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22/06/2019

Asi, scarichi abusivi Indagato il presidente

Il Mattino

Il Consorzio si difende in una nota: «Non siamo responsabili delle autorizzazioni»
L'INCHIESTA / 1
Mary Liguori
Inquinamento ambientale e scarico abusivo di rifiuti, una serie di omissioni di controllo e molto altro. Sono i reati che la Procura di Santa Maria Capua Vetere ipotizza a carico del presidente del Consorzio Asi di Caserta, Raffaella Pignetti, e di due dirigenti, l'ingegnere Nicola Vitelli e l'architetto Enrico Roberto Martino. A monte dell'inchiesta deflagrata ieri c'è un sequestro eseguito alcuni giorni fa nella zona industriale di competenza del Consorzio. Dove, a quanto pare, sono stati trovati scarichi industriali fuorilegge ascrivibili ad alcune aziende della zona. Scarichi che, secondo gli inquirenti, il Consorzio avrebbe dovuto «prevenire ed evitare». È per questa ragione che la Procura diretta da Maria Antonietta Troncone ha scritto sul registro degli indagati il nome del presidente Pignetti e i nomi dei due tecnici con ruoli dirigenziali. Ma non è la prima volta che la Procura interviene per porre un freno all'inquinamento ambientale che proviene dal complesso industriale di Terra di Lavoro. Nel settembre scorso, due aziende sono state chiuse perché responsabili di uno scempio che andava avanti da anni. Tra le altre la Lea, ditta di ecologia, che peraltro andò misteriosamente a fuoco successivamente.
«NON SIAMO RESPONSABILI»
Con una nota, il Consorzio Asi ha fatto sapere di essere «estraneo ai fatti contestati» e di non rivestire «alcun ruolo nei processi di rilascio di autorizzazioni ambientali» e di non avere competenza alcuna «sulle attività di controllo in relazione ai titoli autorizzativi peraltro rilasciati alle aziende nel 2014 e negli precedenti periodo in cui Pignetti non era in carica». E rilancia, l'Asi, la palla verso altre amministrazioni. «L'Asi, preoccupandosi in maniera prioritaria della tutela dell'ambiente, oltre a ribadire la totale disponibilità del Consorzio a cooperare con gli organi inquirenti, ha già provveduto, nei limiti delle proprie prerogative, a richiedere ai Comuni delle principali aree industriali, alla Regione Campania proprietaria delle infrastrutture interessate -, all'Arpac, alla Provincia, all'Asl, all'Ente idrico campano e al Consorzio generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, di procedere ad una verifica di tutti i titoli autorizzativi rilasciati agli opifici insistenti in territorio Asi». Il presidente Pignetti è difeso dagli avvocati Lucio Crirì e Marcello Fattore.
L'APPALTO DELLA DISCORDIA
Nella parte finale della nota, il Consorzio fa riferimento alle iniziative finora intraprese dall'Asi a tutela dell'ambiente, «della legalità e della trasparenza», iniziative che, si legge ancora nella nota, hanno «già trovato riconoscimento da parte del Ministero dell'Interno che ha finanziato, nell'ambito del Pon Legalità, il progetto presentato dal Consorzio Asi Caserta per la realizzazione del progetto «Sicurezza e Ambiente nella Terra dei Fuochi - Infrastrutture per videosorveglianza e monitoraggio ambientali Aree Asi Caserta». Si tratta del bando che, nel dicembre scorso, fu oggetto di aspre polemiche in sede consortile. Perché lo spacchettamento di una parte dei finanziamenti che consente, nella pratica, di ricorrere alla procedura di affidamento diretto in luogo della gara d'appalto, fu criticato da alcuni manager. L'importo complessivo stanziato dal Viminale per l'attuazione del progetto che prevede telecamere a guardia delle aziende a Marcianise, Caserta e Aversa, nell'ambito delle politiche di contrasto ai reati ambientali nelle zone industriali, sfiora i cinque milioni di euro. Le polemiche riguardarono una sola tranche dei fondi: dai 5 milioni furono revocati 150mila euro per l'assistenza sulle telecamere, il resto, ovviamente sarà affidato con la gara d'appalto.
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