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19/06/2020

Area Pip, fra inchieste e ritardi burocratici Il progetto nel limbo

Il Mattino

L'appalto prima a una società di Teramo e poi a Di Lauro La magistratura indagò l'imprenditore e il piano industriale fallì
AVERSA
Nicola Rosselli
Pip di Aversa: ritardi, assenze, silenzi, attese e pagamenti a vuoto di un mutuo alla Cassa depositi e prestiti: questa la sintesi di 20 anni di burocrazia sfociata in camorra. Quei 54 opifici da realizzare nell'ambito dei Pip ad Aversa, ossia la creazione di una cittadella degli artigiani con la presenza di opifici di medie dimensioni oltre che abitazioni per i singoli artigiani, continueranno a rimanere sulla carta.
IL TEMPO
Dopo venti anni di attese e polemiche, si era individuata l'area (quella della vecchia fiera settimanale in via Madre Teresa di Calcutta) ed erano stati varati progetti, gare di appalto, assegnazioni per avere il nulla. La chicca più grossa è relativa, come ricorda anche l'esponente di FdI Pino Cannavale, ad un mutuo concesso nel 2002 dalla Cassa Depositi e Prestiti di 3 milioni 591 mila 441 euro concesso al Comune per «costruzione, acquisizione, urbanizzazione dell'area in zona Pip». Mutuo per il quale a partire dal 2004 e sino al 2023 il Comune sta pagando e continuerà a pagare ratei per centoventimila euro l'anno. Il progetto in questione prevedeva una cittadella che avrebbe potuto fare anche da volano di sviluppo socio economico non solo per una delle zone periferiche più problematiche di Aversa, ma per l'intera città. Prevista, infatti, la realizzazione di più di 60 capannoni. Tutto a costo zero per l'ente pubblico, perché le opere, il cui importo complessivo doveva essere di circa 25 milioni di euro, era a carico della società che si era assicurata la gara. Quale suo corrispettivo, per trenta anni, quest'ultima avrebbe dovuto incamerare i proventi ricavati dalla vendita dei capannoni e dei lotti industriali che avrebbe dovuto realizzare, nonché i canoni di locazione relativi alla quota di immobili gestiti in diritto di superficie. Nel febbraio del 2011 la gara fu anche espletata e assegnata all'unica ditta che aveva risposto al bando, la ditta G & D Prefabbricati s.p.a. di Castilenti (Teramo). Da allora il silenzio più assordante.
LA GARA
Successivamente si è saputo che la gara, alla fine, era stata assegnata a Ferdinando Di Lauro, l'imprenditore di San Cipriano d'Aversa che finì in carcere nel 2016 accusato dal collaboratore di giustizia Antonio Iovine, l'ex boss del clan dei Casalesi. Di Lauro, dopo ventinove mesi di detenzione preventiva, nell'ottobre 2018 fu scagionato con assoluzione dal reato di associazione camorristica e di turbativa d'asta aggravata dal metodo mafioso perché il fatto non sussiste. Per la Dda di Napoli, tra il 2007 e il 2011 grazie alle «amicizie» nel Comune di Aversa, Di Lauro sarebbe riuscito ad aggiudicarsi l'appalto da 21 milioni per la realizzazione dell'Area Pip. In realtà, l'appalto ricade nel periodo in cui il sindaco ad Aversa era Domenico Ciaramella, il quale testimoniò di non aver mai ricevuto pressioni per i lavori dell'area Pip. Negli scorsi mesi c'è chi ha riferito che a fare pressioni questa volta sul sindaco Golia, sarebbe stato l'ex assessore al bilancio Nico Carpentiero proprio per favorire Di Lauro. Carpentiero ha querelato chi aveva pubblicizzato questa notizia.
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