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12/02/2021

Bando per il servizio 118 l’Asl ci riprova dopo lo scandalo ambulanze

Il Mattino

Riavviato l'iter per la rete di emergenza 26,7 milioni per due anni alle associazioni
Sabino Russo
L'Asl revoca definitivamente il precedente bando per il servizio 118 e procede all'avvio di una nuova procedura comparativa per l'affidamento biennale in convenzione, dal valore di 26,7 milioni di euro, oltre a 13,3 milioni per l'eventuale rinnovo di un altro anno, del trasporto sanitario di emergenza-urgenza. La gara è riservata alle organizzazioni di volontariato e alla Croce rossa in tutte le forme giuridiche ed estensioni territoriali ed è suddivisa in lotti. Si supera, così, l'ostacolo evidenziato nel ricorso proposto dalla Croce gialla e accolto dal Tar di Salerno, lo scorso luglio, contro il precedente atto che escludeva, tra le altre cose, l'istituto dell'avvalimento.
LA VICENDA
Per risalire all'origine della querelle che accompagna il bando bisogna andare indietro al 4 maggio del 2017, quando l'Azienda sanitaria indice una procedura da 11 milioni e 881mila euro per l'affidamento semestrale del servizio, rinnovabile per altri sei mesi, grazie a una base d'asta che nel totale sfiora i 24 milioni di euro. La battaglia tra le Croci si innesca subito a colpi di carte bollate e quando un anno e mezzo dopo l'Asl avrà ragione dell'ultimo ricorso davanti al Consiglio di Stato, questo non basterà a sbloccare l'iter. È a quel punto, anzi, che la stessa Azienda rimette tutto in discussione con un colpo di scena: un provvedimento in autotutela, che revoca la procedura selettiva, ritenendola non più adeguata a «sopravvenute nuove situazioni prioritarie di valutazione dell'interesse pubblico». Quella gara è adesso tra quelle all'attenzione della Procura, che indaga sugli affari dell'imprenditore di Capaccio Squecco e ipotizza tra alcune associazioni di volontariato accordi collusivi per orientare, con offerte concordate, l'assegnazione dei lotti di appalto. All'epoca, però, la revoca del bando fu dettata da altre argomentazioni. Fu la responsabile dell'Unità operativa per l'Emergenza, Gerarda Montella, a invitare la direzione commissariale al ripensamento, rappresentando che il capitolato del bando era ormai desueto e non più rispondente alle nuove esigenze organizzative del 118, che consigliavano una diversa articolazione delle postazioni, un maggiore ricorso al personale infermieristico aziendale e una differente griglia di valutazione delle offerte, per privilegiare la qualità tecnica rispetto al dato economico. La Regione, nel frattempo, vara il nuovo Piano di programmazione della rete ospedaliera, sollecitando una parziale sostituzione delle ambulanze con auto mediche, per ridurre i costi. Alla luce di queste considerazioni, il 14 dicembre 2018 l'Azienda sanitaria revoca la procedura e si riparte dal principio. Così si arriva al bando del maggio 2020: 15 postazioni di ambulanze affiancate, in tre casi, da auto mediche. L'affidamento è biennale, per 37,4 milioni di euro, suddivisi in lotti dal nord al sud della provincia, cifra che sale a poco più di 56 milioni con l'opzione di rinnovo per il terzo anno. Neanche stavolta, però, l'avviso di selezione va a buon fine. Arrivano una valanga di ricorsi relativi al requisito della «comprovata esperienza di almeno un anno continuativo nel servizio di soccorso ed emergenza Sires 118». L'ulteriore clausola, che impediva di attestare tale requisito con l'istituto dell'avvalimento (avvalendosi cioè del contratto con un'impresa ausiliaria detentrice del titolo richiesto) fa scattare la censura del Tar e l'annullamento della procedura.
GLI INCANTI TURBATI
Nelle carte dell'inchiesta che ha portato in carcere Roberto Squecco, il «re» del servizio di trasporto infermi di Capaccio, vi è un capitolo interamente dedicato alla turbata libertà degli incanti. Oltre alla ex funzionaria della Asl di Agropoli, Gerarda Montella, a riguardo della quale gli uomini di Squecco dicono, in una intercettazione, «sta con noi», per quanto riguarda le autorizzazioni falsificate, il gip parla anche di un evidente «accordo collusivo», oltre che di «mezzi fraudolenti», utilizzato dall'imprenditore capaccese per ottenere l'aggiudicazione del servizio dall'Asl.
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