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15/06/2019

Appendino: bici e Ztl ecco la mia ricetta per la Torino pulita

La Repubblica - Diego Longhin, Jacopo Ricca e Sara Strippoli

Forum con la sindaca
A Repubblica il punto sulle proposte del Comune per ambiente e mobilità Avviso alla Regione: "No a nuovi inceneritori, si dovrà riciclare di più" ● alle pagine 2 e 3 «Basta scuse per non cambiare le nostre abitudini. Il cambiamento climatico è un problema che dobbiamo affrontare tutti, come cittadini, prima ancora che come politici». La sindaca di Torino, Chiara Appendino, apre il forum con Repubblica dedicato ad ambiente, mobilità sostenibile e cura del verde, spazzando il campo da dubbi e tentennamenti sulle azioni che la giunta 5stelle porterà avanti da qui alla fine del mandato: «Le tematiche ambientali non pagano quasi mai dal punto di vista del consenso, ma questo non vuol dire che come amministratori abbiamo la responsabilità di agire» ribadisce l'assessore all'Ambiente, Alberto Unia, che annuncia: «Entro il 2021 porteremo la differenziata porta a porta in tutta la città». Il vostro progetto di rivoluzionare l'accesso al centro con Torino Centro aperto che porterà l'attuale Ztl attiva dalle 7.30 alle 19.30 e con un ticket fino a 5 euro per entrare, sta incontrando molte resistenze.
Non temete di pagare un costo troppo alto alle elezioni? Appendino: «Non sono stata eletta per far crescere o diminuire il consenso, ma per fare ciò che è necessario. In ogni caso la revisione della Ztl e l'introduzione di un provvedimento come questo era inserito nel programma del Movimento 5stelle con il quale sono stata eletta sindaca. Detto questo su Torino Centro aperto ci stiamo confrontando con tutti e stiamo cercando di ascoltare i suggerimenti che arrivano. Però ci tengo a ribadire che a Torino non ci sono solo i commercianti e per questo gli incontri stanno andando avanti con tutti, dai genitori che portano i figli nelle scuole del centro, ai residenti, ai professionisti fino a chi si occupa di logistica. Ne faremo altri anche con i commercianti, ma l'obiettivo resta far partire il nuovo modello il primo gennaio 2020».
Unia: «Si deve partire da un cambio di mentalità e non si può pensare che questo accada dall'oggi al domani. Quando tematiche ambientali e interventi come quello di Torino Centro aperto porteranno consenso vorrà dire che è stata fatta una rivoluzione culturale. Con Arpa però abbiamo avviato un percorso di accompagnamento da qui alla fine dell'anno per valutare l'impatto ambientale dei provvedimenti. Sul cambio di Ztl ci saranno effetti positivi».
Molti sostengono invece che non inciderà sulla qualità dell'aria di Torino. Come rispondete? Appendino: «L'ambiente è uno dei temi che affrontiamo con Torino Centro Aperto. La qualità dell'aria migliora anche attraverso provvedimenti che disincentivano l'uso dell'auto privata, ma noi vogliamo proprio cambiare il modo in cui ci si sposta a Torino. Tutta Europa sta ragionando su un diverso modello di mobilità. Penso al Maas, il progetto di mobilità come servizio che abbiamo avviato con l'assessora alla Viabilità, Maria Lapietra, e che offre incentivi a chi rottama l'auto e non ne compra una nuova. Queste persone avranno una somma a disposizione, una somma importante, che potranno usare sia per i mezzi pubblici che per altre modalità di trasporto come il car sharing. Dobbiamo guardare al futuro quando non avremo più ciascuno la sua auto di proprietà, ma ai mezzi pubblici si affiancherà un trasporto in condivisione, dalle auto, ai motorini, passando per bici e monopattini. Quello cui lavoriamo noi è la Torino del futuro, non quella del passato e pensiamo che anche il centro possa beneficiarne».
Unia: «Nella città di Torino il traffico veicolare è tra le cause emissive più importanti e tutte le città che hanno adottato delle Ztl o dei provvedimenti simili a quello cui stiamo lavorando noi hanno registrato un calo dell'inquinamento in tutta la città, non solo nell'area direttamente coinvolta. Lo studio dell'Arpa ci dice che a Torino l'inquinamento arriva per il 65 per cento da fonti esterne all'area comunale. Ma per la parte restante la fonte di inquinamento principale, per l'80 per cento, è proprio il traffico. E su quello dobbiamo agire».
Quanto pesa invece la conformazione del territorio in questa situazione problematica? Appendino: «Pesa molto, se ci confrontiamo con una realtà simili alla nostra come Lione. Va detto che lì hanno una rete di trasporto pubblico molto più sviluppata con diverse linee di metropolitana.
Questa non dev'essere però una scusa. Noi puntiamo a ottenere il finanziamento ministeriale entro la fine dell'anno per la linea della metro 2 e stiamo lavorando sulla rete Gtt e sullo svecchiamento del parco mezzi dell'azienda. Dall'altra abbiamo investito molto sulla realizzazione di nuove piste ciclabili. In totale 36 chilometri, 20 già previsti dalla precedente giunta e 16 progettati da noi. L'ultimo intervento è la ciclabile di corso Vercelli, che è richiesta da tempo dai residenti, è che ha proprio in questi giorni avuto il via libera. In tutto Torino avrà 140 chilometri di piste». Unia: «Lo studio Arpa confronta proprio i dati con Lione e una delle circostanze che emerge è che nonostante un traffico veicolare più importante che a Torino, i livelli d'inquinamento sono più bassi.
