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07/04/2021

«APRIAMO I CANTIERI DELLE GRANDI OPERE, MA INTANTO COMPLETIAMO QUELLE GIÀ AVVIATE»

Economy - Sergio Luciano

Economy &POLITICA
Il codice degli appalti inapplicabile, la burocrazia, i "no a prescindere", il talebanismo finto-ecologico: a bloccare l'Italia, letteralmente, concorrono troppi fattori. Che il viceministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Alessandro Morelli mette in fila proponendo le alternative possibili
«ABBIAMO SICURAMENTE ALCUNI, FONDAMENTALI, GRANDI CANTIERI DA APRIRE, DEFINIAMOLI I PILASTRI DELL'ITALIA DEL 2050. Ma attenzione: abbiamo anche tanti cantieri da chiudere, nel senso di completarli rapidamente e mettere in funzione le opere che hanno costruito»: ha idee chiare Alessandro Morelli, viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, ovvero al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, come ha voluto ribattezzarlo il neoministro del governo Draghi Enrico Giovannini: «Quel che dico, l'obiettivo di chiudere i cantieri, è tutt'altro che una banalità - ribadisce Morelli, 43 anni, ex direttore di Radio Padania, già assessore della giunta Moratti al Comune di Milano - perché purtroppo la nostra burocrazia, con l'aggravante di un codice degli appalti inapplicabile, e dunque le normative italiane più ancora di quelle europee, hanno rallentato tutto. E abbiamo avuto ritardi in certi casi incredibili. Quindi è fondamentale chiudere i cantieri ancora aperti da troppo tempo». Ok, ma quali linee guida lei intravede per l'azione del ministero, nel contesto del Piano nazionale di ripresa e resilienza? Cominciamo dai grandi cantieri da aprire. L'obiettivo generale è quello di velocizzare i collegamenti nel modo più sostenibile possibile. Occorre dare un impulso importante nei rapporti del Paese da e per l'estero. Con vocazioni diverse e complementari per i nostri diversi territori. Per quanto riguarda le regioni del Nord col Centro Europa; e per le regioni del Sud soprattutto con i Paesi dell'Africa che proprio guardando all'Italia del 2050 saranno la nuova frontiera dello sviluppo economico mondiale. Però, veda: le grandi opere, da che mondo è mondo, evocano purtroppo violazioni ambientali, sfregi al territorio eccetera. Come conciliare la necessità di fare nuove infrastrutture e quella di tutelare l'ambiente? Pensare sempre alla sostenibilità non è un'opzione, è un dovere. Ma non dobbiamo mai perdere la visione della realtà. Cioè? Un esempio: sì all'elettrico, no alla dittatura dell'elettrico. Sono a disponibili o allo studio numerose forme di energie diverse e di propulsori comunque migliori in termini di emissioni rispetto a quelli tradizionali, pur non essendo elettrici. Quindi, dico io, ci vuole buon senso per realizzare una transizione ener getica che nelle semplificazioni mediatiche sul web sembra fattibile due giorni, ma nella realtà tocca interessi e c o n o m i c i e sociali p a r l i a m o anche di posti di lavoro che saltano, di aziende che chiudono, di partite Iva che boccheggiano - che chiaramente hanno la necessità di una transizione che ci sia, sì, ma abbia tempi ragionevoli. Di cosa ha paura? Che l'ambientalismo finisca col ritardare le grandi opere? Non ho paura ma voglio francamente criticare il talebanismo finto-ecologico di cui è esempio la città di Milano. Se in nome di questo ecologismo di facciata si impongono in un'arteria come corso Buenos Aires delle piste ciclabili peraltro totalmente fuori norma - crei un problema fingendo di risolverlo. E cosa si dovrebbe fare, invece? Se si ha, come visione per una metropoli, quella di togliere dalle strade il 60 per cento delle automobili nel giro di 15 anni - il che teoricamente potrebbe anche essere condivisibile - e poi non si costruisce alcun piano di mobilità alternativa di massa, come ad esempio nuove linee di ferrovie metropolitane o comunque di servizi di trasporto, è chiaro che stai limitandoti a mettere sul terreno una bandierina "gretina", ma al prezzo di devastare una città, colpendola nella sua economia. Non le piacciono i monopattini, insomma? Fin quando sono stato il presidente della Commissione Trasporti, da noi non è passato nulla del genere. Ma non ce l'ho con i