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23/02/2021

Bando di gara autosufficiente

ItaliaOggi Sette - FEDERICO UNNIA

Il no al principio di eterointegrazione arriva dal Tribunale amministrativo pugliese
Nel documento tutti i richiami normativi necessari
Il bando di gara deve contenere tutti i richiami normativi necessari allo svolgimento della gara, senza che possano trovare applicazione norme non richiamate dalla lex specialis. È quanto ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale per la Puglia - Lecce, Sezione II con la Sentenza breve del 22 gennaio 2021, n. 113 con la quale ha rigettato il ricorso con il quale si era impugnata la deliberazione n. 2417/2020 del 24 novembre 2020 dell'Azienda sanitaria locale di Taranto del precedente provvedimento di aggiudicazione, in favore della società ricorrente, della gara per la fornitura di materiale informatico. A sostegno del ricorso, la ricorrente sosteneva la violazione della lex specialis di gara deducendo la violazione dell'art. 1, dl 76/2020 che prevede una causa di esclusione automatica dalla gara delle offerte anomale. Il Tribunale ha ricordato che: «Nel caso di aggiudicazione al prezzo più basso, le stazioni appaltanti procedono all'esclusione automatica dalla gara delle offerte che presentano una percentuale di ribasso pari o superiore alla soglia di anomalia individuata ai sensi dell'art. 97, commi 2, 2-bis e 2-ter del dlgs n. 50 del 2016, anche qualora il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque». Tuttavia tale automatismo non era previsto dalla lettera d'invito. Dal che consegue se possa esigersi dall'impresa partecipante alla gara un grado di conoscenza della normativa di riferimento, anche quando la stessa non sia stata previamente richiamata nel bando di gara. Sul punto la Corte di giustizia (sentenza 2 giugno 2016, C-27/15) ha statuito che «il principio di parità di trattamento e l'obbligo di trasparenza devono essere interpretati nel senso che ostano all'esclusione di un operatore economico da una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico in seguito al mancato rispetto, da parte di tale operatore, di un obbligo che non risulta espressamente dai documenti relativi a tale procedura o dal diritto nazionale vigente, bensì da un'interpretazione di tale diritto e di tali documenti nonché dal meccanismo diretto a colmare, con un intervento delle autorità o dei giudici amministrativi nazionali, le lacune presenti in tali documenti. In tali circostanze, i principi di parità di trattamento e di proporzionalità devono essere interpretati nel senso che non ostano al fatto di consentire all'operatore economico di regolarizzare la propria posizione e di adempiere tale obbligo entro un termine fi ssato dall'amministrazione aggiudicatrice». In motivazione la sentenza della Corte di giustizia ha evidenziato che «l'obbligo di trasparenza, che ne costituisce il corollario, ha come scopo quello di eliminare i rischi di favoritismo e di arbitrio da parte dell'Amministrazione aggiudicatrice. Tale obbligo implica che tutte le condizioni e le modalità della procedura di aggiudicazione siano formulate in maniera chiara, precisa e univoca nel bando di gara o nel capitolato d'oneri, così da permettere, da un lato, a tutti gli offerenti ragionevolmente informati e normalmente diligenti di comprenderne l'esatta portata e d'interpretarle allo stesso modo e, dall'altro, all'amministrazione aggiudicatrice di essere in grado di verifi care effettivamente se le offerte degli offerenti rispondano ai criteri che disciplinano l'appalto in questione». Ciò detto il Collegio ha stabilito che, «in presenza di una lex specialis che nulla disponeva quanto all'automatismo espulsivo, disporlo in via diretta e immediata signifi cherebbe porre ingiustifi cati ostacoli al principio di massima partecipazione alle gare, da sempre predicato dal giudice eurounitario». Il Collegio ha pertanto ritenuto legittima la decisione dell'Amministrazione di disporre annullamento in autotutela del proprio precedente provvedimento di esclusione automatica dalla gara delle imprese le cui offerte erano risultate anomale. Da qui il rigetto del ricorso. © Riproduzione riservata