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13/01/2021

Appalto sosta conteso Tper ora aspetta il Tar

La Repubblica - Valerio Varesi

La vertenza
● a pagina 7 L'appalto per la gestione della sosta sulle righe blu - vinto dalla francese Envie - vivrà una tappa decisiva l'8 aprile. Data in cui il Tar ha fissato l'udienza per la riammissione di Tper, dopo la sua esclusione per un vizio nell'offerta (secondo l'agenzia per la mobilità Srm), o per un problema alla piattaforma informatica (secondo l'azienda di via Saliceto). Oggi avrebbe dovuto tenersi l'udienza riguardante la richiesta di sospensiva del provvedimento di esclusione, ma dopo il pronunciamento del magistrato competente, che ha respinto la richiesta di un'esposizione orale delle motivazioni della stessa sospensiva asserendo che basta la documentazione presentata, Tper ha rinunciato all'istanza puntando tutto sulla discussione di merito in aprile. Nel frattempo la preoccupazione per la vicenda monta sia a livello sindacale che nelle istituzioni, primo fra tutti il Comune che è il socio di riferimento di Tper nonché prim'attore anche dentro Srm.
Una posizione scomoda. Cgil, Cisl e Uil hanno già avvertito palazzo d'Accursio che gli accordi stabiliti devono valere pena la compromissione delle relazioni industriali.
Nella fattispecie, la gara prevedeva che i concorrenti per la gestione della sosta avessero un'esperienza triennale con modelli paragonabili a Bologna, la cui disponibilità è di oltre 54 mila stalli, ma il bando ammetteva anche aziende con curricula limitati a 15 mila stalli. Nel chiedere l'annullamento del bando per questa carenza, i sindacati esprimono anche la preoccupazione riguardo il futuro dei 130 lavoratori tra accertatori e addetti ai contrassegni. L'allarme viene da Latina dove il concorrente di Tper nell'appalto, vale a dire un'associazione di imprese di cui fanno parte Sct e il gigante francese Envie, ha vinto un'analoga gara per la gestione della sosta. «Nella città laziale - denuncia Andrea Matteuzzi, segretario provinciale Filt-Cgil - il costo del personale è stato ridimensionato da 1,9 milioni annui per i 26 dipendenti a 1,2 milioni adottando un contratto di lavoro diverso da quello degli autoferrotranvieri e riducendo di molto il contratto integrativo aziendale». Una manovra che rappresenterebbe un precedente pericoloso per i lavoratori. «Se a Latina queste aziende hanno modificato il contratto e ridotto l'integrativo, a Bologna pretendiamo che gli accordi, vengano rispettati» aggiunge Matteuzzi.
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