tantissime realtà sono così. Si mimetizzano, comprano una squadretta di calcio, sponsorizzano una festa locale, fanno lavori in parrocchia». Cosa occorre fare? «La disapprovazione sociale sarà l'elemento vincente. Bisogna cominciare a rifiutarsi di bere una birra con certe persone, spingere all'angolo certe relazioni». Lo studio di Dalla Chiesa su Brescello ha segnalato una situazione molto preoccupante. «Ricordo che quando ero in piazza a Brescello con il banchetto si vedevano sguardi particolari, si avvertiva un senso di fastidio». Paolo Patria