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22/07/2021

Assessora Cotto, aggiorni la sua «narrazione»

La Stampa

LETTERE ALLA REDAZIONE
L'intervista rilasciata dall'assessora Cotto a La Stampa qualche giorno fa, mostra una «narrazione» che attraversa, sempre uguale, intere fasi storiche e cicli geologici. Dalla crisi del 2008 dei sub-prime, alla presente crisi sociale e sanitaria, dall'olocene alla sua presente e drammatica fase, l'antropocene, la trama in tre passaggi non cambia: a) presa d'atto dell'emergenza; b) annuncio delle azioni per limitarne i danni; c) rassicurazione che tutto è sotto controllo. È un conservatorismo di lungo corso che, nelle sedi della rappresentanza, le è riconosciuto come una virtù. «La casa delle donne e dei bambini», che nell'intervista è accreditata come una delle risposte all'emergenza di «casa e povertà», viene dipinta con un fiocco rosa e accompagnata da un fiabesco suono di campanelli. In realtà è un esercizio punitivo, infatti procede per separazioni e disciplinamenti: donne e bambini da una parte e uomini altrove, in improbabili dormitori, autorizzati a incontrare i familiari solo in certe ore del giorno. Non è difficile rileggere in questo esercizio punitivo, il giudizio dell'assessora sulle «occupazioni», che risale al 2010: «una emergenza abitativa accompagnata dalla intenzione fraudolenta di violare il diritto di proprietà». Ma è dal 2008 che la crisi si aggrava, e con il Covid persino nelle sedi della rappresentanza europea si è fatta strada l'idea di un cambiamento radicale del modello sociale dominante. Così, mentre le ricadute di tale perdurante crisi, in termini di disuguaglianze e povertà, sono indecifrabili o tema di previsioni drammatiche, l'assessora si dichiara «pronta a intervenire». Così pure, sono decenni che i bandi per le case popolari non danno il via ad assegnazioni ma a scommesse, giocate sulla modestia del reddito, sulla composizione del nucleo famigliare e, in ultimo, con un definitivo distacco dai valori costituzionali, sulla differenza etnica, e l'assessora continua imperterrita a rilasciare dichiarazioni di emergenza. L'esercizio del diritto all'abitare, che ha come sottostanti tre articoli della Costituzione (gli articoli 2, 3 e 42), è di fatto sospeso dal 2008 per una parte sempre più considerevole della popolazione. Un'emergenza senza fine che si trasforma inevitabilmente in stato di eccezione. Cosicché, tutte le procedure implementate per contenere tale emergenza - i bandi, le graduatorie, le «azioni di riduzione del danno», la filantropia della «banca del dono» e della «mensa sociale» - mutano di segno e si trasformano in dispositivi di disciplinamento e controllo di un malessere sociale che, al presente, viene interpretato in chiave autoritaria dai demagoghi sovranisti. Solo le «occupazioni», per un periodo troppo breve, hanno sottratto alcune famiglie senza alternativa alloggiativa, troppo poche, a questi dispositivi. Fino a quando, vien da chiedersi, la «narrazione» dell'assessora, nonché l'alterazione dei fatti che ne consegue, può essere tollerata? Chi scrive giudica che l'assessora e la sua «narrazione», purtroppo replicata e amplificata da suoi omologhi di altre città, costituiscano un ostacolo alla rimozione delle cause di questa emergenza senza fine. Pertanto, salvo che l'assessora non si dimetta, aggiorni almeno la sua «narrazione» e: a) riconvochi l'Osservatorio sull'abitare e vi metta all'ordine del giorno le delibere sui beni comuni, già votate altrove, per ricondurre l'esercizio del diritto di proprietà ai limiti costituzionali; b) metta a disposizione della cittadinanza, e di un progetto di casa di accoglienza per famiglie, l'edificio di via Allende, a suo tempo «sgombrato» e adesso vuoto e abbandonato all'ingiuria del tempo e all'incuria degli uomini; c) solleciti il Prefetto a convocare una cabina di regia per garantire il passaggio da casa a casa delle centinaia di famiglie su cui pende il riavvio delle procedure di sfratto sospese dal governo, per la pandemia. Chi scrive rimane in fiduciosa attesa. PER IL COORDINAMENTO ASTI-EST SOTTILE, CLEMENTE, PICCININI, STENNARDO, RASERO, GULLINO, POZZATO