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25/10/2018

Atti di gara, decide la stazione appaltante

ItaliaOggi - ANDREA MASCOLINI

LE LINEE GUIDA ANAC NON SONO VINCOLANTI
Le linee guida Anac non vincolanti non si possono assumere a parametro di legittimità delle decisioni adottate dalle stazioni appaltanti con gli atti di gara; non fissano regole prescrittive ma solo ricognitive di principi generali. È quanto ha affermato il Consiglio di stato, sezione quinta, con la sentenza del 22 ottobre 2018, n. 6026 rispetto a una lettera di invito in cui si eccepiva, nel ricorso, l'indebita commistione fra requisiti soggettivi del concorrente e requisiti oggettivi dell'offerta risultante dalla lex specialis e un sistema di attribuzione dei punteggi non conforme alle linee guida Anac n. 2. I giudici hanno affermato che non ha pregio evidenziare la discrasia fra la legge di gara e le prescrizioni di cui alle linee guida dell'Anac n. 2 del 21 settembre 2016 in tema di offerta economicamente più vantaggiosa. Per il Consiglio di Stato, si tratta «pacifi camente di linee guida non vincolanti (le quali traggono la propria fonte di legittimazione nella generale previsione di cui al comma 2 dell'articolo 213 del nuovo Codice dei contratti) che non risultano idonee a rappresentare parametro di legittimità delle determinazioni adottate dalle singole stazioni appaltanti nella fi ssazione delle regole di gara». Le linee guida, quindi, lungi dal fi ssare regole di carattere prescrittivo, «si atteggiano soltanto quale strumento di regolazione fl essibile, in quanto tale volto all'incremento dell'effi cienza, della qualità dell'attività delle stazioni appaltanti». Il Consiglio di stato ha messo in evidenza uno dei limiti della cosiddetta soft law (emerso copiosamente anche nella consultazione pubblica sul codice dei contratti pubblici lanciata la scorsa estate dal ministro Toninelli): si tratta, nel caso delle linee guida, di testi «ricognitivi di princìpi di carattere generale, ivi compreso quello della lata discrezionalità che caratterizza le scelte dell'amministrazione in punto di individuazione degli elementi di valutazione delle offerte». Da ciò si desume che le scelte della stazione appaltante «non possono essere censurate in giudizio se non in caso di palesi profi li di irragionevolezza e abnormità (nel caso di specie non ravvisabili)». © Riproduzione riservata

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