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27/06/2020

Avanti tutta sulle semplificazioni

ItaliaOggi

Alla vigilia della pensione il nostro consulente ripercorre le tappe di 20 anni di battaglie
Burgio: sul decreto assunzioni il governo ascolti l'Anpci
Vito Mario Burgio non è solo un segretario comunale competente e un consulente straordinariamente preparato. È l'anima dell'Anpci, a cui in questo ventennio ha dedicato professionalità, esperienza, capacità. A fi ne mese Vito andrà in pensione e per l'Anpci sarà una perdita diffi cile da sostenere. Ma prima di lasciarci prendere dall'emozione di questi 20 anni passati insieme, vogliamo riconoscere al nostro «angelo custode» il tributo che giustamente merita con un'intervista all'uomo, all'amico, al consulente, al compagno di mille battaglie amministrative e politiche a difesa dei piccoli comuni. Domanda. Dott. Burgio ci racconti com'è iniziata questa bellissima avventura di condivisione durata 20 anni. Cosa le lascia l'Anpci? Risposta. Ho iniziato a collaborare con Anpci fin dalla sua costituzione 1999. A titolo gratuito per portare avanti le reali necessità dei sindaci e dei cittadini dei piccoli comuni. Mi sono ispirato al principio: prima i doveri e poi i diritti (inculcatomi da mio padre) e al motto «libertà è partecipazione» di Giorgio Gaber. In tutti questi anni di collaborazione ho avuto modo di conoscere sindaci e amministratori che hanno nobilitato e tenuto alto il valore della politica, oggi molto disprezzato dai cittadini. Sindaci come la presidente Franca Biglio che hanno dedicato e continuano a dedicare la loro vita ai cittadini ,senza alcun tornaconto personale. D. Tra le tante battaglie vinte dall'Anpci in questi anni a benefi cio dei piccoli comuni, quali la rendono maggiormente orgoglioso? R. Nonostante le reticenze e le diffidenze dell'apparato amministrativo centrale verso questi sindaci di periferia, con l'Anpci siamo riusciti a trasformare in legge alcune proposte senza le quali oggi i piccoli comuni avrebbero ancora maggiori diffi coltà. Mi riferisco in primis alla legge che consente nei comuni sotto i 5000 abitanti di poter attribuire ai sindaci ed assessori la responsabilità dei servizi (senza questa norma oggi, con la carenza di segretari comunali e il blocco delle assunzioni, le amministrazioni sarebbero paralizzate). Non va dimenticata inoltre la legge 448/98 (art 31) che consente di acquisire ,senza atto notarile, ma con un semplice atto deliberativo le aree private che da tempo vengono usate dalla p.a.. Sono nostre battaglie vinte anche la norma sul terzo mandato dei sindaci e le norme di semplifi cazione su Dup, bilancio consolidato, acquisto immobili e contributi per canone locazione caserme. Non vanno dimenticate altre due proposte che da anni portiamo avanti e che oggi, grazie al Covid, vengono prese in considerazione: la revisione dell'abuso d'uffi cio e la soppressione o modifica dell'Anac. Proposte che sono depositate dal 2017 al ministero degli affari regionali così come la richiesta di abolizione della norma (articolo 7, comma 8, legge n.131/2003) che consente alle sezioni regionali della Corte dei conti di esprimere pareri in materia di spesa e di personale. Una norma che ha generato negli ultimi anni un pullulare disorganico e contrastante di pareri sullo stesso argomento, generando il caos assoluto in materia di gestione economica e giuridica del personale. D. Anche la legge sui piccoli comuni del 2017 porta la sua fi rma, giusto? R. La legge 158 sui piccoli comuni del 2017 ha preso spunto dalla nostra proposta originaria già presentata in parlamento nel 2007 e scritta da me per Anpci in collaborazione con l'onorevole Silvio Crapolicchio. Poi la legge ha assunto la denominazione di Realacci-Bocchino e infi ne di legge Realacci-Terzoni. D. Qual è il suo più grande rammarico di questi anni? R. Il rammarico è constatare come oggi tutti parlino di semplifi cazioni solo perché c'è stato il Covid, mentre da 10 anni le nostre proposte giacciono in parlamento e presso i ministeri: dalla riforma organica del Tuel, da noi presentata tre anni fa, alla riforma del codice degli appalti. Noi fin dalle audizioni sul Codice sostenemmo che sarebbe stato un disastro per la p.a. Ricordo bene in audizione in commissione alla camera dei deputati quando sostenni che la migliore procedura di appalto sarebbe stata la procedura negoziata: tutti mi guardarono straniti, oggi lo scrive il presidente dell'ordine degli architetti di Torino, Massimo Giuntoli e i giornali ne danno risalto e lo sostengono. Un altro tema su cui da anni chiediamo interventi è la valutazione dei funzionari e manager pubblici. Visto che i premi vengono presi dalla quasi totalità dei dirigenti per la quasi totalità delle somme, essi si confi gurano più come una integrazione allo stipendio che come vero meccanismo premiale. Noi vogliamo che questo sistema venga radicalmente rivisto, soprattutto nei piccoli comuni i cui dirigenti passano giornate a produrre aria fritta piuttosto che a lavorare sui bisogni dei cittadini. D. Con quale spirito va in pensione? R. Vado in pensione con una forte preoccupazione che questa smania di semplificazione sia un fuoco di paglia. Nel congedarmi dai ruoli della p.a. invio un caloroso appello alla ministra della p.a. Fabiana Dadone, che ringrazio per la considerazione rivolta alle nostre proposte, affi nché riveda il decreto in materia di assunzioni ed esamini con attenzione le tredici pagine di semplifi cazione trasmesse dall'Anpci. Mi preme sottolineare come già a fi ne febbraio (si veda ItaliaOggi del 28/2/2020) un'indagine svolta dall'Anpci su un campione di 200 mini-enti abbia evidenziato come nel 64% dei casi il dpcm fi nisca per peggiorare la capacità assunzionale dei comuni. Siamo felici che ora se ne sia accorta anche l'Uncem. C'ha messo quattro mesi, ma meglio tardi che mai. © Riproduzione riservata

Foto: Vito Mario Burgio