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31/05/2019

Asse tra Tria e Matteo: no a manovrine in estate

Libero - SANDRO IACOMETTI

LA STRANA COPPIA RISPONDE ALLA UE
Scatta l'idillio tra il leader del Carroccio e il ministro del Tesoro, il quale non vedeva l'ora di mettersi al lavoro su misure di crescita. Intesa anche sulla replica alla lettera di Bruxelles: «Gli obiettivi saranno raggiunti senza interventi correttivi in corsa»
■ I conti sono a posto, la risposta sarà pacata e il governo rispetterà le regole Ue senza manovre correttive. Chi si aspettava fuoco e fiamme, spade di Giussano brandite contro Bruxelles e pugni fragorosamente sbattuti sul tavolo resterà deluso. Se finito lo spoglio Luigi Di Maio ha ritrovato il vecchio vigore antieuropeista («lettera assurda, l'Italia non si piega»), Matteo Salvini, all'opposto, si è trasformato in un fermo ma ragionevole mediatore. Cambiamento che al titolare di Via XX Settembre è risultato tutt'altro che sgradito. Anzi. Da mesi costretto alla semiparalisi, alle figuracce internazionali, alle correzioni dei conti nottetempo e alle scorpacciate di rospi per non entrare in conflitto con le bizzare teorie della decrescita felice, ieri mattina Giovanni Tria si è trovato di fronte un leader che ha finalmente un piano per rilanciare il Paese. Certo, Salvini, ipervitaminizzato dal voto, si è presentato a Via XX Settembre insieme alla delegazione economica della Lega non per dialogare e discutere, ma per dettare. MENÙ FISSO Il menù (che il vicepremier dice di voler inserire nella prossima manovra) è già deciso: sblocco immediato della Tav, sospensione per due anni del codice degli appalti, flat tax, proroga della pace fiscale. Ma i piatti devono essere cucinati. E il ministro dell'Economia non vede l'ora di mettersi al lavoro dopo aver passato un anno a firmare decreti di spesa improduttiva senza poter piazzare un euro per lo sviluppo. Magari non tutte le pietanze sono quelle che Tria ama mettere sotto i denti, ma è sempre meglio che non avere niente nel piatto. E poi, per una volta, il ministro può concedersi il lusso di fare dichiarazioni senza giri di parole e senza il timore di venire sgridato un secondo dopo via Facebook. SINTONIA Non solo, può persino dirsi in sintonia con una scelta politica. La Tav per Salvini va fatta? «Sono sempre stato d'accordo», risponde soddisfatto il ministro dell'Economia intervenuto al Festival di Trento. Quanto alla flat tax, «è nel contratto di governo, si farà». L'unico punto su cui il ministro è in leggero disaccordo è la possibilità di cambiare le regole Ue. «Sono meno ottimista di lui», ammette. Ma il problema, per ora, non si pone. Tutti, assicura, compresa la Lega, sono d'accordo «nel rispettare le regole». Senza entrare nei dettagli della risposta al richiamo sul debito, che il Tesoro invierà entro oggi alla Commissione, Tria delinea i «fattori rilevanti» che portano a una visione «divergente» con Bruxelles e si dice sicuro che le spiegazioni saranno sufficienti a sventare correzioni in corsa. Le cose «stanno andando per il verso giusto, quindi non ce ne sarà bisogno» spiega, ribadendo che nell'incontro col vicepremier si sono affrontate le strategie per il rilancio della crescita alla luce «delle ultime proiezioni». La sintesi è che per il 2019 siamo «tranquilli» e l'obiettivo del deficit al 2,4% potrà essere raggiunto senza troppi problemi. Quanto al 2018, «c'è stato un forte rallentamento dell'economia l'anno scorso e questo è uno dei motivi centrali per cui non è stato centrato l'obiettivo del debito». Di sicuro, conclude Tria, «non possiamo andare in modo accelerato ad una riduzione del debito» perché «gli investitori devono vedere prospettiva di crescita». Proprio come dice Salvini.