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28/09/2021

Aziende in odor di mafia con sede in città Investimenti sospetti, l’allarme della Dia

Il Mattino di Padova - Carlo Bellotto

Il colonnello Storoni: «La malavita fa business anche con attività lecite, raffica di controlli con il nuovo prefetto» il rischio infiltrazioni e il fenomeno delle migrazioni di imprese dal sud Criminalità cinese difficile estirparla senza denunce il fenomeno
Carlo Bellotto«Molte aziende del sud trasferiscono la sede legale a Nordest e anche nel Padovano: un fatto sospetto anche se non bisogna generalizzare. Ma c'è il reale rischio di infiltrazioni mafiose». Il colonnello Paolo Storoni capo centro della Dia del Triveneto lancia l'allarme per l'economia locale. «Con il nuovo prefetto Raffaele Grassi sono stati intensificati i controlli in merito anche a questi nuovi arrivi che rappresentano un campanello d'allarme». Non è facile scoprire le imprese in odor di mafia visto che si muovono sempre più come attori imprenditoriali, i soldi del malaffare del sud vengono investiti qui, aiutati dalla crisi iniziata nel 2017 aggravata poi dal Covid. Il sistema bancario, diventato molto prudente ad aprire le linee del credito, ha portato la mafia ad offrire denaro alle imprese in crisi di liquidità, senza particolari garanzie. Anche se, come ha ribadito il colonnello Storoni, non sono rari i casi di imprenditori che da padroni sono diventati poi "garzoni di bottega". Cambi di assetto societarioUn altro segnale che fa insospettire gli investigatori è la modifica dell'assetto societario delle aziende, una novità molto frequente. Entrano soggetti nuovi che non hanno la minima competenza per quel lavoro, persone anche di 25, 30 anni, residenti molto lontano dalla sede dell'azienda. Un altro campanello d'allarme che fa scattare accertamenti della Direzione Investigativa Antimafia perché la malavita potrebbe essersi inserita nell'impresa. Investimenti sospetti in citta'«Investimenti immobiliari sospetti in città a Padova e nell'area collinare, siamo molto attenti alle operazioni che compiono certe aziende, il rischio è che investano con soldi non loro o comunque con proventi poco chiari» aggiunge Storoni «La mafia si muove in silenzio, senza atti eclatanti. Oggi fa business anche con attività lecite e quindi è ancora più difficile scovarla». Appalto nuovo ospedale e non soloI grandi appalti, le opere pubbliche, attirano le imprese malavitose e quindi l'appalto per il nuovo ospedale sarà un osservato speciale. «Una grande attenzione è rivolta ai consorzi d'impresa» assicurano alla Dia «talvolta troviamo all'interno società al 5 per cento che sono in odore di mafia. Poi un altro grande pericolo è il sub appalto. Ma l'attenzione non può non andare ai lavori più piccoli, visto che i controlli antimafia vengono fatti dall'importo di 150 mila euro in su. Abbiamo assistito a infiltrazioni in piccoli appalti invece di gare più grosse dove i controlli sono maggiori». Il problema ecomafieUn problema importante e diffuso è quello delle ecomafie. In merito a ciò l'ufficiale della Dia auspica maggiori controlli della Polizia Locale dei singoli Comuni: sono troppi i capannoni dismessi dove da un giorno all'altro partono all'interno attività illecite. «Capannoni vuoti da molto tempo che vengono affittati a persone sconosciute, il proprietario è contento di vedere un bene che produce reddito dopo anni che rappresentava solo un costo e non pensa a come viene utilizzato. Ecomafie e persone senza scrupoli accumulano rifiuti tossici o comunque pericolosi che ormai non si sotterrano più. Dopo un po' scompaiono e resta il problema dello smaltimento. Ecco che un controllo dei Comuni è determinante per sgominare e fermare sul nascere attività di questo tipo». Storoni punta sulla condivisione della banche dati condivise, per lui fondamentali. Dove gli enti condividano tutti i lavori appaltati e chi se li è aggiudicati. Per scoprire e arginare anche i piccoli rivoli di una mafia sempre più attenta. --