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23/05/2020

Assalto al tesoro Sanità L’alleanza Nord-Sicilia pagava e vinceva tutto

La Repubblica - Antonio Fraschilla

L'inchiesta che ha portato a dieci arresti svela i protagonisti del business Dalle coop rosse all'azienda ciellina fino a quella friulana vicina alla Lega
Un patto tra le aziende del Nord e i faccendieri siciliani per spartirsi appalti milionari e scambiarsi qualche altro favore. Colossi come l'azienda energetica Siram del gruppo dei francesi Veolia, La Cascina che orbita attorno a Comunione e liberazione, la Manutencoop della cooperative rosse emiliane, l'Euro&promos, grande gruppo friuliano di proprietà tra gli altri dell'assessore regionale Bini della giunta Fedriga e che vuole espandersi anche al Sud: tutti, secondo la procura di Palermo, hanno tratto beneficio dal sistema corruttivo scoperchiato ieri nella "Consip" siciliana, la Centrale unica degli appalti dell'Isola che gestisce gare da tre miliardi di euro l'anno per acquistare farmaci, macchinari sanitari e servizi per la Regione elefantiaca di Sicilia.
Dalle carte dell'indagine che ha portato agli arresti anche paladini dell'antimafia come l'ex manager sanitario Antonino Candela o il capo della Centrale appalti Fabio Damiani, nomi noti nell'era del governo Crocetta e rimasti sulla cresta dell'onda anche con il governo Musumeci, emergono mazzette e favori per truccare le gare a favore di alcuni grandi gruppi: confermando il sospetto delle piccole aziende che contestavano i criteri della Centrale d'appalto siciliana che «favoriscono solo i grandi gruppi». Uno degli appalti più delicati è stato quello del 2015 per l'efficientamento energetico dell'Asp di Palermo: valore 126 milioni. A vincere la gara la società Siram di Milano, del gruppo Veolia, che costituisce una società di scopo per l'occasione insieme alla Manutencoop di Bologna. Una gara contestata dal deputato Giuseppe Digiacomo del Pd che allora, alla guida della commissione Sanità dell'Ars, si poneva una semplice domanda: «Come mai, se spendiamo all'Asp di Palermo 8 milioni di euro l'anno per le spese di energia, adesso con la scusa dell'efficientamento prevediamo di spendere 126 milioni in nove anni?».
Solo per aver sollevato questa perplessità, Digiacomo subirà un esposto in procura firmato da Candela e finirà indagato per turbativa d'asta. Si scopre adesso, come scrivono i magistrati nell'ordinanza che ha portato agli arresti di ieri, che per avere questo appalto due manager della Siram, Angelo Montisanti e Crescenzo De Stasio, finiti ai domiciliari, avrebbero dato una mazzetta da 100mila euro ai collaboratori di Damiani che curavano la gara.
Un'altra mazzetta l'avrebbero pagata i manager della società romana Tecnologie sanitarie spa dell'imprenditore Francesco Zanzi, finito pure lui ai domiciliari: almeno 260mila euro, secondo i pm, andati al manager dell'Asp di Palermo Candela. Anche attraverso il faccendiere Giuseppe Taibbi che per queste intermediazioni, come diceva alla moglie, avrebbe preso 15mila euro al mese «per non fare una minchia». In ballo una gara, poi vinta dalla società romana, per «la manutenzione di apparecchiature elettromedicali del valore di 17 milioni di euro».
In altri casi la tangente l'avrebbe pagata un imprenditore siciliano per fare un favore a un collega del Nord. Come accade per l'appalto da 200 milioni di euro per la pulizia e manutenzione dei locali dell'Asp di Palermo. Alcuni lotti vengono aggiudicati alla società Euro&promos dell'imprenditore friuliano Sergio Bini e alla società Pfe, sede a Milano ma cuore a Caltanissetta, dell'imprenditore Salvatore Navarra: un'azienda da 98 milioni di fatturato l'anno, cifre che in Sicilia pochissime imprese vantano. A promettere a un faccendiere vicino ai burocrati regionali una mazzetta da 650mila euro è proprio Navarra.
Ma perché l'imprenditore siciliano vuole far aggiudicare qualche lotto alla società di Bini? Quest'ultimo è ormai un politico molto noto in Friuli, oggi assessore della giunta del leghista Massimiliano Fedriga. Navarra pensa così di fargli un favore facendolo espandere al Sud. In cambio l'imprenditore siciliano potrebbe poi chiedere un uguale trattamento per gare nel Nord-Est, no? In un'intercettazione l'affare lo spiega un faccendiere: in soldoni Navarra aiuta Bini, che «non poteva vincere gare facendo ormai politica», e di contro magari Bini può «favorire l'intento di Navarra di andare via dalla Sicilia». Navarra è finito coinvolto anche nell'indagine sul sistema di Antonello Montante: indagato per aver sponsorizzato la campagna elettorale di Crocetta proprio su input dell'altro paladino dell'antimafia finito nella polvere.
Secondo i magistrati di Palermo, i burocrati corrotti hanno pilotato altre gare per favorire società come «la Cascina globals service, la Manutencoop e la Fer.co». Favori che hanno "turbato" appalti per ben 600 milioni di euro. Così grandi gruppi hanno messo le mani sulle gare della sanità siciliana. Soprattutto negli anni del governo «della svolta antimafia», quello guidato da Rosario Crocetta con la benedizione dell'ex senatore Giuseppe Lumia e di Montante, il responsabile della legalità di Confindustria appena condannato a quattordici anni per aver messo su un'associazione a delinquere con il coinvolgimento di militari delle forze dell'ordine, finanzieri, prefetti e questori. Una grande impostura. punti Accuse e milioni: il ciclone in sintesi 1 Gli arresti Nell'operazione della procura di Palermo sono finiti agli arresti, fra gli altri, il manager dell'Asp di Trapani Fabio Damiani, il capo della commissione anti-Covid Antonio Candela, oltre a diversi imprenditori Gli appalti Nel mirino degli inquirenti finiscono tre grandi appalti gestiti da Damiani e Candela: quello per la manutenzione (valore 200 milioni), quello per l'energia (valore 126 milioni) e la gara per l'acquisto di macchinari per 17 milioni Le tangenti Secondo la procura di Palermo, che ha mandato agli arresti domiciliari sei imprenditori, un vorticoso giro di tangenti ha consentito di pilotare le grandi gare d'appalto gestite dalla Centrale unica di committenza 4 Le polemiche Le polemiche politiche coinvolgono anche il governo in carica: Fabio Damiani e Antonio Candela, due nomi in ascesa nell'era Crocetta, avevano ricevuto incarichi importanti pure dalla giunta Musumeci

Foto: kArrestato/1 Antonino Candela, ex direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale di Palermo e attuale coordinatore dell'emergenza Covid


Foto: kArrestato/2 Fabio Damiani, ex responsabile della Centrale unica degli appalti e manager in carica dell'Asp di Trapani: è finito in carcere