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22/07/2018

Atac, i nuovi timori M5S: «Senza proroga fallisce»

Il Messaggero

IL CASO
Lo scossone, in Campidoglio, si è sentito forte. La bocciatura dell'Anticorruzione alla proroga del contratto tra l'Atac e il Comune rischia di minare la strada del concordato. Serve una reazione, alla svelta. «Un'azienda con un debito così ingente, che supera il miliardo, non si risana in un anno, la nostra linea è sempre stata chiara e la ribadisco: una proroga fino al 2021 è fondamentale per evitare il fallimento, è il nostro progetto per il concordato», argomenta Marco Terranova, il grillino presidente della Commissione Bilancio di Roma Capitale. La relazione del pool di Raffaele Cantone, anticipata ieri dal Messaggero, «ovviamente va ascoltata - sostiene Terranova - e ora vanno applicati eventuali correttivi, se servono». Anche Enrico Stefàno, altro big pentastellato, a capo della Commissione Mobilità, riconosce che ci sono «criticità», ma confida che siano «superabili», perché «le soluzioni ci sono».
In realtà la via per salvare questo colosso dei trasporti pubblici iper-indebitato è strettissima, anche perché il caso Atac è diventato una partita a incastri per il M5S, che tra gli 11 mila dipendenti dell'azienda, alle comunali del 2016, ha fatto incetta di voti. Gli interessi da tutelare, insomma, sono diversi e non tutti coincidono. Una fetta della maggioranza ha promesso ai lavoratori che l'Atac non sarà messa a gara mai. La sindaca Virginia Raggi ha detto più volte che l'obiettivo è che «resti nelle mani del Comune», nemmeno di un altro soggetto pubblico.
L'Anticorruzione però è stata chiara: la proroga del contratto fino al 2021, oltre ad aggirare la gara europea prevista per il 2019, come ha sottolineato l'Antitrust, violerebbe anche le leggi sugli appalti, che ipotizzano il ricorso a un prolungamento del contratto solo in casi eccezionali, per ora «non verificati», e soprattutto solo «nelle more» di una gara già avviata. Mentre in Comune, hanno scritto gli esperti dell'Anac, «non è dato ravvisare alcuna attività istruttoria riconducibile all'avvio» di una procedura pubblica. Ecco perché l'Autorità guidata da Cantone ha espresso sull'operazione «seri dubbi» e «gravi perplessità». Una stroncatura che si somma a quella dell'Authority della concorrenza, che già a maggio si è rivolta al Tar segnalando un «eccesso di potere» del Campidoglio e «il perseguimento di finalità estranee all'interesse generale».
TEMPI LUNGHI PER I NUOVI MEZZI
Raggi, tornata ieri dalla Romania, domani farà il punto in Campidoglio con gli assessori e con l'ad Paolo Simioni. Sul tavolo, come hanno suggerito anche dal quartier generale di via Prenestina, c'è l'ipotesi che il Comune sforni una «pre-informativa» di gara, che insomma si avvii formalmente l'iter per mettere sul mercato i trasporti pubblici di Roma. A quel punto, con la proroga attuale o magari con un nuovo atto di proroga, Atac sarebbe legittimata a operare fino all'assegnazione della gara, che difficilmente, in ogni caso, avverrebbe comunque prima del 2021. Il piano di concordato, spalmato su un orizzonte temporale triennale, non sarebbe indebolito e il gigante malato dei trasporti romani avrebbe tutto il tempo per guarire, senza forzature. L'altra grana è quella dei nuovi bus, decisivi per il risanamento, ma l'appalto per comprarne 320 è andato deserto. I primi di agosto Atac dovrebbe prenotarne allora un centinaio con la piattaforma Consip, che fa capo al Mef. Per gli altri servirà un nuovo bando. Ma il verdetto dei giudici fallimentari dovrebbe arrivare prima, entro fine luglio.
Lorenzo De Cicco
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