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03/09/2020

Atm, l’inchiesta si allarga Svelati gli appunti di Bellini

Corriere della Sera - Luigi Ferrarella

Corruzione Coinvolti altri cinque manager, indagata anche la Hitachi
Cinque nuovi indagati nell'inchiesta sulle tangenti Atm. Ci sono manager di Hitachi Rail Sts (l'ex Ansaldo Sts) e di Siemens Italia Paolo Bellini. All'ultimo interrogatorio Paolo Bellini - capoarea Atm al centro dell'inchiesta che ha acceso il faro su otto gare d'appalto del valore di 150 milioni - ha voluto allegare una serie di scritti (ora desecretati) in cui controbatte a ciò che a suo parere non è veritiero negli interrogatori dei coindagati. Da qui il nuovo sviluppo.

a pagina 5

Anche «Hitachi Rail Sts» (l'ex «Ansaldo Sts») con due suoi manager per le ipotesi di turbativa d'asta e corruzione, e anche il capo della divisione «mobility» di «Siemens Italia» con il suo responsabile gare per l'ipotesi di turbativa d'asta, sono i 5 nuovi indagati nell'inchiesta sulle tangenti Atm che affiorano da un nuovo interrogatorio desecretato e da una integrazione alla richiesta di «incidente probatorio» di Paolo Bellini, cioè del capoarea Atm al centro dei 13 arresti ordinati dalla gip Lorenza Pasquinelli il 22 giugno per le contestate irregolarità su 8 appalti del valore di 150 milioni sugli impianti di automazione delle metropolitane. L'incidente probatorio, anticipazione di un pezzo di processo, durerà sino a ottobre.


L'amanuense arrestato

All'ultimo interrogatorio Bellini, difeso dall'avvocato Massimiliano Leonetti, in versione recluso-amanuense ha voluto allegare una serie di manoscritti, con i quali in custodia cautelare ha contrappuntato ciò che a suo avviso non risponde al vero nei depositati interrogatori dei suoi coindagati pure arrestati. A volte quasi piccato, come di fronte alla lettura del verbale di Paolo Alberti, manager di «Alstom»: «Inverosimile che dica di conoscermi a malapena. Ribadisco che per 10 anni c'é stato un confronto quasi settimanale con lui e il suo staff per moltissimi problemi risolti con Alstom».


Lo schermo di Hitachi

Sul fronte dei colossi del settore, «Hitachi» va dunque ad aggiungersi a «Siemens», «Alstom», «Engineering» e «Ceit», già indagate in base alle legge 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi dai propri vertici nell'interesse aziendale. Se ne era avuto sentore già nel precedente verbale di Bellini, laddove aveva iniziato a spiegare che, in relazione alla gara bandita da Atm il 13 marzo 2019, «per desiderio di Hitachi non avrebbero dovuto esserci relazioni dirette tra me e i loro tecnici progettisti, e questo al fine di tutelare la società. Ciò determinò la farraginosità del lavoro», perché allora un consulente intermediario di Hitachi «riceveva le informazioni tecniche dagli ingegneri di Hitachi, me le girava su chiavetta usb, io le dovevo correggere ove necessario, e quindi restituire a lui gli elaborati per girarli ai progettisti di Hitachi». In cambio, il consulente che agiva per conto del colosso «mi aveva promesso 30 mila euro per il complesso della mia consulenza a Hitachi, e, nel caso di aggiudicazione della gara, un'ulteriore gratificazione di 100/150 mila euro a cadenza mensile lungo i 6 anni di durata dell'appalto. Dei 30 mila ho ricevuto in effetti 19 mila in tre tranches perché poi Hitachi rinunciò alla gara ritenendo che il valore giusto fosse 128-132 milioni di euro» (e non i 100 del bando Atm). «Non ho evidenza - aveva aggiunto Bellini - che il personale Hitachi fosse al corrente del fatto» che il loro consulente «mi avesse promesso denaro per la mia opera, pur potendolo facilmente immaginare». Adesso però il pm Polizzi ritiene di poter collegare, fino a ottobre 2019, Bellini ai consulenti di Link Consulting (Edoardo Lupi e Ettore D'Auria), e costoro direttamente a Hitachi tramite due manager di Hitachi, Simone Carini e Antonio Casazza.


