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03/08/2021

Assicurare la concorrenza tra imprese e gestire le…

Messaggero Veneto - giorgio perini

Assicurare la concorrenza tra imprese e gestire le procedure di infrazione dovrebbe sempre essere tra le priorità di ogni governo: tutelare la concorrenza serve a garantire ai cittadini i migliori prodotti e servizi ai migliori prezzi, risolvere le procedure di infrazione scongiura il rischio di pagare pesanti multe all'Europa (l'Italia ha pagato più multe di qualsiasi altro stato membro negli ultimi anni). Eppure sembra che, anche in questo caso, come per Ilva, Alitalia, autostrade per l'Italia, gli ultimi governi abbiano deciso di non decidere, accontentandosi di galleggiare. Ora però i due temi sono tornati prepotentemente alla ribalta. Per quanto riguarda la concorrenza il premier Draghi ha detto che "non intende finanziare i monopolisti con il Pnrr" (recovery plan), un messaggio destinato a rassicurare l'Europa ma anche a ricordare al nostro parlamento che l'obbligo di emanare una legge a cadenza annuale su "mercato e concorrenza" (spesso definita "Legge sulle liberalizzazioni), introdotto fin dal 2009 (Legge 99, art. 47), è rimasto lettera morta fino al 2017, quando è stato attuato, per la prima e anche unica volta, con la Legge n. 124, ma rappresenta ora una delle condizioni poste (per fortuna) dall'Europa per poter beneficiare dei fondi del Recovery fund (e dovrà includere per esempio la riforma del sistema degli appalti pubblici e delle concessioni, in particolare quelle portuali). Per quanto riguarda le procedure di infrazione, nel 2020 abbiamo toccato il picco negativo del quinquennio 2016-2020 con 86 procedure aperte contemporaneamente, mentre ancora una volta la migliore performance risale al 2017 con sole 62 procedure aperte (meglio di Francia e Germania). Soltanto una coincidenza? Non direi proprio, visto che proprio in quell'anno la Commissaria alla Concorrenza, la danese Margrethe Vestager, ora anche vicepresidente della Commissione europea, fece una cosiddetta "country visit" in Italia, intervenendo tra l'altro proprio in parlamento, per suggellare il partenariato rafforzato tra Italia (a tutti i livelli della pubblica amministrazione) e Commissione europea in materia di concorrenza e di aiuti di stato, firmato l'anno precedente (il 3 giugno 2016) con il sottosegretario agli affari europei di allora, Sandro Gozi, nell'ambito del meeting europeo tenutosi a Bruxelles con tutti gli stati membri di cui fummo protagonisti assoluti! Quel "common understanding" tra Italia e Commissione europea, al quale ho avuto l'onore di dare il mio contributo lavorando fianco a fianco con i colleghi di Palazzo Chigi, era solo la punta dell'iceberg di un continuo, paziente lavoro condotto in tandem, tra il Dipartimento Politiche Europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri verso le amministrazioni pubbliche italiane, e la Rappresentanza Permanente d'Italia presso l'Ue a Bruxelles grazie a contatti informali pressoché quotidiani con i funzionari della Ce. Quanti caffè ho preso assieme ai colleghi della Commissione europea (in territorio neutro, cioè fuori dai rispettivi uffici) cercando - e spesso trovando - il giusto compromesso, la formulazione giuridica necessaria a superare le censure dell'Europa, l'escamotage nelle pieghe del diritto UE che non si sarebbero mai raggiunti con riunioni formali e men che meno con scambi di corrispondenza! E non di rado mi sentivo dire che la soluzione che avevamo ipotizzato "dietro le quinte "non poteva essere avanzata ufficialmente dalla Commissione, ma se l'avesse proposta l'Italia, avrebbe avuto ottime probabilità di essere accolta, e più di qualche volta è andata proprio così. Ecco il valore aggiunto, insostituibile, del lavoro quotidiano ed informale a Bruxelles che però deve trovare orecchie attente a Roma. Ci sarà il cambio di passo che (per fortuna) ci chiede L'Europa (visto che da soli non ci riusciamo)? A giorni dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il secondo Ddl concorrenza dal 2009, che il premier Draghi ha voluto fortemente e intende far approvare prima della pausa estiva. Per le procedure di infrazione basta replicare il metodo descritto che ha dimostrato la sua validità con i record ineguagliati raggiunti nel 2017. Con il governo Draghi si è già vista una timida inversione di tendenza, ma per risultati più eclatanti occorre più tempo (e molti più caffè a Bruxelles! ) --© RIPRODUZIONE RISERVATA