monopattini. Affermo, però, che è ridicolo dire che da Ostia a Roma o da Corsico al Duomo ci si possa spostare con quel tipo di mobilità. Ma ci sono città del Nord Europa come Stoccolma o Amsterdam... Il paragone viene fatto spesso, ma non regge per una serie di evidente differenze, che se non si considerano, ma che ridicolizzano la promozione di un veicolo, diciamo così, che ha la sua importanza e valenza, ma limitata... Senta, però: resta il fatto che le grandi opere, tutte, sono sempre sinonimo di grandi impatti ambientali. Come se ne esce? O si fanno le grandi opere, e allora s'inquina; o non si vuole inquinare, ma allora non si fanno le grandi opere. Che ne pensa? Che è una semplificazione errata. Prendiamo l'esempio del Terzo Valico: prevede decine di cholometri di gallerie, quindi ha un bassissimo impatto paesaggistico. Un altro esempio classico: il ponte sullo Stretto. Attualmente, i traghetti partono ogni 10 minuti, tra Messina e Reggio Calabria. Quante emissioni di CO2 produce un traghetto del genere? Certo, tutto è contestabile, dipende da quale punto di vista si adotta. Occorre trovare soluzioni con cui gli spostamenti di persone e merci divengano sostenibili. Tenendo presente infatti che la mobilità massiva in Italia è soprattutto quella delle merci. Ci distraiamo con i monopattini per togliere le auto dalle strade, e poi ci distraiamo dalle auto e dai camion che le invadono. Insomma, le infrastrutture non sono un tema divisivo? Con i vostri soci di maggioranza dei Cinquestelle, ad esempio. No, è assurdo vederla così. Al contrario, le infrastrutture sono il punto d'unione delle persone e delle cose: tutt'altro che argomenti divisivi. Inoltre, l'Italia ha una particolarità: le autostrade del mare, che risolverebbero molti problemi se adottate con convinzione. Se ne parla tanto, si fanno convegni, ma se si affermassero appieno al di là dell'encomiabile lavoro di qualche armatore - determinerebbero un cambio di paradigma del trasporto delle merci e invece rimangono in un'eterna fase nascente. C'è chi dice che tanti anni fa c'era di mezzo, a contrastarle, l'interesse di un'importante azienda che produceva auto a Torino, ma adesso quell'azienda è più lontana, non ci sono più alibi per rallentare quello sviluppo! Che comportebbe? Meno mezzi pesanti in giro sulle strade, meno manutenzione (e quindi più durata) per le infrastrutture, maggiore sostenibilità ambientale... Anche da questo punto di vista, peraltro, il settore navale sta facendo passi da gigante per le regole internazionali e per la forte vocazione ecologica delle imprese migliori. Quindi ne dobbiamo parlare e ne parlaremo. Cosa auspica che faccia il governo di cui lei fa parte? Che con il Recovery metta in atto uno spettro di iniziative rapide e concrete. Confrontandosi, se servirà, con l'opposizione in atto alle grandi opere. Un'opposizione che svilirebbe il suo ruolo se non portasse avanti anche grandi proposte. Si deve discutere con linearità. Se è necessario spostare le persone o le merci dal punto A al punto B, si devono confrontare le soluzioni. Se quella che io propongo tu non la condividi, devi dirmi quali proposte alternative hai. Non vuoi nuove autostrade? Vorrai almeno le autostrade del mare! Mai più dire di no e basta. Tra l'altro, sulle autostrade vere e proprie, dalla tragedia del Morandi in poi, non si è risolto granché. Anzi, il soggetto che avrebbe dovuto essere il male assoluto è quello che oggi sorride di più, perché alla fine la Cassa depositi e prestiti ne acquista le quote a caro prezzo, e i venditori stanno addirittura a questionare sul valore della vendita! Ultima domanda d'obbligo: il codice degli appalti. Riuscirete ad abrogarlo? Sul tema sono serenissimo: visto che questo governo si ispira all'Europa, è ragionevole che le forze politiche che lo sostengono siano favorevoli all'adozione del codice europeo, che risolverebbe una gran parte dei nostri attuali problemi.

Foto: «CI VUOLE BUON SENSO PER REALIZZARE UNA TRANSIZIONE ENERGETICA CHE TOCCA INTERESSI ECONOMICI E SOCIALI»


Foto: «LE AUTOSTRADE DEL MARE RISOLVEREBBERO MOLTI PROBLEMI PERCHÉ CAMBIEREBBERO IL TRASPORTO DELLE MERCI» PENSARE ALL A SOSTENIBILITÀ NON E UN'OPZIONE MA NON DOBBIAMO PERDERE IL CONTATTO CON LA REALT