Proprio sul pc d'ufficio

In questo capitolo, riguardante Hitachi, Bellini inserisce anche un passaggio quasi grottesco sulle ragioni della propria irritazione nei confronti di un altro dipendente Atm (già indagato in giugno) che lo aiutava nel disegnare su misura la gara per Hitachi ma che lo faceva senza le cautele che Bellini avrebbe voluto, e cioè usando un computer Atm nel suo ufficio in Atm, lasciandolo pure sul tavolo.


«De Lucia non ha mai partecipato agli incontri, si è limitato a lavorare per me sui documenti Hitachi come gli avevo chiesto, ricevendo da me complessivamente 3.000 euro - premette Bellini -. Confermo che lavorasse in ufficio su un proprio pc portatile, non collegato alla rete aziendale. Io gli avevo chiesto in più occasioni di lavorare a casa sul materiale Hitachi che gli consegnavo, ma lui, evidentemente per problemi di tempo o logistici, vi lavorava anche in ufficio utilizzando appunto tale computer. Ricordo anche che in più occasioni mi alterai con lui perché non prestava attenzione a riporre quel computer dopo avervi lavorato, lasciandolo sulla propria scrivania».


Chi sapeva in Siemens

Novità anche su Siemens, dove già erano contestati il flusso di notizie per truccare la gare e le collegate intese corruttive che a detta di Bellini (come in un incontro «del quale era evidente a tutti l'illiceità in pendenza del termine di deposito delle offerte e in uffici diversi da quelli della stazione appaltante») avevano visto protagonisti il project manager italiano Camillo Gallizioli e l'indagato responsabile vendite della casa madre tedesca Siemens Ag, Rudolf Unverzagt. Ora sulla base delle dichiarazioni di Bellini il pm aggiunge la convinzione che di tutte queste «interlocuzioni era costantemente aggiornato Marco Bosi», il capo di Siemens Mobility Italia, «che dava il proprio benestare all'operazione» tra gennaio e luglio 2019, consapevole pure il manager (secondo Bellini) che si occupava poi degli aspetti operativi, Massimo Luongo. Per Bellini l'accordo era che poi, ove Siemens avesse vinto l'appalto, avrebbe subappaltato parte dei lavori a Ceit (grosso fornitore di Siemens), che a sua volta ne avrebbe girato una parte intorno ai 6-7 milioni alla Mad srl, società alla quale era cointeressato Bellini.


lferrarella@corriere.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Chi è

Paolo Bellini (nella foto) ,
54 anni, in Atm era capoarea di impianti di segnalamento e automazione delle linee della metropolitana. In giugno è stato arrestato per ipotesi di corruzione e turbativa d'asta

Secondo l'accusa, durante la sua attività in Atm avrebbe truccato
gare pubbliche
in cambio
di mazzette
e lavori in subappalto
per imprese
con le quali aveva interessi economici.
Ai colossi del settore venivano offerte informazioni privilegiate
- utili in vista dei bandi di gara Atm - e sopralluoghi

A giugno sono stati tredici
gli arrestati nell'ambito dell'inchiesta della Procura.
A vario titolo
le ipotesi di accusa sono associazione per delinquere, corruzione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio.
Ora si sono aggiunti
cinque nuovi indagati

Sotto esame 8 gare da 150 milioni negli
appalti per l'innovazione e manutenzione delle linee metropolitane. In settembre e ottobre il pm e tutte le difese potranno interrogare in «incidente probatorio» Bellini, anticipazione di un pezzo del futuro processo


Foto:

In arresto

Paolo Bellini,
54 anni, in Atm era capoarea automazione del metrò. È l'uomo chiave dell'inchiesta


Foto:

Appunti

I fogli di Paolo Bellini, capoarea Atm, sui quali durante la custodia cautelare ha contrappuntato ciò che a suo avviso non corrisponde al vero negli interrogatori dei suoi coindagati, pure loro arrestati