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14/10/2018

«Bando periferie», dopo i proclami i finanziamenti stentano ad arrivare

Avvenire - Paolo Lomellini

Oltre il Ducato
l Governo Renzi aveva stanziato una cifra cospicua per il recupero delle zone più degradate delle nostre città, intervento legislativo noto come "bando periferie". Mantova aveva partecipato con un ambizioso progetto di recupero dell'area ex-Ceramica, da decenni uno dei peggiori "magoni" del capoluogo. Il progetto risultò vincente e con la possibilità di attingere a finanziamenti. È seguita l'esultanza di sindaco e Giunta con la prospettiva di dare una risposta in tempi brevi a uno dei problemi che sembravano destinati a rimanere irrisolti per anni e anni. A chi mi chiedeva opinioni al riguardo, all'epoca rispondevo che avevo la netta sensazione di un eccesso di ottimismo, decisamente ingiustificato. Non tanto per il gusto di fare la Cassandra - come si diceva un tempo - o il "gufo" come si suol dire più di recente. Piuttosto per almeno due questioni fondamentali che, volenti o nolenti, sono ineludibili nell'Italia di oggi (a prescindere dagli orientamenti politici). La prima è che i tempi rapidi e puntuali sulle opere e sui finanziamenti legati a un bando ministeriale sono un autentico miraggio. Senza una realistica consapevolezza di ciò si è destinati a compiere velleitari "balzi in avanti" che prima o poi diventano un boomerang. L'altra questione è l'estrema volubilità degli umori politici e dell'opinione pubblica che da parecchi anni attraversa la nostra società e che non è destinata a finire presto. Queste considerazioni avrebbero dovuto suggerire maggiore prudenza e meno proclami faraonici da parte della Giunta di via Roma. Premesso ciò, è da stigmatizzare l'atteggiamento del Governo nazionale in carica che, pur mancando ancora di un progetto sistematico di tagli alla spesa pubblica superflua, ha in tempi rapidi deciso di tagliare i fondi del citato "bando periferie". Anche un bambino capirebbe che si tratta di una decisione fatta deliberatamente per ripicca, solo perché figlia di un Governo diverso. Una decisione discutibile nel merito, perché mette a rischio il recupero di tante zone degradate delle nostre città (non una spesa superflua per dei capricci). Discutibile anche nel metodo perché si tratta di fatto di annullare retroattivamente un impegno già preso: la Regione Sicilia e altri enti hanno preannunciato ricorsi alla Corte costituzionale. Risultati certi ci saranno: tempi lunghi, polemiche politiche, burocrazia, battaglie legali e... tutto fermo!

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