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08/09/2020

Basta avere un contenzioso con il fisco e l’azienda viene esclusa dagli appalti

La Verita' - CLAUDIO ANTONELII

LA CHIAMANO «SEMPLIFICAZIONE»
• Tra gli effetti collaterali del voto di fiducia sul di Semplificazioni c'è l'articolo 80. Consente di escludere aziende da gare pubbliche o appalti con l'accusa di mancato pagamento a Inps o Erario. Non serve la condanna definitiva, né l'ammissione di aver evaso. Basterà una cartella. E gli imprenditori saranno costretti a un bivio: pagare lo stesso, anche se nel giusto, 0 perdere l'appalto. L'unica semplificazione vale per la Pa: farà meno fatica a incassare gli F24. a pagina 4 • A colpi di fiducia il governo ha sottoposto al Senato il decreto Semplificazioni. La scelta ingiustificata di fronte a ragioni democratiche si è dimostrata utile al governo per sedare le risse e le spaccature dentro il Mss. Risultato pratico è stata pure la mancata discussione e quindi il mancato miglioramento del testo. Il testo così licenziato contiene un articolo, il numero 80, che spiega benissimo il senso che riveste il termine semplificazione per questo esecutivo. Un'azienda può essere in qualunque momento esclusa da una gara pubblica se la stazione appaltante viene a conoscenza di un cartella fiscale o di un mancato versamento contributivo. Purché possa dimostrare la mancanza. Il che non vale a dire che serve una sentenza o una ammissione. Non serve che il mancato pagamento delle imposte o dei contributi sia definitivamente accertato. Basta che sia contestato dall'Agenzia delle entrate o dall'Inps. A quel punto l'azienda si troverà davanti a un bivio: o portare avanti il contenzioso e perdere l'appalto oppure pagare quanto l'Erario chiede e rimanere in pista e magari evitare il fallimento. «In Italia un contenzioso fiscale su due», commenta dopo aver spulciato il DI Enrico Zanetti fondatore di Eutekne.info, «viene vinto dal contribuente. Ne segue che imporre lo stop a un appalto con la sola presunzione rischia di mettere in crisi almeno un 50% di aziende che alla fine dell'iter burocratico sarebbero comunque state riconosciute nel giusto». In pratica la novità del di Semplificazioni mette definitivamente nero su bianco la presunzione di colpevolezza e di evasione. Un po' il ritorno ai tempi degli zar, quando la polizia fiscale rappresentava l'accusa, la difesa e i vari gradi di giudizio. Inutile dire che il suddito della Russia aveva sempre torto. A meno che fosse disposto ad accettare l'esproprio. D'altro canto bisogna ammettere che per la pub-. blica amministrazione questo articolo è una vera semplificazione. Cosi facendo non si renderanno necessari i contenziosi e tutte quelle noie rappresentate dai giudici tributari. Ci aveva già provato Matteo Renzi ai tempi dello Sblocca cantieri. La norma all'epoca fu stralciata in sede di conversione in Aula perché pur rispondendo agli stimoli del legislatore Ue che da tempo chiede maggiore speditezza nel valutare e in caso espellere i cattivi pagatori, mancava di un dettaglio. Nel 2016, l'articolo non andava a quantificare la discrezionalità da parte della Pa. Adesso invece la legge ha aggiunto un dettaglio. Cioè il mancato versamento deve causare una sanzione superiore ai 5.000 euro. Capite bene che si tratta di una cifra molto bassa per un'azienda, e quindi al contrario la «moral suasion» della pubblica amministrazione diventa invasiva alla massima potenza. Per chi ancora spera che il nostro Paese possa in futuro ospitare la libertà d'impresa sono notizie rammaricanti. Il mix tra 5 stelle ed elementi del Pd sta facendo esplodere la tendenza statalista del controllo totale. Si sta passando dal sistema di diritto a quello delle concessioni e delle regalie. Lo Stato permette alle aziende di lavorare così consente il lavoro per legge. Basti vedere il ricorso a pioggia che si è fatto per la cassa integrazione. L'ufficio parlamentare di bilancio ha fatto le pulci al di Agosto. Ha scoperto che sui 12,8 miliardi stanziati per la Cig ne sono stati usati solo 3,8. Considerando i ritardi dell'Inps guidata da Pasquale Tridico si dovrebbe arrivare di poco oltre i 5 miliardi. Bisognerà aspettare dicembre per capire il saldo. Ma visto che l'ultimo decreto ha reso meno conveniente l'utilizzo degli ammortizzatori per le aziende è facile immaginare che resterà una enorme somma non spesa. Infatti il pacchetto di aiuti è stato rimpinguato, ma al tempo stesso se il calo di fatturato scende sotto una certa percentuale chiedere il sostegno della Cig diventa particolarmente oneroso. Se alla fine dell'anno il governo avrà sbagliato le previsioni di 4 o 5 miliardi (posto che siano state effettivamente sviluppate valutazioni ex ante), quella somma sarà in ogni caso presente nelle casse dell'Inps. A quel punto servirà un decreto per riassegnare questa grande fetta di deficit. E c'è da temere che dalle parti dell'Inps si inventino qualche nuovo reddito di emergenza o di cittadinanza per spenderla. O creino un bonus deambulazione per fare le passeggiate. Qualunque scusa per erogare assegni. D'altronde che l'obiettivo dei giallorossi sia quello di creare un Paese di sussidiati senza stimoli non è certo una novità. Così come il disincentivo costante al creare ricchezza è permeato in certa sinistra. Da qui nascono dei paradossi possibili solo in Italia. La prima versione del di Agosto consentiva di licenziare dipendenti solo alle imprese pronte a chiudere i battenti o a portare i libri in tribunale. Segno che ormai la libertà di impresa esiste solo per fallire. ANSA

Foto: IN DIFFICOLTÀ Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia scelto dal Partito democratico