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17/10/2018

Armao e l’affare Ast “Mi opposi, fu la guerra”

La Repubblica - a. fras. - s. p.

Il retroscena Le trame dell'imprenditore arrestato
L'ex capo degli industriali voleva la fusione con la sua Jonica Trasporti Ora l'assessore racconta ai pm: "Faceva pressione anche su Lombardo" "Le norme nazionali impedivano l'operazione ma il management era saldamente legato ad Antonello" "Il numero due della società mi confidò di avere subito identici tentativi di condizionamento"
Era uno dei grandi affari ai quali puntava Antonello Montante. La fusione tra Jonica Trasporti e Ast, in vista della privatizzazione dell'Azienda siciliana trasporti.
I magistrati e i poliziotti della squadra mobile di Caltanissetta hanno indagato a lungo sulle pressioni che il leader di Sicindustra avrebbe effettuato in vario modo per chiudere l'operazione. A denunciarle è stato Gaetano Armao, oggi assessore all'Economia della giunta Musumeci. Stesso incarico svolgeva nella squadra di Raffaele Lombardo: «Il governo nazionale - ha spiegato - aveva emanato una norma che prevedeva la necessità di eliminare le partecipazioni a grappoli, e come assessore mi trovai a dovermi occupare del riordino delle società partecipate della Regione». Alla fusione tra Jonica e Ast erano favorevoli l'allora presidente Dario Lo Bosco e il direttore generale Emanuele Nicolosi, che sono ora indagati nell'inchiesta di Caltanissetta per l'ipotesi di associazione a delinquere, «in concorso» con Montante. L'ex presidente di Sicindustria deteneva il 49 per cento della Jonica, società controllata dell'Ast. La fusione avrebbe fatto diventare Montante socio dell'Azienda trasporti, seppur con una piccola quota, ma il vero risultato sarebbe stato il diritto di prelazione in caso di vendita delle azioni della società di trasporto.
Spiega Armao: «Il presidente Lo Bosco, il direttore generale Nicolosi e l'avvocato Guido Barcellona si presentarono con alcuni pareri favorevoli all'operazione rilasciati dal professore Pitruzzella.
L'operazione però presentava un problema - dice a verbale l'assessore - che era quello relativo alla possibilità di mantenimento da parte dell'Ast spa dell'affidamento in house del servizio nonostante il sub-ingresso di un socio privato proprio attraverso la fusione per incorporazione.
Possibilità che la normativa e la giurisprudenza formatasi sul punto escludeva».
Armao e il suo collega delle Infrastrutture Pier Carmelo Russo continuavano a opporsi all'operazione. Perplessità ribadite da un altro illustre amministrativista, il professore Salvatore Raimondi. Armao decise allora di porre il caso all'esame dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici e dell'Antitrust. Ma le pressioni per chiudere l'operazione sarebbero proseguite. «Posso presumere - dice anche questo Armao - che pure per tale vicenda il presidente Lombardo ricevette pressioni».
L'assessore parla di un management Ast «saldamente legato a Montante». La procura di Caltanissetta ha disposto l'intercettazione dei cellulari del direttore generale Nicolosi, ma non sarebbero emersi riscontri all'ipotesi di pressioni illecite. E anche le posizioni di Lo Bosco e di Nicolosi sono finite nel terzo fascicolo dell'inchiesta Montante, quello che contiene le posizioni che i pm vorrebbero archiviare.
Resta la vicenda Ast, con tutte le sue ombre. Alla fine, il progetto rimase lettera morta.
E Montante fece anche causa al cda dell'Ast durante il governo Crocetta, per la mancata ricapitalizzazione della Jonica Trasporti.
Armao ha raccontato ancora un episodio: «Convocai il professore Lo Bosco, cui rappresentai la necessità di mettere in vendita il patrimonio immobiliare dell'Ast, avevo già fatto un bando in tal senso, perché col ricavato si potessero finanziare gli investimenti dell'Ast.
Ricordo che Lo Bosco all'inizio mostrò perplessità e resistenze nel fare ciò che avevo intenzione di realizzare, ma alla fine dovette sottostare alle mie decisioni. L'insieme di queste vicende - conclude l'assessore all'Economia - mi attirò ancora una volta l'ostilità di Montante». Nel mirino delle pressioni ci sarebbe stato anche l'allora vice presidente dell'Ast, l'avvocato Tafuri: «Mi confidò - ha svelato Armao - di avere subito identici tentativi di condizionamento da parte dei vertici dell'azienda su input di Montante».
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Foto: Un pullman dell'Ast

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