scarica l'app
MENU
Chiudi
18/11/2020

Asmel, pollice verso del Consiglio di Stato «Illegittime le gare»

Il Mattino

Rischiano di essere travolte le procedure affidate dai Comuni alla società consortile
IL CASO
Lia Peluso
La quinta sezione del Consiglio di Stato si è pronunciata sulle gare indette da Asmel Consortile Scarl, statuendone l'illegittimità e tale provvedimento rischia di travolgere tutte le gare affidate dai Comuni, attraverso una convenzione, alla società consortile. Sono molti gli enti di Terra di Lavoro ad aver deciso di stipulare le convenzioni con Asmel, a partire da Caserta.
LA FUSIONE
Per comprendere la pronuncia del Consiglio di Stato occorre andare indietro negli anni, vale a dire alla fusione di due associazioni, Asmel Campania e Asmel Calabria di natura privatistica. A spiegare nel dettaglio la vicenda è stato l'avvocato Paolo Centore che sta seguendo il caso.
«La sentenza del Consiglio di Stato ha spiegato Centore riguarda una procedura di gara il cui espletamento il Comune di Casaluce avrebbe delegato alla Asmel consortile Scarl, priva dei requisiti di legge per poter essere considerata una centrale di committenza. La vicenda riguarda la natura dell'Asmel che nasce dalla fusione di Asmel Campania e Calabria. Il nuovo soggetto ha mantenuto la natura privatistica, sul punto è intervenuta nel 2015 anche l'Anac che con una deliberazione. Non sono stati riconosciuti ad Asmel i requisiti previsti dal codice degli appalti e le è stata negata la qualifica di soggetto aggregatore e per il Consiglio di Stato la società consortile continuerebbe a non possedere neppure le caratteristiche del modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 50 del 2016 per la costituzione di centrali di committenza da parte dei Comuni, continuando ad avere, nonostante l'intervenuta estromissione dei soci privati, una sostanziale natura privatistica, in quanto società di diritto privato costituita da altre associazioni, appunto Asmel Campania ed Asmel Calabria. I giudici amministrativi ha aggiunto Centore leggendo la sentenza del Consiglio di Stato hanno rimarcato che per l'ordinamento italiano le centrali di committenza sono, invece, in ogni caso enti pubblici, ovvero forme associative di enti locali quali l'unione di Comuni o anche il consorzio di Comuni, sorte a seguito di accordi ai sensi del Testo unico degli enti locali; anche ad ammettere il ricorso a soggetti privati, dovrebbe, comunque, trattarsi di organismi in house, la cui attività sia limitata al territorio dei Comuni fondatori, laddove, nel caso di specie, nella previsione di una legittimazione a svolgere funzione di centrale di committenza a livello nazionale mancherebbe sia il profilo del controllo analogo, sia quello dei limiti territoriali».
Lo scenario che si è aperto coinvolgerebbe tutte le pubbliche amministrazioni che hanno indetto gare con la menzionata Asmel e che hanno stipulato convenzioni con la stessa. «Asmel non poteva, dunque, rivestire si legge dalla sentenza la posizione di centrale di committenza; ne consegue l'illegittimità dell'intera procedura concorsuale». Una sentenza che potrebbe travolgere tutte le procedure di gara ancora non concluse. La parola adesso passerà alle amministrazioni comunali che hanno stipulato convenzioni con Asmel le quali potrebbero essere rivalutate, come ha suggerito anche l'avvocato Centore, per evitare che illegittimità eccepita dalla giustizia amministrativa possa coinvolgere le gare.
IL CHIARIMENTO
Il giudice amministrativo ha altresì chiarito che è illegittima anche la previsione dei bandi, secondo cui, prima della stipulazione del contratto, alla Asmel vadano versati i corrispettivi dei servizi di committenza e di tutte le attività di gara. La vicenda riguarda il ricorso presentato da Italimpianti srl avverso gli atti relativi all'indizione della gara mediante procedura aperta avente ad oggetto l'affidamento in concessione della progettazione, costruzione e gestione nel Comune di Casaluce di un tempio crematorio in project financing. Il Tar Campania aveva dichiarato inammissibile il ricorso della società per cui Italimpianti aveva deciso di presentare appello al Consiglio di Stato che, nel caso specifico, ha rimarcato nella sentenza che «inoltre, Asmel continuerebbe a richiedere illegittimamente ai concorrenti aggiudicatari in tutti i propri bandi i costi di gestione della sua piattaforma Asmecomm, in violazione dell'articolo 41, comma 2 bis, del decreto legislativo numero 50 del 2016». Così il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della società riformando la sentenza di primo grado.
© RIPRODUZIONE RISERVATA