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09/10/2020

Aumentano i contagi, scontro sul Covid-Hospital

Il Manifesto - MARIO DI VITO

MARCHE, OPPOSIZIONI CONTRO
La struttura voluta da Bertolaso e costata 20 milioni rimase aperta per soli dieci giorni
II Risalgono i contagi e si riaffaccia l'idea di utilizzare il Covid Hospital di Civitanova Marche, la struttura di emergenza creata la scorsa primavera da Guido Bertolaso con l'aiuto dell'Ordine di Malta, costata quasi venti milioni di euro e rimasta aperta solo dieci giorni con appena tre pazienti ospitati su ottantaquattro letti installati. Più facile a dirsi che a farsi: le terapie intensive marchigiane sono ben lontane dal potersi dire in sofferenza, con trentacinque ricoveri su quasi duecento posti in totale. L'idea di rimettere mano alla struttura di Civitanova è filtrata dagli ambienti della nuova giunta regionale di Francesco Acquaroli, con forti pressioni dalla dirigenza del Servizio sanitario regionale, ma sta già trovando davanti a sé un muro di obiezioni. «La riattivazione del Covid Hospital - dice la segretaria generale della Cgil Daniela Barbaresi - andrebbe ad aggravare la già difficile situazione del personale medico e sanitario, soprattutto per quanto riguarda le terapie intensive e le rianimazioni». Già, perché il nodo del personale non è mai stato risolto: le assunzioni non sono mai state fatte né programmate e l'unica ipotesi è quella di utilizzare i medici e gli infermieri dei vari ospedali del territorio, che dovrebbero prestare servizio in aggiunta al proprio orario di lavoro. Una soluzione non inedita - era già stata attuata durante i dieci giorni di apertura del Covid Center - ma che vede i medici fermamente contrari, con gli anestesisti che hanno già fatto sapere di essere pronti allo sciopero. Dal palazzo della Regione fanno sapere che, in ogni caso, il Covid Hospital potrebbe riaprire in qualsiasi momento e che servirebbero «al massimo 24 ore», ma siamo alla propaganda pura. Acquaroli, alla sua terza settimana da presidente, tentenna: non esclude l'ipotesi di riaprire la cosiddetta astronave di Civitanova, ma dice anche che «non avrebbe senso farlo solo per due o tre pazienti». Il problema è che, con la giunta ancora tutta da costruire tra i veti incrociati di Lega e Fratelli d'Italia che già litigano sull'assegnazione delle deleghe, ancora nessuno ha deciso come applicare il Decreto 34 dello scorso maggio, quello che prevede il rafforzamento delle terapie intensive «con previsione di posti letto e relative somme, comprese quelle per il personale». In tutto questo, prosegue anche l'inchiesta della procura di Ancona, che, pur senza aver ancora aperto il registro degli indagati, ipotizza il reato di abuso d'ufficio. In estate la guardia di finanza ha acquisito tutta la documentazione sul Covid Center dalla Regione per capire se la struttura sia stata allestita nel rispetto delle norme sugli appalti o meno. L'emergenza della scorsa primavera aveva portato la Regione ad affidare la raccolta dei fondi necessari all'apertura del centro all'Ordine di Malta, sostenendo che se avessero dovuto pensarci gli uffici, l'iter burocratico sarebbe stato troppo lungo e complesso. Sul caso indaga anche la procura della Corte dei conti.