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27/01/2021

Bar e ristoranti: proteste per il bando regionale

QN - Il Resto del Carlino

di Francesco Moroni Bar, ristoranti e locali sono sempre più in difficoltà a causa della recrudescenza della pandemia e delle restrizioni che ne impongono la chiusura nelle regioni in zona arancione. Da Unioncamere - l'unione delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura dell'Emilia-Romagna - e viale Aldo Moro arriva così un nuovo bando per aiutare gli esercizi che somministrano bevande e alimenti: un pacchetto superiore a 21 milioni di euro totali, che rientra nelle 'Ulteriori misure urgenti connesse all'emergenza Covid' con la possibilità di ristori per le imprese colpite dalla crisi, ma che fa già discutere. A sollevare non poche polemiche sono soprattutto i criteri di accesso per ricevere il sostegno sottolineati nel bando: le imprese emiliano-romagnole devono avere subito un calo del fatturato medio almeno del 20% (nel periodo compreso tra il primo novembre 2020 e il 31 dicembre dello stesso anno) rispetto al fatturato del 2019, ma soprattutto devono vivere una situazione di regolarità contributiva nei confronti di Inps e Inail (attraverso il Durc). Per mettersi in linea con i pagamenti arretrati c'è tempo fino al 31 maggio, in modo da saldare la propria posizione ed essere in regola per aggiudicarsi i fondi, ma sono tantissime le imprese in ginocchio che registrano dei rallentamenti con il saldo dei contributi, a causa delle spese ingenti per dipendenti e utenze e le entrate ridotte invece all'osso a causa del lavoro a dir poco a singhiozzo. Una situazione che rischia così di escludere dal pacchetto di aiuti proprio quelle imprese che, più di altre, sono state schiacciate dal peso della pandemia e vivono ora nell'incubo. Non solo: la domanda di contributo dovrà essere inviata esclusivamente per via telematica, attraverso la piattaforma Restart (https://restart.infocamere.it), con le modalità di accesso e di utilizzo che saranno rese disponibili sul sito internet della Camera di Commercio competente per il territorio di appartenenza dell'impresa richiedente. Il tutto, rigorosamente attraverso un'identità digitale Spid oppure tramite Carta Nazionale dei Servizi (Cns), con pin dispositivo. Un aspetto, quest'ultimo, che rischia di tener fuori i commercianti 'più anziani' o comunque meno avvezzi all'utilizzo degli strumenti tecnologici. A raccogliere il grido di protesta di tanti cittadini disperati è Marco Lisei, consigliere regionale di Fratelli d'Italia: «Non mi soffermerò sul fatto che accedere al ristoro sia molto complesso, perché questa regione sembra provi piacere nel creare una burocrazia che renda difficile la vita ai cittadini - sferza Lisei -, ma le modalità con le quali è stato redatto il bando sono eccessivamente restrittive e limitanti. Paradossalmente, rischiano di restare escluse proprio le imprese più in sofferenza». «La richiesta di essere in regola con il Durc, infatti, tiene fuori proprio chi, a causa della crisi, non è stato in grado di pagare dei contributi e magari, proprio con quei ristori, si sarebbe potuto mettere in regola - prosegue il consigliere di FdI-. Questi ristori erano una delle poche cose positive del Bilancio, ma come sempre sono le modalità con le quali vengono concessi a fare la differenza: così si rischia di escludere una platea importate di aziende, bar e ristoranti in sofferenza. Ci siamo confrontati con diversi commercialisti che confermano questa criticità, ma i margini per intervenire purtroppo ormai non ci sono più. Dobbiamo sempre ricordarci lo stato in cui ci troviamo: bisogna fare molto di più». © RIPRODUZIONE RISERVATA