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08/06/2021

Architetti, è ora di disegnare le aggregazioni

Corriere L'Economia - Isidoro Trovato

Imprese  Professioni la svolta
Il neo presidente Miceli: il Pnrr e le opere infrastrutturali previste sono un'occasione unica per creare studi più grandi e interdisciplinari
La grande opportunità o il grande rimpianto. Il Recovery plan e il piano Pnrr rappresentano un bivio per l'intero paese e per categorie particolari come quelle dei professionisti. I due piani di riforme e investimenti toccano molto da vicino l'area operativa di professionisti come gli architetti che da poche settimane hanno rinnovato il loro Consiglio nazionale nominando il siciliano Francesco Miceli come nuovo presidente.
Le riforme

«Il paese è di fronte ad un passaggio cruciale, unico, e ad una occasione storica in cui le scelte di oggi e le opportunità fornite dal Pnrr andranno ad incidere profondamente per molte generazioni a venire - spiega il neo presidente Miceli -. Il Piano contiene molti interventi condivisibili, ma anche alcuni sui quali sarebbe opportuno un ripensamento. Servirebbe, ad esempio, far capire meglio, uscendo da una visione settoriale, come cambierà concretamente la vita dei cittadini e delle comunità e, quindi, la qualità delle città. Noi stiamo già lavorando a elementi innovativi utili per la riforma ma è necessario che sia ascoltata la voce dei tecnici». Il riferimento è alla riforma del Codice degli appalti che con la sua complessità ha finito per imbrigliare gran parte delle opere pubbliche e delle grandi operazioni edili. «La semplificazione di cui si parla tanto - continua Miceli - non si può innestare in un corpo malato come quello della pubblica amministrazione: serve un codice degli appalti con minori legacci burocratici (meno burocrazia non significa minor sicurezza) ma anche una pubblica amministrazione meno ostile e ingessata».


Urbanistica e qualità

Ma, vista la centralità dei temi del territorio e della rigenerazione urbana, l'attenzione degli architetti va anche oltre: a una riforma urbanistica per il paese. «È incomprensibile che tra le riforme non sia stata prevista quella urbanistica - sottolinea il presidente degli architetti -. Parliamo di una legge che risale al '42 e prevedeva uno sviluppo lontano anni luce da quello attuale, si basa su un concetto di conformità mentre oggi ha senso parlare di compatibilità. Una riforma urbanistica permetterebbe di ripensare le nostre città con un concetto di futuro: bisogna rimettere al centro del dibattito il progetto. Siamo la patria dell'architettura mondiale ma le istituzioni sembrano aver dimenticato il valore della qualità nella progettazione: non si può parare sempre e soltanto di risparmio e ribasso, servono grandi progetti di qualità».


Il raggiungimento di simili obiettivi però passa anche dal rinnovamento degli studi di architettura che in questi ultimi anni hanno visto dimezzato il loro fatturato. «Non c'è dubbio - concorda Miceli - che abbiamo studi ancora troppo piccoli per confrontarsi con grandi commesse. Bisogna incentivare forma di associazione e aggregazione anche interdisciplinare. Penso a un futuro con grandi studi interdisciplinari che possano essere competitivi anche in gare internazionali. E per riuscirci serve una formazione più qualificata anche dal punto di vista organizzativo. Se davvero il Pnrr riuscirà a investire in opere infrastrutturali e di rigenerazione, serviranno studi moderni e preparati al cambiamento».


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Foto:

Volti Francesco Miceli, presidente degli architetti