Questo proprio per ragioni orografiche. Questo però non può esimerci dall'intervenire, sia con misure emergenziali come i blocchi che abbiamo adottato in questi anni, sia con iniziative di lungo respiro, come continuare a incentivare il teleriscaldamento, per il quale siamo primi in Europa, sia con progetti come Torino Centro Aperto».
Affidarsi a un privato attraverso un project financing era l'unica strada per avere l'infrastruttura per Torino Centro aperto (telecamere e sensori) entro il 2020? Non vincolerete la città anche per il futuro? Appendino: «Il bando non è stato ancora completato e quella del project financing è la strada che stiamo valutando. Questo però non vuol dire che non potranno poi esserci degli aggiustamenti. Il bando chiarirà che il primo anno sarà una sperimentazione e che potranno esserci modifiche nel corso del tempo».
Unia: «Con un project financing o attraverso un finanziamento pubblico il privato sarebbe stato pagato comunque. Non è un modello da demonizzare, anche perché si fa un bando e un contratto i cui punti sono stabiliti dall'ente pubblico. Con questo contratto semplicemente si pagherà l'infrastruttura un po' per volta e non tutta subito, ma alla fine del periodo sarà di proprietà della Città». L'inchiesta della Procura sull'inerzia delle amministrazioni in tema ambientale ha avuto un peso in queste scelte? Appendino: «Noi siamo partiti ben prima del protocollo padano e dell'indagine della Procura con i nostri provvedimenti. I blocchi, che sono una misura emergenziale, abbiamo ripreso a farli noi a Torino dopo anni che non erano più stati utilizzati».
Unia: «Il nostro problema è la tutela dei cittadini. Siamo tranquilli sulle indagini perché abbiamo agito subito e tra l'altro la nostra delibera è stata usata in molte sue parti come modello per il protocollo padano e l'accordo regionale».
Proprio gli esponenti della nuova giunta però parlano di togliere la Ztl dal piano regionale per la qualità dell'aria e il capogruppo della Lega ha detto che la cancelleranno se vinceranno le comunali del 2021.
Non rischia di essere tutto vano? Appendino: «Auspico che chiunque sia eletto non faccia le scelte in tema ambientale per ragioni elettorali. E spero che il neopresidente Cirio si confronti con gli enti locali prima di prendere decisioni sul piano della qualità dell'aria.
Su altri temi come l'inceneritore sarò chiara: noi non vogliamo un altro impianto di termovalorizzazione. Si andrà a esaurimento di quello del Gerbido, ma si deve puntare sulla differenziata e su impianti per il riciclo e il riuso». Unia: «All'inizio abbiamo fatto fatica a trovare una strategia comune con la Regione e le altre amministrazioni, ma ora sui blocchi ad esempio ci stiamo muovendo in modo sinergico.
Spero si possa fare altrettanto con la nuova giunta».
Sui blocchi però i controlli sono molto laschi e spesso anche chi non è in regola circola lo stesso.
Cosa si può fare? Appendino: «Come sempre bisogna lavorare sulla prevenzione quanto sulla repressione. Noi stiamo lavorando con le altre città del protocollo padano per arrivare a una sorta di black list delle vetture che circolano in base al livello degli inquinanti in modo che non sia necessario bloccare le macchine, ma le telecamere delle città siano in grado di capire se si sta circolando senza permesso, un po' come è gia oggi nella Ztl».
Unia: «Non si può pensare che basti la polizia municipale, serve un'azione condivisa tra amministrazioni e per questo la collaborazione con Milano e il ministero ai Trasporti sta funzionando. Ovviamente prima di utilizzare black list e telecamere si dovrà procedere ad informare debitamente i cittadini».
Pensate che chi ha organizzato le iniziative per il pulire centro troppo sporco lo faccia per fini elettorali? Appendino: «Qualsiasi sia la ragione per cui si fa una scelta di quel tipo, politica o meno, penso sia positivo che dei cittadini si impegnino in attività di volontariato. Questo accade da tempo, ben prima che ci fossimo noi, in tante parti della città. Noi spendiamo 180 milioni di euro l'anno, che vanno ad Amiat, per la pulizia e la raccolta rifiuti. A me preoccupa non solo che si pulisca, ma anche il perché si sporca. Penso ai giardini Cavour, una perla del centro di Torino, che ogni mattina dopo la movida sono pieni di bottiglie di vetro e altri rifiuti abbandonanti.
Noi dobbiamo pulire immediatamente e rimettere in ordine gli spazi della città. Forse però dovremmo capire perché i giovani che li frequentano di notte non si preoccupino di come lasciano quello spazio a chi ci va la mattina dopo».
Unia: «I volontari ci sono in tutta la città, a partire dalle periferie, e danno un contributo importante.
Come assessore partecipo spesso e potrei intervenire anche a quello organizzato per il centro. Ribadisco però che Torino non è una città sporca». Incentivare la differenziata porta a porta non rischia di far aumentare costi e sporco nelle strade? Appendino: «Ogni cambiamento ha bisogno di tempo per andare a regime, ma gli studi ci dicono che una volta sedimentata l'abitudine del porta a porta funziona».
Unia: «Sui costi c'è un aumento iniziale che però poi si stabilizza, almeno così è stato nelle altre realtà. In ogni caso l'obiettivo è arrivare entro la fine del mandato nel 2021 ad avere il porta a porta ovunque a Torino e la differenziata al 65 per cento.
Sono convinto ce la faremo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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