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08/01/2019

Appalto-story, che odissea È il simbolo dell’impasse fra rinvii, ritardi e ricorsi

Il Tirreno - M.Z.

La riparazione del crollo è la parabola di come funzionano (male) le opere pubbliche nel nostro Paese: cronaca di una paralisi annunciata Dietro le quinte di 10 anni di attesa Appalto-story, che odissea È il simbolo dell'impasse fra rinvii, ritardi e ricorsi La riparazione del crollo è la parabola di come funzionano (male) le opere pubbliche nel nostro Paese: cronaca di una paralisi annunciata Dietro le quinte di 10 anni di attesa
LIVORNO. «Ce l'abbiamo fatta. L'ha visto che questo benedetto appalto sono riuscito a farlo partire? Guardi che la storia della maxi-buca rimasta lì per più di dieci anni sulla superstrada Fi-Pi-Li vale come una parabola di quel che è diventato il nostro Paese». L'assessore regionale Vincenzo Ceccarelli finalmente può sorridere quando incrocia il cronista del Tirreno: il via ai lavori di «ripristino della sgc Fi-Pi-Li al km 79+865 in corrispondenza dell'antifosso delle Acque Chiare località svincolo via Quaglierini» gli permette di uscire dall'angolo del ring.«Non c'era nemmeno il solito alibi della mancanza di fondi», giura uno dei tecnici che hanno seguito la vicenda: si tratta di una "riparazione" importante ma non di un esborso kolossal.Fatto sta che all'inizio c'è stato da raccordare le competenze sulle manutenzioni riguardanti una arteria che passa attraverso vari territori. Meglio, si era stabilito, che tutto facesse capo alla Provincia di Firenze. Ma presto parte il valzer attorno al destino delle Province come ente da abolire e alla differente velocità con cui Firenze struttura la propria "città metropolitana" e gli altri restano con queste Province a bagnomaria, un po' morte un po' no, comunque in agonia. Resta il fatto che, mentre la gestione operativa dei lavori passa a una società privata affidataria, si decide che i grandi interventi sono di competenza di ciascuna Provincia. Ci vuole un (bel) po' per stabilire se questa riparazione rientri in quest'ambito perché è al tempo stesso un rattoppo e un grosso guaio. Anzi, a dirla tutta: la prima voragine arriva cinque anni dopo l'inaugurazione (e già questo fa schiumare di rabbia), a distanza di un annetto il bis con un cedimento ancora peggiore. Ok, il lavoro deve farlo la Provincia di Livorno. Ma nel frattempo sono scattati i vincoli del patto di stabilità: anche se hai i soldi non puoi spenderli. Nel frattempo si moltiplicano gli annunci che, col senno di poi, risultano comici: nella primavera 2008 i tecnici mettevano le mani in avanti dicendo che per rattoppare la frana ci sarebbero volute «alcune settimane».Alla fine, in uno dei riordini di competenze l'assessore regionale Ceccarelli si stufa e avoca a sé questa rogna. Mal gliene incolse. Progetto pronto, tutto ok: ma arriva il Codice degli appalti e bisogna fermarsi per fare l'adeguamento. Ma prima che si possa ripartire c'è la modifica del Codice e dunque serve l'adeguamento bis. Si arriva al febbraio dello scorso anno: la Regione riesce a fare l'aggiudicazione provvisoria. Peccato che, come secondo una usanza del made in Italy, chi ha perso la gara faccia ricorso al Tar. L'ultimo anno se n'è andato così.Ma bisognerebbe andare a vedere anche lo slalom fra i ritardi che hanno contraddistinto la fase prima di veder l'opera pubblica inaugurata dai vertici Anas all'antivigilia del Natale 2003. Il viadotto che fa atterrare il nastro d'asfalto in Darsena Toscana è stato proprio l'ultimissimo lotto di quella che allora si chiamava Firenze-Porto: con un ritardo di una dozzina di anni rispetto al completamento del troncone per Pisa. Colpa anche del fatto che l'appalto era restato prigioniero della difficoltà di farlo trasmigrare da un ramo all'altro della Cmf, l'azienda pubblica di Guasticce che poi comunque morì. --M.Z.