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17/07/2021

Arrestata la famiglia Rondina

Il Tempo - VALERIA DI CORRADO

INDAGINE PER BANCAROTTA FRAUDOLENTA Gli imprenditori non pagavano debiti erariali per 55 milioni di euro, ma possedevano auto di lusso
••• Le 13 società di capitale del gruppo Rondina operanti nei servizi di pulizia, facchinaggio, edilizia hanno accumulato negli anni debiti nei confronti dell'Erario pari a oltre 55 milioni di euro. Eppure, durante le perquisizioni, la Finanza ha trovato nei garage degli imprenditori auto di lusso, come una Porsche Panamera, una Mercedes e un'Audi Q3, e in casa circa 20mila euro in contanti. I militari del Nucleo di polizia economica-finanziaria hanno eseguito mercoledì scorso 5 misure cautelari: una custodia cautelare in carcere e 4 ai domiciliari. Le persone indagate dal pm Maurizio Arcuri sono 14. Tre le società fallite c'è il Consorzio Seaman che gestiva il ristorante-caffetteria del museo Maxxi, su appalto affidato nel 2017 dalla presidente della Fondazione, l'ex ministro del Pd Giovanna Melandri, e poi revocato l'anno dopo perché non era in regola con i pagamenti. «Emerge l'esistenza - si legge nell'ordinanza di arresto - di una vera e propria associazione a delinquere facente capo a Sergio Rondina (finito dietro le sbarre, ndr) e composta in massima parte dai suoi familiari (la moglie, il figlio e il cognato), nonché dal fedele Fabrizio Canestri, finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di reati di bancarotta fraudolenta», al trasferimento fraudolento di valori e al riciclaggio. «In sostanza le società operano senza mai (o quasi) corrispondere allo Stato quanto dovuto (non solo per imposte e tasse, ma anche per contributi previdenziali e assistenziali) - spiega il giudice delle indagini preliminari di Roma Monica Ciancio - e il profitto viene acquisito in gran parte dagli indagati attraverso prelievi, bonifici o assegni che non hanno nessun senso economico rispetto alla vita della società, ma solo il fine di arricchire i sodali che reimpiegano le somme distratte anche nell'acquisizione di immobili». In particolare, Sergio Rondina e la moglie Tiziana Eusepi «attribuivano fittiziamente al figlio Emanuele Rondina la titolarità dell'immobile sito in Roma, via della Grande Muraglia 494». «Quando i debiti accumulati non permettono più la sopravvivenza della società - si legge nell'ordinanza di arresto - viene ridisegnato l'assetto societario, vengono trasferiti i rami d'azienda produttivi e omessi anche i pagamenti verso i fornitori o altri creditori. La società viene di fatto condotta al fallimento senza che residui per i creditori alcuna concreta posta attiva».

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Società Riconducibili alla famiglia Rondina che negli anni hanno accumulato debiti erariali pari a 55 milioni di euro

Foto: v.dicorrado@iltempo.it