scarica l'app
MENU
Chiudi
04/04/2020

Bando truccato, manager interdetto

QN - La Nazione

GROSSETO Turbativa della libertà degli incanti e concorso in corruzione. Sono queste le ipotesi di reato contestate ad Antonio Capristo, 52 anni, ad della «Newlisi Spa» con sede a Milano, al quale ieri mattina il personale della Guardia di finanza di Grosseto e Milano e quello della Polizia stradale maremmana e della Polizia municipale grossetana ha notificato la misura cautelare interdittiva di sei mesi all'esercizio di uffici direttivi firmata dal Gip del tribunale grossetano. Non un fulmine a ciel sereno, in realtà, perché Capristo è uno degli indagati nell'operazione «Black water» che prese il via nell'ottobre 2017 in seguito ad alcuni accertamenti effettuati da Polstrada e Polizia municipale sul bando di gara per la realizzazione di un impianto di trattamento fanghi in località San Giovanni, alle porte della città, su appalto di Acquedotto del Fiora. Secondo le accuse, il bando predisposto era «frutto di un accordo corruttivo instauratosi fra l'imprenditore e un pubblico dipendente di Acquedotto del Fiora con specifici incarichi relativi alla gestione di appalti pubblici». Un rapporto, quello fra Capristo e il dipendente, che Polstrada e Polizia municipale avevano ricostruito anche attraverso numerose intercettazioni telefoniche. Un'indagine molto dettagliata e anche complessa dal punto di vista tributario e fiscale, ragione per la quale la Procura ritenne opportuno coinvolgere successivamente anche il comando provinciale di Grosseto della Guardia di finanza e il Nucleo speciale frodi tecnologiche con sede a Roma. L'appalto finito al centro dell'inchiesta relativo all'impianto di trattamento dei fanghi aveva un valore di 12 milioni di euro (suddiviso però in tre lotti) e un passo successivo fu quello delle perquisizioni effettuate in contemporanea nell'ottobre 2018 sia nella sede milanese della «Newlisi Spa» sia negli uffiici cittadini di Acquedotto del Fiora. Tutto il materiale raccolto in quelle operazioni - in aggiunta comunque all'attività di indagine compiuta fino a quel momento - ha fatto «emergere comportamenti distorsivi delle logiche e delle procedure di affidamento di lavori pubblici, con conseguente grave danno alla libera concorrenza e alla libertà di impresa con conseguenze negative a carico della collettività». Dopo la pubblicazione del bando, ad Acquedotto del Fiora giunsero manifestazioni di interesse da parte di undici società, fra le quali - appunto - quella della «Newlisi» che poi si aggiudicò la gara in maniera ritenuta illegale, perché frutto - sostiene l'accusa - di «un accordo consistito nella rivelazione da parte del dipendente di notizie riservate in cambio di favori». Quest'ultimi, evidentemente, resi da Capristo.