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29/05/2021

Aumentato il deficit sulle opere

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

I risultati del XX rapporto dell'Osservatorio territoriale infrastrutture Nord (Oti)
Fermi 23 progetti su 68 (34%) perché senza fi nanziamenti
Al Nord il 34% dei progetti infrastrutturali è fermo; soltanto il 31% è in linea con la tabella di marcia. Sono questi i dati principali che si leggono nel nuovo rapporto dell'Osservatorio territoriale infrastrutture Nord (Oti), in collaborazione con le Confindustrie del Nord, giunto alla ventesima edizione, che ha monitorato 68 progetti infrastrutturali del Nord Italia arrivando a un quadro generale che vede 23 progetti completamente fermi (pari al 34%); 24 invece (35%) hanno avuto un avanzamento inferiore ai programmi e solamente 21 (31%) hanno soddisfatto le aspettative. Tra le cause, oltre alla pandemia, si riscontra, secondo l'analisi dell'Osservatorio, il mancato finanziamento di molti progetti, come nel caso delle ferrovie di adduzione al tunnel svizzero del Gottardo e al traforo del Lötschberg; la burocrazia legata alle procedure e ai processi decisionali, per esempio nelle opere di accessibilità ferroviaria e stradale a Malpensa e il persistere di veti e indecisioni politiche su diversi progetti, come, si legge nel report, la Gronda di Genova e il collegamento stradale VigevanoMalpensa. Il rapporto evidenzia come siano proseguite secondo le aspettative le opere dove è stato forte il commitment politico come il tunnel ferroviario del Brennero e le tratte di alta velocità BresciaVerona e Verona-Padova. Dall'Osservatorio, relativamente ai trasporti, delle 15 opere monitorate, solamente il 20% sono proseguite secondo le aspettative, mentre il rimanente 80% ha visto avanzamenti inferiori alle attese o è rimasto fermo. Inoltre, si legge nel rapporto, sono in sofferenza i nodi infrastrutturali delle città metropolitane del Nord. Sulle 26 opere monitorate, 22 (l'84%) non hanno avuto avanzamenti oppure hanno avuto avanzamenti inferiori a quelli previsti. Anche le opere delle reti Ten-T, che permettono all'Italia sia di rimanere agganciata ai grandi flussi europei sia di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità previsti dal Green Deal Europeo (ovvero trasferire il 75% delle merci trasportate su ferrovia), vanno avanti a rilento. Delle 15 opere riguardanti i grandi assi ferroviari, 6 sono avanzate secondo le aspettative (il 40%), mentre 7 (il 47%) sono rimaste sostanzialmente ferme e le altre hanno avuto avanzamenti inferiori alle attese. In prospettiva e in vista del Pnrr, il rapporto segnala che «sarà necessario un adeguamento del funzionamento dei procedimenti amministrativi che sottostanno all'esecuzione del piano». L'accenno è agli strumenti di governance del Recovery Plan e su questo aspetto, peraltro in fase di defi nizione nell'imminente decreto-legge che palazzo Chigi dovrebbe presentare a giorni, l'Osservatorio ha evidenziato la necessità di «evitare qualsiasi sovrapposizione ed interferenza che si tradurrebbe in rallentamenti fra le strutture dedicate alla gestione del piano e quelle amministrative che inevitabilmente dovranno portarne avanti l'esecuzione». Sul lato ordinamentale, nel rapporto si mette in luce anche la necessità di «intervenire sul framework normativo alla base della programmazione infrastrutturale, imponendo vincoli meno rigidi alla progettazione delle opere e cercando di non arenarsi in procedure farraginose, processi burocratici lenti e disfunzioni legate al codice degli appalti. In realtà, la sfi da sulle modifi che del quadro regolatorio è già in corso e vedrà, sempre nei prossimi giorni, approdare in consiglio dei ministri la nuova bozza, corretta e rivista, del decreto-legge semplifi cazioni per il Pnrr, strumento essenziale, assieme alle riforme di sistema, per assicurare al nostro paese la realizzazione degli interventi entro il 2026 e costanti fl ussi di risorse in questi cinque anni. © Riproduzione riservata