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23/06/2020

Bando di vigilanza in proroga da 5 anni Fascicolo d’indagine aperto dall’Anac

La Nuova Venezia - Francesco Furlan

Incarico assegnato in via provvisoria alla Civis nonostante 5 sentenze del Tar e del Consiglio di Stato a favore della Pss Un'altra grana per il porto
Francesco FurlanÈ certo una grana più piccola, ma pur sempre grana per l'Autorità portuale. È la vicenda che riguarda un bando da 4 milioni per la vigilanza del Porto che, dopo essere passata per cinque volte tra Tar e Consiglio di Stato, si appresta a due ulteriori passaggi. Il 16 luglio, di nuovo, al Tar. E il 15 ottobre, di nuovo, al Consiglio di Stato. Due procedimenti diversi ma legati alla stessa vicenda. Sulla quale ora anche l'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione ha deciso di vederci chiaro, aprendo un fascicolo d'indagine. Tecnicamente un'istruttoria. E invitando l'Autorità portuale a produrre una serie di documenti. Documenti che, come spiegano dall'Anac, non sono ancora arrivati a Roma. Non sono bastate quindi tre sentenze del Tar e due del Consiglio di Stato a dirimere una questione che si trascina dal 2015, da quando cioè è scaduto il bando per la vigilanza e la guardiania del Porto e l'Autorità Portuale ha avviato l'iter per individuare il nuovo soggetto affidatario arrivando solo tre anni dopo, nel 2018, ad assegnare l'appalto: 36 mesi di incarico per un valore di poco inferiore ai 4 milioni di euro. Una querelle che da un lato vede il Porto, dall'altra la Pss Vigilanza, società arrivata seconda nel bando e che sta lottando a colpi di sentenze della giustizia amministrativa per vedersi riconosciuta la vittoria dell'appalto. E in mezzo c'è la Civis che nel frattempo sta garantendo il servizio in proroga dal 2015, cioè da 5 anni. La vicenda è questa: alla gara del 2015 partecipano tre raggruppamenti di imprese: Civis con Castellano, Cds, Rangers e Sicuritalia; Pss con Italpol; Axitea con Serenissima e Securitas Metronotte. A vincere il bando è il raggruppamento guidato da Civis che si dimentica però di presentare la parte sugli oneri per la sicurezza. Una dimenticanza non da poco dal momento che, in base al disciplinare di gara - e in base a quanto sentenziato da Tar e Consiglio di Stato su ricorso della Pss - avrebbe dovuto portare all'esclusione della Civis. Il Porto si è sempre difeso sostenendo, sulla scorta di un parere legale, che fosse sufficiente chiedere un'integrazione. Ma di fronte alle sentenze si è visto costretto a congelare il bando, affidando Civis, aggiudicataria del precedente bando (2011), il servizio di sorveglianza in regime di proroga. Situazione provvisoria? No perché dopo 4 sentenze - due del Tar e due del Consiglio di Stato - il Porto anziché aggiudicare la gara alla Pss - come indicato dalla giustizia amministrativa - decide di percorre la strada della revoca della gara. Decisione, anche questa, annullata dal Tar, nel luglio del 2019. Nonostante il pronunciamento del Tar, il Porto - che nel frattempo ha presentato ricorso al Consiglio di Stato - insiste, con un nuovo provvedimento, nella revoca della gara con la motivazione che sarebbero cambiati i presupposti visto che nel frattempo l'Autorità portuale ha inglobato anche il Porto di Chioggia. La linea del Porto quindi è che il procedimento di gara «non è più attuale in quanto non avente ad oggetto», si legge nella comunicazione del Porto, «la nuova, reale ed attuale estensione delle aree oggetto di gestione portuale». Pss presenta di nuovo ricorso: se ne discuterà davanti al Tar a metà luglio. E intanto sulla vicenda, su cui è stato presentato un esposto anche alla Corte dei Conti, ha deciso di accendere la luce l'Anac, aprendo il fascicolo 2204/20 e chiedendo spiegazioni all'Autorità con una richiesta di informazioni datata 30 aprile e finora senza risposta. «È incredibile che, dopo le sentenze del Tar e del Consiglio di Stato» spiega Cristian Cretella, titolare della Pss Vigilanza «che il Porto continui a uscire con provvedimenti per non assegnarci il bando eludendo di fatto le sentenze della giustizia amministrativa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA