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09/10/2018

Astaldi lascia orfane Milano e Bari

La Verita' - R.E.

Dopo la certificazione delle agenzie di ratingil futuro della società romana è segnato In crisi finiscono la Metro 4 e l'ospedale di Fasano in Puglia. Allarme per il Brennero
• Le agenzie di rating hanno calato la scure su Astaldi. Il livello dei suoi bond è stato declassato da Standard & Poor a «D», il livello più basso di merito di credito. La Consob ha vietato le vendite allo scoperto su Astaldi dopo che il titolo ha perso oltre il 60% da giovedì scorso, giorno in cui è stato resa nota la richiesta di concordato preventivo con riserva. Salini-Impregilo, primo gruppo italiano di costruzioni, starebbe valutando l'acquisto: con una nota emessa ieri sera ha confermato la voce dell'interessamento ad Astaldi, ribadendo però che al momento in merito non è stata presa ancora nessuna decisione. A farsi sentire nei giorni scorsi è stato il sindaco di Milano, Beppe Sala, preoccupato per l'avanzamento dei lavori della metro 4. Opera che vede Astaldi tra le imprese del consorzio che la sta realizzando. Stessa angoscia da parte della Cna del Trentino Alto Adige che ha espresso forte preoccupazione per la crisi del gruppo impegnato nel raggruppamento di imprese che sta lavorando alla costruzione della parte italiana del tunnel di base del Brennero, il più importante cantiere d'Europa. «Il fallimento di Astaldi», afferma Claudio Corrarati, presidente della Cna del Trentino Alto Adige, «potrebbe avere ripercussioni nella realizzazione della grande opera, perché i partner rimanenti dovrebbero subentrare nelle lavorazioni, ma temiamo possa avere conseguenze pesanti anche per i tanti subappaltatori locali impegnati nel cantiere». Medesime preoccupazioni per i lavori sulla Quadrilatero. Qui la Regione Umbria ha approvato una mozione che chiede un intervento da parte dell'Anac e del Parlamento affinchè venga cambiata la normativa sugli appalti pubblici, che non tutela fino in fondo imprese e lavoratori. Un problema in più per la società Quadrilatero che ha già liquidato svariati milioni alle imprese assegnatarie, nella speranza, vana, che con quelle risorse si potessero liquidare i subappaltatori. Solo in agosto Astaldi ha ricevuto dalla Quadrilatero 30 milioni di euro per lavori effettuati. Soldi - come lamenta il consigliere regionale Andrea Smacchi - «versati ad Astaldi ma che finiranno nel concordato (alle banche) e non verranno versati alle società che hanno effettuato i lavori. Ci sono aziende umbre con esposizioni superiori al milione di euro, in difficoltà anche nel pagare gli stipendi: ci sono 950 dipendenti dell'indotto che non hanno alcuna certezza sugli stipendi e sul futuro del proprio posto di lavoro». Questa la situazione delle commesse di Astaldi i cui lavori sono iniziati da anni, e poi ci sono quelle appena assegnate. Uno dei casi più incredibili è quello del nuovo ospedale di MonopoliFasano in Puglia. Qui Astaldi, in associazione con la locale Guastamacchia, ha vinto la gara e nonostante i contenziosi legali sollevati dalle altre due ditte, seconda (Pessina) e terza (Manelli), ha fatto la posa della prima pietra. Lo stesso Michele Emiliano, presidente della Regione, si è presentato sapendo che i giudici amministrativi del Tar della sua Regione si esprimeranno proprio sul merito di questa gara, dopo che il consiglio di Stato, lo scorso maggio, ha accolto il ricorso della Pessina costruzioni. E c'è almeno un altro caso simile: quello della realizzazione del nuovo ospedale Cisanello di Pisa - che ha visto vincere la gara in cordata Inso, controllata del gruppo Condotte. La Regione, in questo caso, ha bloccato la procedura di assegnazione. L'Aoup, stazione appaltante per conto della Regione del presidente, Enrico Rossi, ha avuto il buon senso di fermare tutto in attesa del pronunciamento del Tar previsto per il prossimo 27 novembre. In questo caso l'azienda ospedaliera pisana - a differenza di quella pugliese - ha deciso anche di effettuare un sovrappiù di indagine sulla regolarità della documentazione presentata. Resta quindi sempre il problema di tipo generale: come può l'Italia immaginare di riuscire a finire in tempo le opere pubbliche in situazioni così complesse? All'estero tutto ciò non avviene. Per esempio in Danimarca, quando iniziarono ad essere noti i gravi problemi finanziari della stessa Condotte, lì impegnata nel consorzio con Itinera e Grandi lavori fìncost nella costruzione del terzo ponte più grande del Paese, quello di Storstromsbroen, la ditta italiana è stata estromessa. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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