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06/03/2021

Bandi milionari senza gara manna per i big delle forniture

La Repubblica - Claudio Reale

I metodi dell'emergenza per la pandemia consentono di bypassare le normali procedure la fetta più grossa della torta al colosso Abbott che ha ottenuto gli appalti per i tamponi Le amministrazioni in Sicilia hanno affidato 600 lotti per beni di consumo per 55 milioni e test diagnostici per quasi 64 milioni La mega gara centralizzata da 98,4 milioni per l'acquisto di Dpi per le aziende del sistema sanitario è stata congelata
È il trionfo delle gare accorciate.
Delle procedure negoziate, degli affidamenti diretti, dei bandi sotto soglia: perché la valanga di quattrini che si è mossa nell'era Covid - 167,4 milioni all'ultima rilevazione, aggiornata ai primi di febbraio - ha scelto quasi sempre la strada più breve, quella che non passa dalla gara tradizionale.
I dati parlano chiaro: solo 36,3 milioni di forniture destinate all'emergenza sono transitate da un appalto "normale", mentre il grosso è stato assegnato con la procedura negoziata - cioè invitando un numero predeterminato di aziende - e oltre 43,8 milioni sono passati addirittura dall'affidamento diretto. Proprio il metodo usato per l'appalto assegnato a European Network Tlc: il committente sceglie un'azienda e le garantisce l'appalto. Tutto lecito fino a prova contraria, ovviamente: sono i metodi dell'emergenza a consentire di bypassare le gare. Però, ancora in estate, l'Autorità nazionale anticorruzione aveva invitato le istituzioni a tenere gli occhi aperti: «In fasi complesse e decisive come questa per la vita del Paese - scrisse l'Anac in una lettera trasmessa alla commissione Affari costituzionali del Senato - non si può abbassare la guardia nella lotta ai fenomeni corruttivi». Perché, è la tesi dell'Autorità, in assegnazioni come queste rischia di annidarsi il rischio più elevato.
Il punto è che la Sicilia di acquisti ne ha fatti una miriade. Dall'inizio dell'emergenza le amministrazioni pubbliche hanno affidato oltre 600 lotti: la gran parte riguarda beni di consumo la cui tracciabilità è relativa come mascherine, guanti e altri dispositivi di protezione (l'importo complessivo supera i 55 milioni) e test diagnostici come tamponi e sierologici (si sfiorano i 64 milioni). E dire che un po' di ordine sarebbe dovuto arrivare proprio in questi giorni: peccato però che la mega-gara centralizzata da 98,4 milioni per l'acquisto di guanti (chirurgici e non) da fornire a tutte le aziende del sistema sanitario sia stata "congelata" in corso d'opera. L'incanto si sarebbe dovuto celebrare il 24 febbraio, ma le operazioni sono state bloccate per un ritardo nella nomina della commissione aggiudicatrice. Intanto si va avanti. Al momento, però, c'è chi ha incassato più di altri: un sesto della spesa è appannaggio della Abbott, un colosso quotato a Wall Street dai fatturati a 10 zeri, che ha ottenuto, fra qualche polemica sull'efficacia, i due appalti più cospicui, la fornitura dei tamponi rapidi per un totale di 22,5 milioni (in un caso con un affidamento diretto, nell'altro con una procedura negoziata). Al netto del colosso, o di affidamenti non eludibili come il milione e 100mila euro versato alla Sea Beach immobiliare (l'azienda che gestisce il San Paolo Palace, l'albergo confiscato usato come Covid hotel), ci sono però aziende più piccole i cui nomi sono ricorrenti soprattutto negli affidamenti della Protezione civile: la Rotoform, che ottiene 6,8 milioni di affidamenti per le richieste di mascherine, la Cinecittà Sas, che ottiene un'assegnazione da 6 milioni per lo stesso motivo, la britannica Paramount, che soprattutto all'inizio dell'emergenza si è assicurata 1,7 milioni per i dispositivi di protezione, ma anche la Top Sailing, cui vengono chieste le visiere per centinaia di migliaia di euro, la Vestilavoro, che fornisce a ripetizione mascherine per importi analoghi, la Did, che fornisce i tamponi, la Prima Lab, che mette a disposizione i kit rapidi, e così via, fino ad arrivare alle tute fornite per 1,3 milioni dalla Ontario dell'omonima famiglia catanese all'Asp di Catania, a Villa Sofia e al Papardo di Messina (oltre che col bando aperto Consip).
Tutte assegnazioni legittime, ma che caratterizzano una spesa divisa in mille rivoli e senza controllo per esplicita ammissione del presidente della Regione: «Io - ha scandito infatti ieri mattina Nello Musumeci - non mi occupo di acquisti». In questo buio, secondo l'accusa, si sarebbe però annidata la maxi-truffa contestata alla European Network Tlc. Nonostante gli inviti dell'Anac a tenere gli occhi aperti.

Foto: kProduzione L'impiegata di un'azienda che produce mascherine al lavoro