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27/09/2018

Arriva al Quirinale un decreto a forte rischio ricorso

MF - Giuseppe Stadio Caputo

Non sono solo le mancate coperture a preoccupare i tecnici del Tesoro, ma i contenziosi quasi certi che potrebbero costare cari
Il decreto su Genova segna ancora il passo. Forse oggi verrà inviato al Quirinale. In queste ore è sotto la lente della Ragioneria generale sulla copertura delle spese. È questo l'intoppo che da più di una settimana ha messo su una strada cieca il provvedimento per la ricostruzione del Ponte, a dispetto delle iniezioni di fiducia di Luigi Di Maio e Danilo Toninelli. Spunta che i soldi possa essere prelevati dal Fondo Infrastrutture. Il testo è bloccato perchè i tecnici del Tesoro stanno cercando di filtrare le inesattezze giuridiche di cui sono farcite le prime bozze e da alcuni commi che nulla hanno a che vedere con il Ponte Morandi. Un esempio per tutti: la previsione di un finanziamento di 790 milioni per il sesto lotto del terzo Valico dei Giovi. L'intera giornata di ieri è trascorsa in consultazioni fra il Tesoro e le Infrastrutture per rivedere la quarta bozza del decreto mentre il Colle osserva sgomento e preoccupato la situazione. Secondo l'ultima versione sarò il Fondo Infrastrutture a finanziare la costruzione del ponte. Sembra evidente che Autostrade non si faccia carico del costo dell'opera dal momento che è stato messo da parte dai 5S. L'art. 7 recita: i lavori sono affidati «ad una società che non abbia alcuna partecipazione, diretta né indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio ovvero sia da queste ultime controllata o collegata». Il testo è diverso dalla versione precedente, ma la sostanza è la stessa. Per Di Maio Autostrade dovrà solo mettere soldi, ma non spostare un masso. Secondo i tecnici dei ministeri, però, anche l'ultima versione del decreto non può passare perchè si espone al ricorso del gruppo Benetton. Sono le norme Ue e la concessione a stabilire che il concessionario abbia un ruolo attivo nella ricostruzione. Tutto questo alimenta le tensioni e gli scontri in particolare con la Ragioneria dello Stato preoccupata della mancanza di coperture. E senza tutti questi tasselli, il Tesoro non può licenziare il provvedimento inviandolo al Quirinale per la firma. Non ci sono garanzie su chi si farà carico dei costi dell'opera pari a 500 milioni nel caso in cui Autostrade dovesse farsi da parte, come è quasi certo. L'eventualità è certa dal momento che la concessionaria è stata estromessa da tutto, con una aperta violazione - dicono i legali dello studio EredeBonelli che assistono Benetton - delle regole europee e del codice degli appalti. (riproduzione riservata)

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