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15/12/2018

Assonime: modifiche al codice appalti senza ripartire da zero

Il Sole 24 Ore - Giorgio Santilli

RAPPORTO INFRASTRUTTURE
Maccaferri: il governo avvii le opere grandi e piccole utili alla crescita subito
L'Assonime scende in campo nella partita delle infrastrutture con un Rapporto coordinato da Gaetano Maccaferri che mette in fila molti aspetti di attualità e avanza una proposta complessiva. La riforma del codice appalti, anzitutto. «Sostituire il codice con un diverso corpo normativo - scrive il Rapporto - creerebbe ulteriori discontinuità e incertezze» e «non sembra una soluzione desiderabile. Al contrario possono essere utili modifiche mirate del codice volte a rimuovere il gold plating che aumenta ingiustificatamente la complessità delle procedure rispetto a quanto richiesto dalle direttive, ad esempio in materia di subappalti».

Assonime auspica «un testo unico che riunisca le norme di fonte secondaria» una volta completata l'adozione delle misure attuative di natura regolamentare. Quanto alle linee guida Anac, l'auspicio è che Anac specifichi «espressamente qual è il valore giuridico» dell'atto emanato per le amministrazioni e gli operatori. L'associazione riconosce all'Autorità guidata da Raffaele Cantone grande impegno nell'adozione di linee guida, proposte di decreti ministeriali, bandi tipo, elenchi e albi, ma che al momento il risultato dell'esperienza della soft law «non appare soddisfacente». Molti operatori - dice il Rapporto - «ritengono che in linea generale sia aumentata la complessità del sistema, sia per la pluralità delle fonti che per le incertezze sul valore giuridico dei diversi atti e di nozioni quali quelle di regolazione «non prescrittiva ma descrittiva». Quanto all'analisi, si evidenzia come molte delle difficoltà attuali nascano «dall'assenza di una disciplina transitoria». Un punto che sarebbe invece significativo resta quello della qualificazione delle stazioni appaltanti.

Inevitabile la considerazione sulla riduzione della spesa in investimenti della Pa che è scesa dai 47 miliardi del 2007 ai 34 del 2017 (-27%). Dal 2016 «si registra una svolta negli stanziamenti pubblici destinati alle infrastrutture con un piano di investimenti per circa 140 miliardi». Tuttavia, «questi significativi stanziamenti non sono ancora riusciti a rilanciare la spesa in infrastrutture».

La vera priorità per rilanciare il settore (e accelerare la ripresa della crescita del Paese) resta comunque la rimozione dei blocchi che lo frenano, dall'esigenza di un assetto istituzionale che riporti le infrastrutture strategiche nelle competenze legislative dello Stato alla semplificazione delle procedure decisionali del Cipe alle conferenze di servizi (per cui si propone un gruppo di lavoro tecnico presso il Consiglio di Stato per elaborare una proposta normativa volta a ridurre il numero di partecipanti) alla modernizzazione della Corte dei conti.

Valutazione anche dello strumento dell'analisi costi-benefici che «è utile ma non costituisce mai un sostituto della decisione politica» mentre è comunque necessaria «una nuova strategia di comunciazione capace di evidenziare ai cittadini i benefici diretti e indiretti di un buon sistema infratsrutturale». Nel rapporto con i privati «occorre ridurre al minimo il rischio di mutamenti delle regole» ma anche «la tendenza a rimettere in discussione i contratti in essere».

«Se veramente il Governo vuole raggiungere gli obiettivi di crescita economica che ha posto alla base del Def - commenta Gaetano Maccaferri - la priorità è promuovere opere che da subito abbiano un impatto sulla ripresa dell'economia e sulla sicurezza dei cittadini. Occorrono sia interventi diffusi di manutenzione sul territorio, con un focus sulla viabilità, sulla sicurezza, sulla difesa del suolo e sulle infrastrutture sociali, sia il rapido completamento delle opere già avviate o pronte ad essere cantierate. Non si tratta di scegliere a priori tra piccole e grandi opere: al Paese servono entrambe».

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