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09/08/2019

Avvocati condannati «Erano a disposizione per pilotare appalti»

Corriere di Verona

La sentenza
Caso Cev, i giudici: «Figura-chiave il commercialista»
Avvocati che «si sono «posti a completa disposizione degli interessi che costituiscono lo scopo dell'associazione per delinquere». Per questo, scrivono i giudici del Tribunale, i legali veronesi Francesco Monici e Alessio Righetti sono stati condannati a scontare 3 anni di reclusione ciascuno. È uno dei passaggichiave racchiuso nelle motivazioni del verdetto con cui il collegio presieduto dal giudice Sandro Sperandio ha chiuso l'ultimo dei processi pendente in primo grado sul caso Cev. Una vicenda imperniata sui presunti appalti «pilotati» che ruotavano attorno al Consorzio Energia Veneto. Complessivamente, il 3 aprile scorso, i cinque imputati rimasti (gli unici, tra quelli finiti a giudizio, a non essersi avvalsi di riti alternativi) sono stati condannati a scontare pene il cui totale ammontava a 13 anni e due mesi di carcere. Giudizi di colpevolezza che, motivano i magistrati nella sentenza, si spiegano perché il processo avrebbe confermato l'esistenza di «una struttura organizzativa, sia pur minima e rudimentale, con a capo Gaetano Zoccatelli e partecipi gli imputati Monici, Righetti, Luciano Zerbaro e Mario Libanora, legati gli uni agli altri da un vincolo associativo permanente e stabile, destinato a durare anche oltre i singoli reati commessi». In ballo, stando alle Fiamme gialle che tra il 2015 e il 2016 attuarono blitz e perquisizioni in tutta la regione, risultavano bandi da centinaia di migliaia di euro per la fornitura di gas ed energia elettrica relative ad almeno un migliaio di comuni veneti. Illeciti che si sarebbero protratti per un anno a partire dalla fine del 2014 a vantaggio delle società private dell'allora direttore del Cev, il veronese Zoccatelli. Quest'ultimo davanti al gup scelse poi di concordare la pena di 2 anni e 11 mesi, così come il veronese Luca Riboli, commissario in tre gare d'appalto «sospette», che patteggiò due anni.Per reati che spaziavano dall'associazione a delinquere alla turbativa d'asta fino al falso ideologico in atti pubblici, restavano da giudicare gli ultimi 5 imputati, tra cui la pena più alta (3 anni e 8 mesi) è stata inflitta a Marco Libanora, commercialista di San Pietro in Cariano in quanto «membro chiave e fondamentale dell'associazione» che avrebbe turbato decine di appalti pubblici e «consulente fidato di Zoccatelli, suo diretto emissario in seno alle commissioni di gara». Due anni e 6 mesi la pena da scontare per il vicentino Luciano Zerbaro (ex assessore provinciale di Forza Italia), che era«a disposizione e consapevole di ciò che gli era richiesto e di che cosa dovesse fare» ma su cui comunque «non sono emersi pesanti e plurimi ed univoci elementi di una sua partecipazione volitiva all'associazione».Infine, un anno è quanto dovrà scontare Flavio Pertoldi, vicentino, ex parlamentare Pd, già consigliere del Cev e commissario in due gare. Per l'accusa, quegli stessi manager del Cev che avrebbero dovuto gestire le aste facendo risparmiare denaro agli enti, nei fatti avrebbero invece agito come imprenditori puntando solo ad arricchirsi «in proprio». Di certo, se ne riparlerà davanti alla Corte d'Appello. Laura Tedesco Lo scandalo ● Dopo i blitz e le perquisizioni della Finanza in tutto il Veneto tra il 2015 e 2016, il Tribunale di Verona motiva le cinque condanne inflitte ad aprile la vicenda degli appalti «pilotati» del Cev agli enti pubblici ● Il caso era imperniato su Gaetano Zoccatelli (in foto) che aveva già patteggiato 2 anni e le cui società private avrebbero beneficiato degli illeciti contestati